La lunga tradizione dei restyle Nintendo ha inizio quando nell’Estate del 1996, comparve sugli scaffali un Game Boy molto più piccolo e “snello” rispetto alla propria controparte “mattone”, uscita 7 anni prima e già divenuta oggetto di culto fra i ragazzini di tutto il mondo.
A fianco al suo riconoscibilissimo logo, c’era, in aggiunta, la dicitura “Pocket”.
Per la prima volta, Nintendo ripropose quindi una sua console portatile di successo rimodellata e ripensata secondo i feedback ricevuti dalla propria utenza.
La maggiore ergonomia rispetto al ben più scomodo Game Boy originale permise alla casa di Kyoto di rivendere lo stesso identico hardware anche a coloro che avevano già acquistato in precedenza la vecchia versione, senza contare la mole di collezionisti desiderosi di aggiungere un nuovo pezzo pregiato alla propria teca.
23 anni dopo, la storia sembra ripetersi e così, come per il Game Boy, anche Nintendo Switch è destinata ad avere il proprio restyle “Lite” o addirittura “Pro”.
In attesa dell’annuncio ufficiale, andiamo a ripercorrere la storia dei restyle delle console portatili Nintendo, menzionando alcuni casi, da quelli particolarmente negativi fino a quelli che reputiamo i migliori.

Nintendo DSi (2008)

A fine 2008 Nintendo ebbe un’idea “geniale”: prendere il DS Lite, mantenere lo stesso design e aggiungere una fotocamera per ciascun lato.
A che pro? Nessuno in particolare, se non appunto la possibilità di scattare foto da salvare successivamente sulla SD, più qualche altra piccola chicca legata alle funzionalità online.
I giochi prodotti esclusivamente per questa console? Face Trainer. Esattamente, si tratta proprio di un trainer “facciale” per Nintendo DSi, per poter rilassare il viso tramite le espressioni della faccia catturate dalla fotocamera.
Come se non bastasse, il vano per i giochi GBA scomparve magicamente.
Shazam!

Nintendo 2DS (2013)

La feature principale della famiglia 3DS era, come facilmente immaginabile,

Il 2DS in tutto il suo orrore.

la stereoscopia dello schermo superiore grazie al quale era possibile visualizzare immagini e giochi in 3D ad occhio nudo, senza ricorrere ai classici occhialini.
Questa peculiarità, vhe inizialmente doveva essere il cavallo di battaglia dei titoli first party usciti per questa console, è stata via via abbandonata da Nintendo stessa, fino a comparire sporadicamente e non nella totalità del gioco.
Nonostante un parte d’utenza entusiasta di questa caratteristica originale e dalle grandi potenzialità, il 3D non convinse proprio tutti e sempre più gente incominciò a lamentare nausea o fastidio agli occhi causati dalla tridimensionalità dello schermo superiore.
Nintendo recepì i feedback degli utenti e così presentò al pubblico Nintendo 2DS, ovvero un Nintendo 3DS senza il supporto della stereoscopia.
Accolto con gioia soprattutto da mamme e piccini, visto anche il prezzo competitivo, a colpire maggiormente di questa versione fu senza dubbio il suo bizzarro design a….torta.
Oltre ad aver perso la tridimensionalità, infatti, il 2DS perse anche la capacità di chiudersi per potter essere comodamente riposto in qualsiasi tasca, diventando così un plasticoso fettone di torta di dubbio gusto, con entrambi i due schermi posti sulla stessa superficie.
Ancora non sappiamo chi fosse il designer dietro a questo concept orripilante, possiamo soltanto augurarci che non sia al lavoro su Switch Lite.

Gli infiniti restyle del Nintendo 3DS. (2012 – 2017)

Nintendo 2DS, Nintendo 3DS XL, New Nintendo 3DS, New Nintendo 3DS XL….tra il 2012 e il 2017 fare la spesa dal proprio rivenditore di fiducia per regalare al nipotino una console nuova di zecca dev’essere stato un incubo.
Presa da un raptus di follia creativa, Nintendo sfornò nel giro di pochi anni una serie interminabile di restyle e rivisitazioni da fare accapponare la pelle a tutti i poveri commessi dei negozi di videogames ridotti a dover spiegare ogni minima differenza delle innumerevoli varianti del 3DS disponibili a listino.
Per carità, non si trattavano esclusivamente di mosse campate per aria, ogni versione andava migliorare una determinata caratteristica dell’originale.
Certo è che Nintendo ha creato non poca confusione immettendo sul mercato decisamente troppe versioni troppo simili fra loro.
Dopo l’esperimento della linea “New”, un ibrido fra un restyle e un upgrade del 3DS, che però ha visto nella sua softeca esclusiva solamente quattro giochi retail e una manciata di titoli per la virtual console, l’azienda nipponica ha finalmente cessato di proporre nuove versioni di Nintendo 3DS.
Scampato pericolo (per ora).

Game Boy Light (1998)

Una delle cause maggiori del calo della vista pre-adolescenziale negli anni

Una costosissima versione del Game Boy Light griffata Osamu Tezuka.

’90, al contrario di quello che i maliziosi vorrebbero sostenere, è sicuramente l’assenza della retroilluminazione nel primo Game Boy e nella sua successiva variante Game Boy Pocket.
Alcune case produttrici di accessori provarono a mettere una pezza al problema lanciando sul mercato innumerevoli prodotti quali lampadine o lenti illuminate per lo schermo, ma il risultato non fu quello sperato.
Questi finivano per rendere ancora più scomodo e ingombrante il Game Boy, soprattutto se maneggiato da un bambino.
Il Game Boy Light andò a ovviare questo problema, aggiudicandosi anche il titolo di restyle più raro, ancor più del Game Boy Micro, che aveva il vantaggio di essere stato venduto pressoché ovunque.
Questa particolare versione del Game Boy con l’aggiunta dello schermo retroilluminato, vide luce (bando ai doppisensi) solo in Giappone, prima di essere ritirato dal mercato a causa dell’imminente uscita del Game Boy Color, curiosamente prodotto senza retroilluminazione.

Nintendo DS Lite (2006)

Ricordo ancora quel caldo pomeriggio dell’estate 2006 quando mi recai in un negozietto di videogames della Brianza a scambiare il mio spigoloso Nintendo DS per uno scintillante Nintendo DS Lite bianco.
La scocca in plastica traslucida con il logo del DS in rilievo si rivelò essere una gioia per gli occhi
, al pari dello stiloso interno ruvido dal design minial quasi in stile Apple che garantiva un grip eccellente.
La colorazione bianca dava risalto ai vivacissimi colori dello schermo, questa volta dotato di più livelli di retroilluminazione.
Nintendo DS Lite rivoluzionò talmente tanto il design del DS originale che divenne quasi impossibile tornare indietro alla versione precedente, caduta ben presto nel dimenticatoio.
Sublime.

Game Boy Advance SP (2003)

Ed eccolo qui, il signore dei restyle.
Colui che ha segnato un punto di svolta nella storia degli hardware portatili Nintendo.
Uscito in Europa in concomitanza con Pokémon Rubino e Zaffiro, l’Advance SP stravolse completamente lo stile del suo violaceo predecessore proponendo per la prima volta il pratico design a portafoglio richiudibile, riproposto in futuro anche per Nintendo DS e che garantiva maggiore protezione agli schermi da graffi accidentali.
Anche i materiali rappresentavano un passo in avanti rispetto al passato e grazie alle molteplici colorazioni disponibili era possibile scegliere la propria variante preferita.
Non solo colorazioni, ma anche tantissime Limited Edition, ciascuna delle quali personalizzate con le serigrafie più disparate tratte dalle saghe principali o con rimandi a retroconsole targate Nintendo.
Proprio a partire dall’Advance SP, lo schermo retroilluminato diventò presenza fissa per le portatili Nintendo così come la batteria in litio ricaricabile, vero fiore all’occhiello di questa console che andava a sostituire definitivamente le scomodissime pile a stilo.
Un gioiellino di design e praticità che ancora oggi viene ricordato come il migliore restyle mai prodotto da mamma N.

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