Swen Vincke, capo di Larian Studios e figura centrale dietro il successo di Baldur’s Gate 3, ha acceso un acceso dibattito sul ruolo e sul linguaggio della stampa videoludica. Attraverso una serie di interventi sui social, lo sviluppatore ha espresso il suo disagio verso alcune recensioni considerate eccessivamente aggressive, arrivando a proporre un sistema di valutazione dei critici simile a Metacritic. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di favorire un approccio più equilibrato e responsabile alla critica.
Vincke ha chiarito di non essere contrario alle recensioni negative in sé, ma al modo in cui vengono spesso espresse. Secondo il CEO di Larian, creare un videogioco rende gli sviluppatori particolarmente vulnerabili, e per questo il loro lavoro merita rispetto anche quando non convince. A suo avviso, è molto più facile distruggere qualcosa con parole dure che costruire un’opera complessa, e i migliori critici sarebbero proprio quelli capaci di esprimere giudizi severi senza essere feroci.
Da qui nasce l’idea, volutamente provocatoria, di un “Metacritic della critica”: un sistema in cui i recensori vengano valutati in base a come il pubblico e i colleghi giudicano le loro recensioni. Vincke immagina che uno strumento del genere potrebbe incoraggiare maggiore moderazione nel linguaggio, riducendo l’uso di termini offensivi che, secondo lui, causano danni reali alle persone coinvolte. In questo contesto, ha sottolineato che uno sviluppatore non dovrebbe essere costretto a “indurirsi emotivamente” solo per il fatto di voler pubblicare un gioco.
Nel suo discorso, Vincke ha anche evidenziato come, pur esistendo giochi di scarsa qualità o nati per motivazioni discutibili, sia raro che dietro un progetto non ci siano persone che tengono davvero al proprio lavoro. Ha raccontato un’esperienza personale legata a un recensore che si rifiutava di scrivere recensioni su giochi considerati fallimentari, convinto che gli sviluppatori dovessero avere la possibilità di riprovare e migliorare. Un approccio che Vincke sente vicino, avendo vissuto in prima persona il fallimento nelle fasi iniziali della sua carriera.
Vincke ha affermato quanto segue:
“Non mi piace quando le persone sparano a zero sulle cose create dagli altri. Mettere qualcosa al mondo ti rende vulnerabile, e di conseguenza soltanto per questo merita rispetto, anche se non ti piace ciò che è stato fatto. Credo infatti che sia facile distruggere le cose, molto più difficile costruirle. Ed i migliori critici lo sanno. Anche quando sono critici, fanno del loro meglio per non essere feroci. A volte penso che sarebbe una buona idea dare un punteggio ai critici, in stile Metacritic, in base a come gli altri valutano le loro recensioni. Mi piace immaginare che questo incoraggerebbe un po’ più di misura. Utilizzare parole dure fa danni reali. Uno sviluppatore non dovrebbe essere costretto a farsi crescere il pelo sullo stomaco solo perché vuole pubblicare qualcosa.”
La proposta, tuttavia, ha suscitato reazioni molto critiche. Diversi giornalisti hanno fatto notare come un sistema di valutazione dei recensori rischierebbe di peggiorare rapporti già complessi tra stampa e pubblico. Jeff Gerstmann, ad esempio, ha ricordato come i critici siano spesso bersaglio di insulti e minacce, anche per voti considerati “troppo bassi” da parte dei fan, sostenendo che un punteggio pubblico potrebbe amplificare ulteriormente queste dinamiche. Altri, come Imran Khan e vari commentatori sui social, hanno sottolineato il rischio di strumentalizzazioni politiche e campagne di molestie, richiamando alla memoria episodi come il Gamergate.
Di fronte alle polemiche, Vincke ha infine cancellato il post principale da cui era partita la discussione. Resta però il tema sollevato: il delicato equilibrio tra libertà di critica, responsabilità del linguaggio e rispetto per il lavoro creativo. Un confronto che continua a dividere sviluppatori, stampa e pubblico, e che riflette tensioni profonde all’interno dell’industria videoludica contemporanea.
Ricordiamo infine che Divinity non includerà elementi realizzati dall’intelligenza artificiale generativa.
Try a couple decades of shitty emails ranging from simple insults all the way up to death threats from idiot fanboys who can't handle you giving a game "only" 8/10 and see which one puts more calluses on your soul, dummy. You'd fold in six months or less.
— Jeff Gerstmann (@jeffgerstmann.com) 2026-01-28T03:18:56.524Z
