Negli ultimi mesi Sony Interactive Entertainment ha intensificato i controlli sul catalogo del PlayStation Store, rimuovendo diversi videogiochi ritenuti di qualità molto bassa o pubblicati con logiche opportunistiche. L’obiettivo è ridurre la presenza dei cosiddetti shovelware, un termine usato nell’industria videoludica per indicare prodotti realizzati velocemente, spesso con asset riciclati o con meccaniche semplici, pubblicati principalmente per sfruttare una moda del momento o ottenere guadagni rapidi.
Tra i titoli eliminati dal negozio digitale figurano giochi come Urban Driver Simulator, Water Blast Shooter – Wet Gun, Racing Car Chaos: Extreme Stunt Showdown, Supermarket CEO Simulator e anche il discusso Jesus Simulator. Tutti questi titoli, al momento della rimozione, non risultavano più scaricabili dal PlayStation Store.
Molti di questi giochi erano stati pubblicati da piccoli editori digitali come GoGame Console Publisher, VRCForge Studios e Welding Byte. Secondo le analisi della community e di siti specializzati, questi publisher avrebbero costruito il loro catalogo pubblicando numerosi giochi a basso costo e spesso molto simili tra loro, talvolta ispirati a titoli più popolari o caratterizzati da meccaniche semplici pensate per permettere ai giocatori di ottenere rapidamente trofei sugli account PlayStation.
Nel mondo dei videogiochi, gli shovelware tendono a dividersi in due categorie principali. La prima comprende giochi che imitano titoli di successo o trend popolari nel tentativo di attirare utenti grazie a nomi simili o meccaniche già conosciute. La seconda include giochi progettati per offrire trofei molto facili da ottenere, attirando utenti interessati a completare velocemente le proprie statistiche sul sistema di achievement del network PlayStation.
Un esempio emblematico è proprio Jesus Simulator, pubblicato di recente da VRCForge Studios. Il gioco proponeva una narrazione ispirata alla vita di Gesù Cristo, con eventi tratti dai Vangeli e da altre fonti storiche. Tuttavia le recensioni degli utenti su altre piattaforme hanno evidenziato numerosi problemi, tra cui un mondo di gioco considerato vuoto, dialoghi poco curati e un forte utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale generativa nello sviluppo. Alcuni giocatori hanno comunque riconosciuto al titolo un certo valore educativo, grazie ai riferimenti storici e religiosi presenti nel racconto.
La decisione di Sony non è isolata. Negli ultimi mesi l’azienda ha già effettuato interventi simili per ridurre la quantità di titoli ritenuti problematici o poco curati nel proprio ecosistema digitale. A gennaio, ad esempio, più di mille giochi provenienti da un singolo sviluppatore erano stati improvvisamente rimossi dal PlayStation Store, segnando uno dei più grandi interventi di pulizia nella storia recente della piattaforma.
Queste operazioni potrebbero anche essere collegate a un’iniziativa più ampia nel settore del gaming. Sony, insieme ad altri grandi attori dell’industria come Microsoft e Nintendo, ha aderito a un programma di collaborazione chiamato Shared Commitment to Safer Gaming. L’obiettivo di questa iniziativa è migliorare la sicurezza, la qualità e l’affidabilità degli ecosistemi videoludici, riducendo la diffusione di contenuti ingannevoli, applicazioni truffaldine o prodotti realizzati con standard molto bassi.
Il tema non riguarda soltanto le console. Negli ultimi anni casi simili si sono verificati anche sugli store mobile. Per esempio, lo sviluppatore Mob Entertainment, autore del popolare gioco horror Poppy Playtime, ha avviato un’azione legale contro Google accusando alcune società di aver pubblicato app ingannevoli con nomi simili a capitoli non ancora usciti del gioco per attirare download.
La rimozione dei giochi dal PlayStation Store rappresenta quindi un tentativo di mantenere più ordinato e affidabile il catalogo digitale, soprattutto su piattaforme moderne come PlayStation 5. In un mercato in cui ogni settimana vengono pubblicati numerosi titoli indipendenti, il controllo della qualità sta diventando sempre più importante per evitare che giochi poco curati o imitazioni confondano i giocatori e riducano la visibilità delle produzioni realmente innovative.
