Secondo Dean Carter, una delle voci più note del mondo Fallout al di fuori di Bethesda, The Elder Scrolls e Fallout non sono più nelle mani giuste. Il Project Lead di Fallout: London, una delle mod più ambiziose e apprezzate mai realizzate per la saga post-apocalittica, ha espresso critiche molto dure nei confronti dello studio americano e pur dichiarandosi un grande fan di Bethesda, ha precisato che ritiene che la qualità complessiva dei giochi, soprattutto sul piano narrativo, sia in costante declino. Una posizione che ha acceso il dibattito, perché arriva da chi conosce profondamente l’universo Fallout e ha dimostrato di saperlo reinterpretare con successo.
Intervistato da Esports.net, Carter ha affermato che Bethesda avrebbe “raggiunto il proprio limite già da un paio di giochi” e che forse sarebbe il momento di “farsi da parte e vendere le IP”. Parole forti, motivate dalla convinzione che Fallout e The Elder Scrolls restino franchise amatissimi, ma non più valorizzati a dovere. Secondo Carter, il problema centrale è la scrittura, giudicata nettamente peggiorata rispetto al passato: dialoghi meno incisivi, scelte narrative poco coraggiose e una perdita di profondità rispetto a titoli come Fallout: New Vegas.
Il confronto con il passato è costante nelle sue dichiarazioni. Carter sottolinea come New Vegas, sviluppato in tempi relativamente brevi, sia riuscito a costruire un mondo narrativamente più ricco rispetto a produzioni Bethesda che hanno richiesto quasi un decennio di sviluppo. A suo avviso, Fallout 4 è un buon gioco sul piano tecnico e del gunplay, ma non abbastanza forte sul fronte della storia, mentre Fallout 76 rappresenta una deviazione che non soddisfa chi cerca un’esperienza single player profonda. Il timore espresso è che Fallout 5 possa ripetere gli stessi errori.
Un altro punto critico riguarda il tono della serie. Fallout, per Carter, dovrebbe essere oscuro, cinico e attraversato da un umorismo nero e violento, non sempre leggero o slapstick. Con Fallout: London, il team ha cercato di recuperare un approccio più realistico e cupo, ritenendo che Bethesda stia invece andando nella direzione opposta. Questo allontanamento dall’identità originale sarebbe uno dei motivi principali della delusione di una parte della community.
Leggiamo un estratto delle dichiarazioni condivise da Carter:
“Onestamente con il massimo rispetto per Bethesda, penso che abbiano raggiunto il proprio limite già da un paio di giochi. Ho come la sensazione che sia ora di mettersi da parte e vendere le IP perché le persone amano il franchise, ma onestamente non penso che sia nelle mani giuste e mi fa molto male affermarlo perché amo Bethesda.”
Nonostante le critiche, Carter riconosce che basterebbe un cambiamento mirato per invertire la rotta. L’inserimento di scrittori di alto livello potrebbe, secondo lui, rendere il prossimo Elder Scrolls un grande gioco e il prossimo Fallout addirittura straordinario. Il problema, quindi, non sarebbe irrisolvibile, ma richiederebbe una chiara presa di coscienza da parte di Bethesda. In caso contrario, l’idea di affidare le IP ad altri studi, per quanto irrealistica considerando il successo commerciale e il controllo di Microsoft, resta per Carter una provocazione necessaria.
Le sue parole non sono isolate: posizioni simili sono state espresse anche da ex sviluppatori di Fallout: New Vegas, convinti che Bethesda non comprenda più fino in fondo l’anima della serie. In questo contesto, Fallout: London viene spesso citato come esempio di come fan e modder possano colmare lacune creative lasciate dai grandi studi. Il messaggio finale di Carter è chiaro: i giocatori vogliono buoni RPG, indipendentemente da chi li realizza. E se Bethesda non riuscirà a ritrovare quella qualità, il rischio è che il confronto con il lavoro dei fan diventi sempre più scomodo.
Segnaliamo infine che secondo un ex-Bethesda, Skyrim ha complicato lo sviluppo di The Elder Scrolls 6 e Fallout 5.
