Sono già passate due settimane dall’apertura dei server di World of Warcraft Classic e, tra code infinite per giocare ed emozioni forti, anche noi ci siamo lasciati andare alla nostalgia. Il revival imbastito da Blizzard, forte di una community da sempre imponente, è riuscito a colpire nel segno, facendo rivivere ai giocatori di vecchia data le emozioni di una volta. La versione vanilla di World of Warcraft è da sempre considerata la più austera ed ostile ma anche la più soddisfacente da giocare, gli equilibri saranno rimasti invariati? Oppure il peso degli anni e delle innovazioni che ormai diamo per scontate iniziano a farsi sentire?

Quella schermata di caricamento semplice, un editor del personaggio spartano, rurale e tutto il fascino dei tempi andati. World of Warcraft Classic ci ha accolto a braccia aperte come un album di vecchie fotografie lasciato per anni nell’armadio, un’immagine immutata che profuma di passato e tempi andati che ci ha fatto subito dimenticare quei pochi poligoni e quelle ambientazioni soltanto adesso spoglie per riportarci ai tempi in cui muovere i primi passi ad Azeroth era considerato un miracolo. Non starò qui a mentirvi, il mio cuore da sempre batte per l’orda e per Sylvanas ed arrivare a Brill per la prima volta dopo tantissimi anni, a piedi ed armato di una semplice daga è stato davvero stupendo. World of Warcraft Classic riesce, grazie all’affetto infinito dei giocatori, a replicare le sensazioni di una volta non soltanto grazie ad una fotografia perfettamente riproposta ma soprattutto grazie alla community che vi gira intorno. Il mondo è ancora una volta vivo, pulsante di vita e fare anche le più semplici quest ci porta a relazionarci con degli sconosciuti, cooperando per andare avanti e livellare. È così che sono nate le prime amicizie su World of Warcraft, girovagando per l’immenso mondo creato da Blizzard ed incontrando giocatori che, come noi, giocano a questa meraviglia. Ho passato più di quattro ore in gruppo con uno sconosciuto, questando e parlando del più e del meno, di come la vita è cambiata da quando abbiamo mosso i primi passi con i nostri personaggi e, decimando la Scarlet Crusade in lungo e in largo per Tirisfal Glades, andavamo avanti. Io rogue, lui/lei priest due sconosciuti che collaborano ricordando una vecchia gloria, circondati da decine e decine di giocatori che ballano sulle stesse note, un miracolo. World of Warcraft Classic è questo, un tuffo nel passato che, come nel più complesso pensatoio di un Silente digitale, va a ripescare le emozioni ed i ricordi di uno dei fenomeni più imponenti nella storia dei videogiochi. Vecchie conoscenze, magari di gilde diverse, che si uniscono ancora una volta per celebrare un’esperienza videoludica che, trascendendo i limiti del medium, ha toccato la vita di milioni di persone. Essere contattati, rigorosamente in whisp, da quell’amico che non senti da tantissimi anni, anche lui presente alla reunion, l’emozione che si prova è indescrivibile. Incontrare ancora una volta gran parte della vecchia gilda, giocando insieme come ai vecchi tempi mentre la vita è andata inesorabilmente avanti, travolgendoci di impegni e responsabilità, portandoci su strade diverse è stato uno dei momenti più toccanti nella mia vita da giocatore. Se, come me, avete amato World of Wacraft, passando nottate in LAN con gli amici, esultando per quel boss andato giù dopo settimane di tentativi, disperandosi per quel roll a 90 battuto da un infamissimo 91, ridendo su Macignu e cantando le canzoni di Marsala dei Rock and LoL allora dovete tornare, seppure per un mesetto ma tornate, ne vale davvero la pena.

Alle emozioni, fortissime e dirompenti, va però a frapporsi un pensiero più tecnico, analitico. Iniziamo dicendo tranquillamente che World of Warcraft Classic non è un titolo adatto a chi tocca l’universo di World of Warcraft per la prima volta. Il titolo di Blizzard, così come concepito nel  lontano 2004, è duro, lento e manca delle più basilari semplificazioni che ormai diamo per scontate. Non esiste matchmaking per le istanze (quello per i raid verrà comunque introdotto) e bisogna percorrere distanze immense spostandosi esclusivamente a piedi. Nel corso degli anni la prima mount era acquistabile una volta raggiunto il livello 20, su World of Warcraft Classic dovremo arrivare al livello 40 prima di poter acquistare una cavalcatura, sempre a patto di avere l’oro richiesto per acquistarla. Nessun Quest Helper predefinito ed un ritmo di leveling davvero lento e faticoso. Raggiungere il livello 60 non sarà dunque una passeggiata, tant’è che Blizzard regala Battle For Azeroth a tutti coloro che riusciranno nell’impresa. Anche tutto il lavoro di bilanciamento operato da Blizzard nel corso degli anni svanisce completamente in World of Warcraft Classic lasciando indietro alcune classi in determinati ambiti e rendendo la vita molto più difficile in termini di leveling per tutte le classi melee. Il muro tecnico alzato da World of Warcraft Classic ha il peso di 15 anni di sviluppo ed ovviamente riesce a farsi sentire. È davvero difficile essere analitici di fronte ad un tipo di esperienza del genere ma è bene precisare che non è tutto oro quello che luccica. A partire da una struttura ad abbonamento poco indicata per un titolo del genere, World of Warcraft Classic avrebbe dovuto limare qualche aspetto di quella mastodontica impostazione messa in piedi quindici anni fa.

Sicuramente un bilanciamento più oculato non avrebbe intaccato l’esperienza di gioco sebbene il rischio di proporre un prodotto semplicemente vecchio e poco riconducibile alle sensazioni di una volta resta qualcosa da evitare. World of Warcraft Classic vive dunque di nostalgia, affondando le sue radici nelle memorie dei giocatori restando in ogni caso un MMORPG di qualità, estremamente complesso e variegato ma soprattutto difficile. Quello che è cambiato nel corso di questi anni, al di là dei bilanciamenti applicati attraverso le varie patch correttive, è la mentalità del giocatore. Una mentalità atta ad avere tutto e subito che non sempre riesce a digerire i ritmi lenti e ponderati di un titolo austero e punitivo, affrontare il lungo viaggio che ci condurrà negli estremi angoli di Azeroth non sarà dunque prerogativa di tutti per il semplice fatto che il concept di gioco ideato da Blizzard non è più in linea con i metodi di fruizione di un medium come quello dei videogiochi. Per giocare con serenità a World of Warcraft Classic bisogna ragionare con la mentalità del 2004, meravigliandosi per le piccole cose ed interagendo con i giocatori attraverso il gioco, lontani dalle contaminazioni di Social Media, Discord e simili, sono concessi i Forum, quello sì.

Scherzi a parte, l’esperienza di World of Warcraft Classic si riduce ad un qualcosa di veramente personale che dipende quasi esclusivamente dai ricordi legati al titolo di Blizzard che ha trovato nella sua evoluzione lunga quindici anni sia il progresso tecnologico che il dissenso dei giocatori più vecchi. Chiaramente la versione corrente di World of Warcraft non è paragonabile a World of Warcraft Classic, il titolo si è evoluto, è cambiato radicalmente e non per forza in senso negativo. Chissà, magari un ritorno alle origini spingerà quei giocatori che hanno abbandonato Azeroth a tornare più forti di prima.

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