La chiusura di Bluepoint Studios ha generato forti reazioni nella community PlayStation e ha riportato alla luce una vicenda rimasta finora in secondo piano. Uno sviluppatore amatoriale, Maxime Foulquier, ha raccontato di aver ricevuto una lettera di diffida da Sony che lo obbligava a interrompere il suo progetto ispirato a Bloodborne. La notizia ha colpito particolarmente perché Foulquier aveva interpretato quel blocco come un possibile segnale dell’esistenza di un vero remake ufficiale. Con la chiusura dello studio, quella speranza sembra definitivamente tramontata.
Al centro della vicenda c’è Bloodborne, l’action RPG sviluppato da FromSoftware e pubblicato da Sony Interactive Entertainment nel 2015, diventato negli anni uno dei titoli più richiesti per un remake o una riedizione moderna. Foulquier stava lavorando nel tempo libero a un secondo progetto che definiva un remake, anche se in realtà si trattava di un gioco più piccolo e derivato, ambientato nello stesso universo gotico ispirato all’opera originale.
Nel novembre 2024 lo sviluppatore aveva parlato pubblicamente del progetto. Successivamente ha ricevuto una cease and desist letter, ovvero una diffida formale da parte dei legali di Sony che imponeva la cessazione immediata dei lavori. Foulquier ha mostrato pubblicamente la comunicazione, spiegando di non essere rimasto sorpreso: si aspettava che un’iniziativa non autorizzata su una proprietà intellettuale così importante potesse essere bloccata.
In un primo momento, tuttavia, aveva interpretato la decisione in modo diverso. Si era convinto che lo stop potesse indicare l’esistenza di un remake ufficiale in sviluppo, forse affidato a Bluepoint Games, studio noto per aver realizzato remake di alto profilo per PlayStation. L’ipotesi, secondo le sue parole, era che Bluepoint potesse essere al lavoro su un rifacimento di Bloodborne in vista di un possibile lancio su una futura console.
Foulquier ha spiegato di non aver parlato pubblicamente della diffida nel marzo 2025 perché aveva deciso di riutilizzare tutte le risorse create per il progetto in un nuovo gioco ambientato in un universo originale, semplicemente ispirato alle atmosfere di Bloodborne. Il piano era quello di rendere nota la lettera solo al momento della presentazione del nuovo titolo.
La recente chiusura di Bluepoint Studios ha però cambiato le cose. Secondo lo sviluppatore, la scomparsa dello studio rappresenta una perdita significativa per l’industria e, indirettamente, per il sogno di vedere un remake di Bloodborne realizzato con cura. Nel suo messaggio pubblicato sui social, Foulquier ha espresso apertamente delusione, criticando la scelta di chiudere uno studio ritenuto talentuoso e, allo stesso tempo, bloccare piccoli progetti amatoriali senza che esista – almeno pubblicamente – un remake ufficiale in sviluppo.
Dal punto di vista legale, la posizione di Sony rientra nella tutela della proprietà intellettuale: anche i progetti non commerciali possono essere fermati se utilizzano marchi o contenuti protetti. Tuttavia, l’episodio evidenzia la forte domanda della community per un ritorno di Bloodborne in forma aggiornata e il legame emotivo che molti giocatori mantengono con il titolo. Al momento non risultano annunci ufficiali su un remake, mentre la vicenda sottolinea quanto il tema resti centrale nel dibattito legato al futuro del catalogo PlayStation.
