Cosa significa per un giocatore di vecchia data tornare sull’MMO di mamma Blizzard dopo anni di inattività? Siamo tornati su World of Warcraft per scoprire com’è cambiato il mondo di Azeroth durante questi anni e per capire qual è il segreto dietro ad un titolo così longevo.

Avete presente il momento in cui varcate la soglia di casa dopo un lungo viaggio? Quella sensazione di familiarità, di sicurezza accogliente che ci permette di rilassarci, bene è assolutamente questa la sensazione che un giocatore di vecchia data troverà tornando su World of Warcraft da tanti anni.

È passato ormai tanto, troppo tempo  e anche il niubbo di Ironforge va in giro con la Fenice di Al’ar eppure, dopo tanti anni il risultato non cambia, il magnetismo esercitato da World of Warcraft è sempre lo stesso, complici le innumerevoli innovazioni e i contenuti inseriti nel corso degli anni con Warlords of Draenor e Legion. Chi vi scrive ha passato tanti anni tra le strade di Orgrimmar, ha visto la caduta di Illidan e di Arthas e la soddisfazione di veder droppare le Warglaive of Azzinoth e sentito il boato di gioia su Ventrilo dopo aver tirato giù il Lich King, seguito dal silenzio tombale della cutscene che ne segue. Innumerevoli battaglie combattute tra Achievements, imprese e innumerevoli wipe. Tornare però è sempre bello, riloggare dopo anni, trovando il proprio personaggio davanti all’asta di Orgrimmar, gli oggetti nell’inventario e la gente che come al solito affolla le vie per la città intenta a svolgere le azioni quotidiane, le daily quest, i dungeon eroici. L’ondata di nostalgia arriva travolgente, incontrollabile e ci spinge ad andare avanti scoprire cos’è cambiato e cosa è rimasto uguale.

Sono passati 14 anni dall’uscita di World of Wacraft e, dopo ben 6 espansioni, l’MMO di mamma Blizzard si afferma come il titolo più supportato di tutti i tempi e, dopo un leggero declino negli anni 2013-2014, l’arrivo di Legion è riuscito a risollevare le sorti del titolo, andando a segnare dei picchi di utenti attivi altissimi. Ricordiamo che World of Warcraft è uno dei pochi titoli che richiede un abbonamento per poter giocare e, nonostante questo, il fascino di Azeroth riesce a farci dimenticare il canone mensile e ci stordisce con la profondità delle sue meccaniche e la varietà del suo gameplay.

Ciò che World of Wacraft ci insegna è un concetto molto semplice: è possibile rinnovarsi senza tradire le proprie origini. Pur provando quel senso di familiarità e di “casa”, World of Warcraft è infatti cambiato, è cambiato nelle sue radici ed è riuscito ad evolversi risultando più comodo e accessibile. Laddove molti vedranno il male in questa semplificazione, la verità sta, come sempre nel mezzo. Molte azioni e molte funzioni sono state infatti sostituite da alternative più immediate e semplici che evitano viaggi ormai superflui come andare dal proprio istruttore di classe per imparare le nuove abilità che ora vengono assegnate automaticamente. Certo, vedere l’albero dei talenti ridotti all’osso fa un po’ di tristezza e, laddove si provavano le build più strambe troviamo invece una sterile scelta tra una manciata di abilità aggiuntive.

Dopo tanti anni si torna a livellare, a cambiare equipaggiamento in continuazione cercando di adattarsi alle nuove missioni assegnate ed è fantastico notare in che modo Blizzard sia riuscita ad introdurre una narrativa interessante e coinvolgente in quello che prima era un semplice ma noiosissimo rito di passaggio per arrivare all’endgame. Il senso di progressione è ora accentuato e reso interessante da storie sempre più interessante e quasi dispiace lasciare una regione perché si è troppo alti di livello. Warlords of Draenor rappresenta un punto di rinascita per World of Warcraft, un punto ancora più evidenziato con Legion che dimostra come ancora World of Warcraft abbia tanto da dire e che, in fondo, 14 anni non sono poi così tanti. Tornare al Darkmoon Faire dopo tanti anni e scoprire le nuove attrazioni ci riporta alla mente tutti gli eventi stagionali e settimanali che continuano a proporre qualcosa di nuovo e coinvolgente.  Il nostro ritorno su World of Warcraft ci ha davvero dato da pensare come sia possibile mantenere un livello così alto dopo tanti anni senza sacrificare l’essenza del gioco. World of Wacraft continua ad insegnare come si fanno gli MMO e lo fa con quel fascino che solo Blizzard sa regalarci, uno stile inimitabile fatto di comicità, ironia ed epicità contornato da quei dettagli e quegli ester eggs che strappano un sorriso e, occasionalmente, anche una lacrimuccia. Sarà dura portarsi al passo con quelli che sono gli standard del meta attuale, soprattutto in fase di leveling ma la sola idea di dover scoprire ancora una volta quali sono gli obiettivi più alti da raggiungere e impegnarsi per arrivarci scatena in noi una bramosia assopita da tanto, troppo tempo.

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