Anche se lo si sente e lo si legge spesso, chi vi scrive oggi solitamente non è tipo da escludere che un gioco, per quanto particolare, possa piacere a persone diverse dal suo “target” di riferimento. Anche quando quest’ultimo è perfettamente riconoscibile, difficilmente è del tutto limitante rispetto a possibili nuovi fruitori provenienti da “mondi diversi”. Eppure, per stavolta un’eccezione è quasi d’obbligo con Romancing SaGa -Minstrel Song- Remastered: un JRPG talmente duro, appuntito, privo di update alla quality of life che ne avrebbero potuto limare qui e là gli spigoli, da essere pienamente godibile, o forse godibile e basta, solo da chi è avvezzo alle limitazioni, al grinding, alle stranezze, per certi versi, di un’epoca videoludica distante anni luce da quella che stiamo vivendo ora, almeno in termini di gameplay. Soprattutto in campo RPG. Scopriamo insieme come mai, attraversando le inospitali, per quanto affascinanti, terre di un gioco che non fa sconti davvero a nessuno.
(Dis)quality of life
Da quando esistono le remastered o a maggior ragione i remake dei classici più vecchi, provenienti da periodi storici con necessità, hardware, stili e gusti differenti, esiste il concetto di “aggiornamenti alla quality of life”, concetto inteso letteralmente come “qualità della vita”. Molte delle feature che sono poi entrate a far parte dell’immaginario collettivo per questo o quel genere, infatti, nascevano da “pezze”giustapposte per risolvere limitazioni tecniche o grafiche, per mascherare la brevità di alcune esperienze con allungamenti posticci alla durata in ore. Un esempio? Gli incontri casuali con i nemici, il backtracking, la velocità limitata dei personaggi, l’impossibilità di teletrasportarsi tra checkpoint, e si potrebbe andare avanti. Sopperire ad alcune di queste meccaniche obiettivamente fastidiose, che non aggiungono nulla al fascino del gioco se non in termini di nostalgia (“ai miei tempi… si aspettava…” … commenti da anziano ai cantieri, se lo chiedete a me) spesso è cosa buona e giusta, e permette a un pubblico più vasto e con meno tempo libero, per dire, di godere delle vecchie glorie di una volta.
Romancing SaGa -Minstrel Song- Remastered, quando sente parlare di aggiornamenti alla quality of life vi guarda in faccia, ride, vi dà uno schiaffone e poi vi sottopone a una sessione di due ore di grinding non skippabile all’inizio della storia, proprio appena messo in mano il pad e scelto il primo personaggio, degli otto disponibili, da impersonare. E’ una scelta, condivisibile o meno, e qualcuno probabilmente ne sarà felice, ma vi avvisiamo: il gioco che abbiamo recensito non perdona, non vi aiuta, non vi direziona, non vi offre il minimo ausilio e vi lascia alla totale mercè dei vostri sensi, della vostra intraprendenza e voglia di esplorare, della vostra fortuna, persino. Proprio come l’originale, del resto, che già all’epoca fece scalpore per via di alcune scelte originali.; che a dire il vero, se non conoscevate la serie prima, restano tali tutt’ora.
Un esempio su tutti: nonostante il grinding sia indispensabile, non aspettatevi di poter calcolare il tempo che dovrete dedicargli, o di predirre il risultato che otterrete. In Minstrel Song non si sale di livello tradizionalmente, bensì si potenziano determinate stat in base all’uso che fate delle armi e di altre vostre scelte ludiche, a volte un po’ a caso a dirla tutta. E le skill che imparate non sono predeterminate, ma anche loro dipendono da quale arma usate più spesso, per quanto tempo, contro quali e quanti avversari. Abbattete abbastanza nemici plantoidi con un’accetta e potreste avere “un’illuminazione”, così si chiamano, e imparare dal nulla l’abilità “taglialegna”, che fa molti più danni ai nemici “verdi”. Non ragionate in termini di Skyrim, dove comunque era quantificabile un trend di evoluzione del personaggio: la situazione qui è molto più randomica e incontrollabile, appositamente per lasciare il giocatore costantemente privo di indizi e appigli, sempre in bilico.
Sempre in nome della fedeltà al prodotto originale, mancano poi del tutto anche indicazioni e indizi per proseguire nelle quest, anche quelle principali, che vanno perciò spesso sciolte parlando a caso con gli NPC, esplorando un overworld pericolosissimo e pieno di nemici costantemente sovralivellati e più forti di voi, Boss che troverete a caso, qui e là, scontrandovi con loro pensando “vabbè, se sta qui, e io pure, un modo ci sarà”. Certo che c’è: morire, capire che non dovreste davvero “stare là” e tornare dopo con più compagni, un’arma diversa, e maggior consapevolezza. Teletrasporti? Avete voglia di scherzare. Soldi e oggetti, equipaggiamenti e armi elargiti col contagocce; a nostro avviso, potrebbe essere troppo persino per un amante dei JRPG tradizionali, ed ecco perché abbiamo esordito tanto duramente: non con intento di “gatekeeping”, perché a proteggere questo cancello ci pensano già benissimo le meccaniche appena descritte.
Essenziale, ma pulito in tutto, con un paio di sorprese…
Che altro dire di questo Romancing SaGa -Minstrel Song- Remastered? Obiettivamente, c’è poco altro da aggiungere all’equazione, a meno che non siate proprio digiuni del gioco e vogliate sapere come hanno retto la trama, il gameplay con lotte a turni, la resa grafica e la direzione artistica al peso degli anni. La risposta è “molto bene” in tutti i casi, sempre a patto di tenere a mente quanto stabilito sopra, e cioè che non è davvero un gioco per tutti. Qualore abbiate la pazienza, la determinazione, la voglia di passar sopra alla totale fedeltà alla sfida originale di questo titolo, vi troverete infatti a vivere otto trame differenti, per otto personaggi con classi varie e interessanti, per quanto classiche, e background ben definiti, con sviluppi inaspettatamente magnetici. Prendete Octopath Traveler come esempio mentale per capire il livello di interconnessione e varietà delle storie, ma con meno contaminazioni reciproche.
Il gameplay, come anticipato, alterna fasi esplorative estremamente libere a combattimenti a turni, classici ma con qualche interessante differenza, che nel 1992 era davvero tanta roba, mentre ora è abbastanza la norma. Si possono infatti eseguire mosse in combinazione con gli alleati, per fare più danni, attivando mini-filmati dedicati. E nonostante la sua imprevedibilità sia a tratti frustrante, anche la meccanica dell’apprendimento “per intuizioni” delle skill ha il suo fascino, alla fine.
Anche l’occhio vorrà e avrà la sua parte, almeno per gli amanti dell’estetica retrò, e nonostante quando Minstrel Song fu pubblicato, nel 1992, non tutti apprezzarono la combo dei personaggi renderizzati in tempo reale che si muovono su fondali piatti, poco interattivi a parte i nemici che si muovono visibili a schermo (niente incontri casuali), saltuariamente in tre dimensioni, ma fissi e abbastanza statici. L’operazione di upscaling e pulizia delle texture originali insomma è evidente, in senso buono, e per quanto ci riguarda fa un bell’effetto sullo schermo di Switch 2, così per dire. Tra ciò che è “invecchiato” meglio, però, ci sono di sicuro le bellissime colonne sonore composte da Kenji Ito, che non mancano mai di comunicare l’intensità dei momenti narrativi, delle battaglie, o dell’esplorazione: tutto, insomma.
A titolo informativo, anche se in caso non conosceste il gioco o la saga prima siamo per darvi una sequenza di nomi e informazioni non troppo utili, sappiate che Minstrel Song sarà anche esteticamente e ludicamente identico al suo originale, ma lo completa aggiungendo puntuali, interessanti aggiunte come la possibilità di reclutare la maga Aldora nei nostri party, solo per citare uno dei molti personaggi che in precedenza non si potevano sfruttare in battaglia, e ora sono invece possibili, strategiche aggiunte ai nostri team. E fidatevi, ogni aiuto vi sarà utile, come avrete già capito dai paragrafi precedenti, per oltrepassare le difficoltà estreme delle lotte a turni, soprattutte quelle con i Boss. Alcuni dei quali, pensate u po’, sono stati sistemati qui e là, ma non per renderli meno tosti: il contrario. Piove sul bagnato, insomma. E se otto playthrough con altrettanti protagonisti diversi non vi bastano, alla fine potrete ricominciare tutto da capo con un’inedita modalità New Game +.
La recensione in breve
Patti chiari, amicizia lunga: se andate in giro a dire che in questa recensione c’è scritto che il gioco non merita, che si fa gatekeeping, che non apprezziamo i classici e altre baggianate l’autore non vi conosce, non sa cosa volete, ma vi troverà. E vi esporrà con la massima calma le sue ragioni (una pena peggiore della morte, è logorroico). Romancing SaGa -Minstrel Song- Remastered è un gioco duro, per player con tanto tempo a disposizione e un amore smodato per la ruolistica in generale. A tratti sembra quasi una campagna di D&D, tanto si deve sperimentare alla cieca, sottostare a regole durissime, rischiare e perdere tanto, prima di riuscire a vincere. Indubbiamente soddisfacente, certo, ma anche sfibrante, alla lunga. Avete capito perfettamente cosa intendiamo, suvvia, e siamo sicuri che abbiate già capito se l’esperienza fa per voi o no. Posto che, comunque, è proposta a un prezzo semi budget, tale che volendo potreste anche sperimentare qualcosa di diverso. Fate voi: noi vi abbiamo avvisato!
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Voto Game-eXperience




