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Summertime Madness | Recensione

Molto spesso si fa riferimento alle realtà del videogioco italiane come a gang impazzite, a gruppi di scapestrati o volenterosi che raramente riescono a mettere a fuoco le incredibili possibilità non ancora sviluppate nel panorama nazionale in fatto di videogiochi. Pochissimi produttori indipendenti si possono far valere d’altronde, o hanno le capacità per iniziare e portare avanti progetti che non siano solo ben orchestrati e sceneggiati ma per di più profondi. Summertime Madness è una piccola perla prodotta dall’impegno dei nostrani ragazzi di DP Games, software house fondata nel corso del 2020 da un gruppetto di appassionati. I ragazzi hanno cercato di portare nel loro prodotto una pennellata artistica del tutto particolare ed autentica, ed al contempo di far leva sull’ingegno del giocatore, riuscendo a creare un buon prodotto artisticamente notevole, intrigante e sicuramente ispirato. Se vi trovate ispirati da questa “follia” del tutto italiana, continuate nella nostra recensione!

Il Diavolo veste Praga

Summertime Madness privilegia l'esplorazione per la risoluzione degli enigmi.

Praga, 20 Luglio 1945. Il paese è messo in ginocchio dalla guerra ed un pittore tenta di trovare rifugio nella sua arte per sfuggire alla morte e all’orrore che lo circondano. Ininterrottamente, continua a dipingere sulle sue tele, raffigurando pace e serenità mentre fuori piovono desolazione e fiamme. Ormai prossimo alla follia, all’uomo viene data l’incredibile possibilità di entrare negli scenari immaginifici che ha inventato per un lasso di tempo abbastanza lungo da scappare al conflitto, vivendo in tranquillità il tempo che resta mentre attende che fuori finisca il delirio. Lo scambio avviene, proposto niente meno che dal Diavolo in persona, attratto dalla fatale bellezza delle opere dipinte. Il Diavolo sì sa, non fa beneficienza a nessuno: il pittore entra illuso e scopre di una particolare regola. Se entro lo scoccare della mezzanotte l’uomo non riuscirà a tornare nella propria realtà, la sua anima diverrà intrappolata per sempre nei quadri.

Questione di ordinaria follia

Il gioco alterna meravigliosi panorami color pastello ad ambienti più chiusi e claustrofobici.

Summertime Madness, distribuito da aNc Studios, è un puzzle game in prima persona ambientato in mondi onirici dotati di uno stile grafico molto particolare e ricercato. Muoversi nelle ambientazioni colorate trasmette una sensazione di tranquillità e l’ambiente è per nulla minaccioso: per far leva sulla voglia del giocatore di andare avanti si è quindi dovuto dare vita ad un contrasto – il tempo che passa inesorabile mentre esploreremo un reame immaginario da cui non ci si vuole davvero allontanare, condito dall’esigenza di fuggire per tornare (forse) a vivere davvero. Il concetto è davvero interessante ed il pecorso si focalizza sul pittore protagonista, incaricato di esplorare la propria stesse psiche stravolta da differenti suggestioni, senza però precipitare nella necessità di essere veloci e precisi. Il gioco nel complesso non vuole affatto frustrare i propri fruitori, ed il risultato è un’avventura di tre ore (da terminare in 6 nella modalità Classica, in 3 nell’Avanzata) in cui si alternano fasi di esplorazione ed enigmi che non ci fanno correre troppo in fretta. Questi ultimi in particolare non hanno indicazioni di sorta servite su un piatto d’argento; il giocatore si deve servire unicamente del proprio intuito e della propria capacità di osservazione nella vita reale, prendendosi tutto il tempo che gli serve. Certo, non un’idea mai vista, ma che “mostra” bene i punti cardini del videogioco senza riempirci di chiacchiere e senza necessitare di tutorial approfonditi.
Ogni enigma è legato all’ambiente, senza troppi indizi che indichino che strada intraprendere. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è già davanti ai nostri occhi, la soluzione a volte è più semplice di quanto non si creda. Purtroppo un simile meccanismo non è esente da pecche e non sempre la risoluzione è immediata, ma per il momento la dinamica di puzzle-solving è sufficientemente intrigante, dando a complessità e semplicità il giusto equilibrio. Alcune volte i salti logici sono veramente lunghi e la soluzione va ricercata per tentativi, mancando di elementi ulteriori per analisi più complete, ma raramente richiede un impegno tale da stancare il giocatore. Anche la varietà degli enigmi è considerevole, grazie a delle location sempre diverse e all’interconnessione dell’ambiente con la dinamica di risoluzione: mano a mano si procede le soluzioni diventando sempre più intricate e variano al cambiare dell’ambiente, costringendoci a ripensare alle nostre azioni.
Solo durante le battute finali il gioco spinge un po’ troppo sull’amalgama con le ambientazioni, diventando a tratti frustrante. Può risultare difficile raccapezzarsi una volta arrivati alla fine del viaggio, riguardando al senso dell’intero racconto. Summertime Madness veicola in maniera poco efficace le motivazioni su cui viene sospinta una storia pittoresca, anche se la conclusione invita a non perdere mai la speranza in ogni occasione.

Potere e potenzialità

Questo scorcio da solo offre molteplici chiavi di lettura.

Con Summertime Madness DP Games ha senz’altro dipinto una moltitudine di reami sognanti in continuo, sottile mutamento, in maniera convincente e con un art design che si stravolge di continuo, passando da tinte pastello e da scenari quasi fiabeschi a dimensioni dove l’inquietudine ed i colori vanno di pari passo. Il lato artistico è il punto forte del titolo, parlando sia di estetica che di sonoro. Oltre all’ambientazione, le musiche usate sono particolarmente suggestive e facilmente fanno desiderare di non uscire più dalla realtà mutuata dai dipinti dell’autore. Il “doom clock” interno del gioco tende ad essere infatti ignorato davanti alla bellezza dell’ambiente circostante, tutto da esplorare e ammirare, ricco di dettagli. In generale il comparto grafico e sonoro è quindi ben studiato e rende facile l’immersione in questa esperienza di rara pace. Come già detto la longevità dipenderà dalla modalità scelta a inizio gioco: il contatore per fuggire dal mondo non viene mai mostrato ma comunque la sorte assegnata al pittore sembra incedere ad ogni momento, sia nella modalità Classica – la più tranquilla, che ci darà ben 6 ore di tempo per bazzicare e poi correre via a tutta velocità – sia nella Avanzata, che stringerà i tempi a tre ore scarse.
Il gioco, nonostante i paesaggi degni di nota, offre poca rigiocabilità in quanto molto lineare. L’unico elemento che potrebbe spingervi a re-iniziare una partita da capo potrebbe essere quello dell’esplorazione, per affondare meglio il naso nell’erba digitale e godere dei quieti scorci di sogno. A livello di requisiti il gioco ha richieste più che abbordabili anche da postazioni vecchiotte, e durante la nostra partita nessun bug particolare ha afflitto il gioco. Il titolo dispone di una localizzazione completa in italiano, in inglese e di sottotitoli per le altre lingue europee.

Versione testata: PC
Piattaforme: PC