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Return to Monkey Island – Recensione

In strani eoni, anche Monkey Island può tornare in vita. La creatura di Ron Gilbert è tornata su Switch e PC, un ritorno tanto atteso quanto temuto dai fan più duraturi che per anni hanno richiesto un nuovo capitolo delle avventure di Guybrush Threepwood e che oggi possono finalmente tornare a Mêlée Island. Una nuova perla nel forziere di Ron Gilbert e Devolver Digital o un enorme buco nell’acqua?

Return to Monkey Island: Una vita dopo

Monkey Island

Ci sono ritorni che passano più o meno inosservati, altri invece che fanno un rumore simile a quello dei fuochi d’artificio che esplodono nel cielo. 32 anni sono tanti, soprattutto per una serie storica come Monkey Island. Eppure per il gioco e per i suoi fan, sembra che il tempo si sia congelato. Nonostante decine di rivoluzioni hardware intercorse dal 1990 ad oggi, le avventure di Guybrush Threepwood sono rimaste scolpite nel cuore dei videogiocatori più “agé” che non hanno mai smesso di sperare nel ritorno del game designer Ron Gilbert, autore dei primi due capitoli. Autore che, dopo lo straordinario successo di Monkey Island 2: LeChuck’s Revenge, ha deciso di mollare la propria creatura per dedicarsi ad altri progetti. Nonostante una serie di sequel e spin-off più o meno riusciti pubblicati dalla fine degli anni ’90 fino al 2010, il vuoto lasciato da Gilbert è stato incolmabile ed è rimasto tale fino ad oggi. Il 2022 segna infatti lo storico ritorno di Monkey Island con un nuovo e scintillante capitolo: Return to Monkey Island.

Con Return to Monkey Island Ron Gilbert torna alla guida della serie che lo ha reso famoso, un annuncio che è stato inizialmente accolto con molta gioia, ma non senza qualche perplessità. A tutti gli effetti siamo davanti al sequel dei primi due capitoli originali realizzato però non soltanto per i fan di vecchia data, ma anche per avvicinare le nuove leve ad una saga così fondamentale e imprescindibile all’interno del panorama videoludico mondiale. Un’avventura grafica con tutti i crismi, seppur con alcuni doverosi aggiustamenti che hanno inevitabilmente fatto storcere il naso alla frangia più irriducibile e conservatrice dei fan.

Sul fronte narrativo, Return to Monkey Island riprende esattamente da dove eravamo rimasti, con i due vivaci ragazzini intenti ad impersonare Guybrush Threepwood e l’eterno rivale LeChuck per le vie di uno sgangherato Luna Park. Finalmente troverà la sua conclusione quella scena che chiuse il secondo capitolo della serie e lasciò i fan con dubbi e con le più disparate teorie. Sia chiaro però, Return to Monkey Island non è soltanto un’operazione nostalgica, ma molto di più.

Il ritorno dello Jed…ehm, pirata

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Proseguono quindi le bizzarre avventure del pirata più improvvisato della storia dei videogame. Dopo numerosissime peripezie, il nostro eroe è infatti determinato a tornare su Monkey Island per scoprirne il famigerato segreto che si cela al suo interno. Purtroppo però, le cose a Mêlée Island non sembrano andare per il verso giusto, tanto che per Guybrush Threepwood diventa pressoché impossibile procurarsi un barca per salpare verso la propria meta. La sua dolce metà Elaine Marley è alle prese con l’epidemia di scorbuto. La nuova reggente è sommersa dagli impegni burocratici, e non può di certo ascoltare gli sproloqui di un pirata.

Dal canto loro, i tre ex-capitani pirati hanno lasciato il posto ad altrettanti cacciatori di tesori anch’essi temibili e poco amichevoli, i quali si guarderanno bene dal cedere alle richieste di collaborazione del protagonista per accompagnarlo in questa nuova avventura. Sembra che al “povero” Threepwood sia rimasta quindi un’unica soluzione: allearsi con il rivale di sempre, il pirata fantasma zombie LeChuck.

Tornano quindi i principali volti noti della serie, dalla misteriosa Voodoo Lady all’amico e cartografo Wally, per non parlare dei vecchi compagni di avventure Stan e Otis, questa volta alle prese con qualche problemuccio con la legge. Per fortuna a portare equilibrio nel caos di personaggi che popolano Mêlée Island c’è sempre Elaine, l’unica persona che sembra davvero credere in Guybrush e alle sue folle idee.

Un punta e clicca per tutti

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Impossibile non associare la serie di Monkey Island al genere delle avventure grafiche punta e clicca. Return to Monkey Island non è da meno, risultando un mix fra tradizione e innovazione, come già emerso dalla spinosa questione dello stile grafico. La pixel art è stata accantonata in favore di uno stile visivo più cartoonesco e colorato, fatto di modelli e fondali realizzati in simil decoupage. Questa scelta da parte del director Ron Gilbert ha destato non poche critiche ma esprime la volontà di rendere Return to Monkey Island un titolo apprezzabile da chiunque, non solo dai fan di vecchia data.

Diverso invece il discorso per il sistema di gioco, rimasto pressoché invariato rispetto al passato. I controlli di Return to Monkey Island si limitano alla pressione del tasto destro e sinistro del mouse, attraverso i quali è possibile sia interagire con gli oggetti e con i personaggi che abitano l’isola, sia muovere Guybrush. Oltre a ciò, è possibile anche far correre il nostro protagonista semplicemente cliccando due volte nel punto di destinazione. Insomma, lo stesso Monkey Island di sempre con qualche accorgimento in più atto a rendere meno tediosi i continui spostamenti da un punto all’altro della mappa necessari per portare a termine i propri compiti.

I task sono, come al solito, il fulcro dell’esperienza ludica di Monkey Island, qui in Return to Monkey Island riproposti in una veste leggermente più semplificata ed accessibile. L’introduzione del libro dei suggerimenti è ottimo se si ha poca dimestichezza con il genere, scelta non apprezzata da chiunque ma assolutamente ignorabile e non obbligatoria. I giocatori potranno comunque fare affidamento unicamente al proprio intelletto e al proprio ingegno per superare i molteplici enigmi che compongono le 5 parti del gioco, per un totale di una decina di ore di gameplay. Ancora una volta, le sfide di Return to Monkey Island si distinguono per originalità e umorismo, in perfetto stile Gilbertiano.

La pirateria è un reato

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Ron Gilbert è riuscito a mantenere intatte le atmosfere dell’originale anche a distanza di tutti questi anni utilizzando la stessa arma che l’ha contraddistinto negli anni ’90: l’ironia. Return to Monkey Island è un pot-pourri di battute, citazioni, easter-egg con riferimenti anche alla società moderna. Un gioco che, pur mantenendo il suo spirito classico, riesce comunque a farsi beffe di fatti di cronaca attuali, come la sottile parodia dei cospirazionisti che diffidano dalle soluzioni della povera Elaine per lo scorbuto, arrivando persino a dubitare delle proprietà benefiche del lime. Ron Gilbert usa i tantissimi dialoghi del gioco per narrare un’avventura comica, ma anche avvincente con il consueto tocco poetico e romantico.

Tutti i dubbi circa la veridicità e l’autenticità di questo nuovo capitolo vengono spazzati via dall’effettiva qualità di un prodotto come Return to Monkey Island. L’amore che Ron Gilbert ha per questa serie e per questo genere è tutto racchiuso in Return to Monkey Island che, oltre ad essere un ottimo sequel dei due capitoli originali, può essere tranquillamente fruito anche dai nuovi giocatori (con tanto di riassunto delle precedenti avventure).

Monkey Island costituisce ancora oggi una realtà in grado di intrattenere e divertire grazie alla combinazione sapiente di enigmi e umorismo. In aggiunta a ciò, Return to Monkey Island apre le porte ad altri sequel con un finale che, per quanto potrà essere criticato o meno, lascia presagire un futuro più che roseo per altri ritorni in grande stile. Insomma, Return to Monkey Island non sembra essere un caso isolato, ma potrebbe davvero essere tornato per restare.

Ad impreziosire il comparto artistico di Return to Monkey Island ci pensano le ottime musiche e l’ineccepibile doppiaggio in inglese. Il cast di doppiatori ha saputo interpretare al meglio le singole personalità del bizzarro cast di Mêlée Island, catturandone alla perfezione ogni sfaccettatura con la propria voce. Non mancheranno alcune OST memorabili ai fan di vecchia data, più altre inedite realizzate ad hoc per Return to Monkey Island. Ovviamente disponibili i sottotitoli in italiano per chi non mastica la lingua inglese, dialoghi il cui adattamento, vista la mole di giochi di parole comprensibili solo in lingua originale, ci è parso coerente e altrettanto geniale.

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Matteo Marchetti

Matteo Marchetti

Musicista e videogiocatore incallito. Quando non è impegnato a produrre suoni orripilanti con il suo basso, lo troverete di certo a pigiare tasti sul pad per salvare un'altra principessa o per distruggere l'ennesimo boss.

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