Il rapporto tra l’industria videoludica e l’Intelligenza Artificiale generativa si sta facendo sempre più teso. Secondo l’ultimo sondaggio pubblicato in vista della GDC 2026, la maggioranza degli sviluppatori guarda all’IA con crescente diffidenza. Pur essendo sempre più utilizzata nei processi produttivi, la tecnologia viene percepita come un fattore di rischio, con il malcontento che è aumentato in modo netto rispetto agli anni precedenti. E il dibattito è ormai centrale per il futuro del settore.
GameSpot segnala che i dati emergono dal State of the Game Industry Report 2026, realizzato dagli organizzatori della Game Developers Conference su un campione di circa 2.300 professionisti del settore. Alla domanda sull’impatto dell’IA generativa, il 52% degli intervistati ha risposto che sta avendo un effetto negativo sull’industria dei videogiochi. Si tratta di un aumento molto rapido: solo un anno fa questa opinione era condivisa dal 30% del campione, mentre due anni fa si fermava al 18%. A fronte di questo dato, solo il 7% degli sviluppatori ritiene che l’IA abbia un impatto positivo, mentre il resto esprime posizioni più sfumate o contrastanti.
Il paradosso è che l’adozione dell’IA continua comunque a crescere. Il 36% degli sviluppatori dichiara che la propria azienda utilizza già strumenti di intelligenza artificiale generativa. Tra questi, ChatGPT è di gran lunga il più diffuso, usato dal 74% di chi fa ricorso all’IA, seguito da Google Gemini, Microsoft Copilot, soluzioni interne proprietarie e Midjourney. Tuttavia, l’uso dell’IA è più comune tra figure manageriali e professionisti “business” rispetto agli sviluppatori operativi, e viene impiegato soprattutto per attività di supporto come ricerca, documentazione e brainstorming, non per la creazione diretta dei contenuti di gioco.
Alla base della crescente ostilità ci sono diversi fattori. Negli ultimi due anni, il 28% degli sviluppatori ha perso il lavoro, e solo negli ultimi 12 mesi i licenziamenti hanno colpito in modo particolare i game designer. In questo contesto, l’IA viene vista da molti come uno strumento di riduzione dei costi più che di valorizzazione del lavoro creativo. Alcuni sviluppatori hanno espresso posizioni estremamente dure: un supervisore del design, rimasto anonimo, ha dichiarato che preferirebbe lasciare l’industria piuttosto che essere costretto a usare l’IA generativa.
A pesare sul giudizio negativo contribuisce anche la percezione del pubblico. Diversi titoli recenti hanno affrontato reazioni ostili per l’uso visibile di contenuti generati dall’IA, alimentando l’idea che questa tecnologia possa compromettere la qualità artistica e l’identità dei giochi. Il risultato è un clima di forte tensione: l’IA è ormai presente nei flussi produttivi, ma la sua accettazione culturale tra gli sviluppatori è in netto calo.
Il quadro che emerge dal sondaggio GDC 2026 è quindi quello di un’industria spaccata. Da un lato, l’IA viene adottata come strumento di efficienza; dall’altro, cresce la convinzione che il suo impiego indiscriminato possa danneggiare creatività, occupazione e fiducia dei giocatori. Una contraddizione destinata a segnare profondamente il futuro dello sviluppo videoludico.
Segnaliamo infine che alcuni sviluppatori hanno deciso di non partecipare alla GDC 2026 per paura dell’ICE di Trump. Aggiungiamo inoltre che dopo l’annuncio di Project Genie sono crollate le azioni delle compagnie videoludiche più importanti.
