Sono passati quasi otto anni dal primo trailer di The Elder Scrolls 6, e del gioco non si conoscono ancora né il titolo definitivo né una finestra di uscita. Questa lunga attesa ha portato molti a chiedersi se Bethesda non abbia annunciato il progetto con troppo anticipo, ma a fare chiarezza è intervenuto Nate Purkeypile, ex lead artist della serie, che ha ricondotto quella scelta a un fattore preciso: il peso enorme lasciato da Skyrim.
In un’intervista a Esports Insider, Purkeypile ha spiegato che l’annuncio di The Elder Scrolls VI, avvenuto insieme a quello di Starfield nel giugno 2018, non era inizialmente nei piani, con Bethesda che aveva intenzione di concentrarsi su Starfield, ma erano già passati molti anni dall’uscita di Skyrim nel 2011. Di conseguenza il publisher temeva che il silenzio prolungato potesse irritare la community storica della serie, dando l’impressione che The Elder Scrolls fosse stato messo da parte. Un concetto espresso già qualche ora fa.
Secondo Purkeypile, quell’annuncio è stato una sorta di rassicurazione preventiva. Mostrare l’esistenza di The Elder Scrolls VI serviva a dimostrare che il progetto era reale e che la saga non era stata abbandonata, anche se la produzione vera e propria era ancora lontana. Una scelta tutt’altro che semplice, anche dal punto di vista economico, perché trailer di quel tipo richiedono investimenti significativi pur senza generare ritorni immediati.
Il problema principale, però, è rappresentato dalle aspettative. Skyrim non è stato solo un enorme successo commerciale, ma un gioco che ha continuato a vendere e a essere giocato per oltre un decennio, ridefinendo gli standard dei giochi di ruolo open world. Questo ha creato una pressione enorme su The Elder Scrolls VI, che non può permettersi di essere percepito come un passo indietro o come un capitolo “minore”.
Purkeypile ha sottolineato come Bethesda oggi abbia un approccio diverso rispetto al passato. Ai tempi di Skyrim, le date di uscita erano fissate con grande anticipo e rigidità, mentre ora lo studio sembra disposto a rimandare i propri giochi pur di raggiungere un livello qualitativo adeguato. L’esperienza con Starfield avrebbe dimostrato questa maggiore flessibilità, riducendo la pressione economica sulle scadenze ma aumentando quella legata al risultato finale.
Nate Purkeypile ha affermato quanto segue:
“Onestamente ho sempre pensato che stessimo annunciando Starfield e che fosse già passato così tanto tempo da Skyrim che dovevamo assicurarci che la gente non fosse semplicemente furiosa con noi. È un modo molto costoso per farlo, però. Quei trailer non sono economici. Credo inoltre che ci vorrà ancora parecchio tempo per pubblicarlo, perché su quel titolo grava una pressione enorme, e proprio in tal senso penso che con Starfield sia stato dimostrato che ora sono finalmente disposti a rimandare le uscite. All’inizio non era così.
Con Skyrim era tipo: “Esce l’11/11/11″, e noi eravamo tipo: cosa?! Oh cielo, nessuna pressione. Credo che che ci sia meno pressione economica nel far uscire The Elder Scrolls VI a una certa data, ma molta più pressione economica nel fare in modo che sia davvero un buon gioco, e credo che questa sia una cosa positiva. È salutare, a patto che siano onesti anche con il team. A volte succede che al team venga comunicata una data, si arriva a quella data e… sorpresa! È più avanti. E tutti sanno che prima o poi può succedere.”
In quest’ottica, il lungo silenzio su The Elder Scrolls VI non sarebbe il segnale di uno sviluppo problematico, ma la conseguenza di una strategia più prudente. Skyrim ha avuto un successo tale da rendere inevitabile un’attesa prolungata: Bethesda sa che il prossimo capitolo dovrà essere all’altezza della sua eredità, e proprio per questo si sta prendendo tutto il tempo necessario.
