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Recensione | Wheels of Aurelia

Quando si presenta alla nostra porta un titolo tutto italiano, è sempre un piacere dedicare tempo e impegno ad un settore che nel nostro Bel Paese è in continua crescita e inizia a regalarci sempre più emozioni. Wheels of Aurelia è il titolo italiano per eccellenza, sviluppato dallo studio milanese Santa Ragione ci porta in un fantastico viaggio sulla strada più antica e famosa d’Italia in quelli che sono stati gli anni più belli e intensi della nostra storia: gli anni ’70. Vediamo come se la cava l’italianissimo Wheels of Aurelia in sede di recensione.

Tutte le strade portano a Roma

PREVIEW_SCREENSHOT1_126941Definire Wheels of Aurelia tra le rigide pareti di un solo genere è tanto difficile quanto inopportuno, il titolo di Santa Ragione ingloba infatti diversi elementi dal mondo dei videogiochi ma si presta principalmente a raccontare una storia, anzi, tante storie, attraverso un fenomeno che ci accomuna tutti: i discorsi in automobile. Gli eventi di Wheels of Aurelia si srotolano infatti durante un viaggio in auto e prendono forma in base alle strade percorse e alle decisioni prese durante il viaggio. Se esistesse un genere chiamato Road Trip Game Wheels of Aurelia ne sarebbe sicuramente il capostipite. Il titolo parla della strana storia di Lella, una femminista degli anni ’70 che decide di scappare di casa in automobile e incontra Olga, una perfetta sconosciuta durante una serata al Piper. Il viaggio ha inizio nella periferia di roma, destinazione francia e mette in risalto la bellezza della costa italiana, passando per Civitavecchia, Siena, Viareggio e altre località che sarà possibile raggiungere semplicemente scegliendo lo svincolo dedicato. Uno dei tratti più originali di Wheels of Aurelia è sicuramente la durata del titolo, ogni partita non dura più di una ventina di minuti ma riesce a raccontare in un lasso di tempo molto breve le storie e le vicende dei vari personaggi che incontreremo durante il nostro viaggio, sbloccando man mano che si completa il gioco tutti i diversi finali. Wheels of Aurelia prende dunque un singolo concetto e riesce a tessere ben 16 tele, 16 storie diverse che, in base alle nostre scelte, spesso affidate all’intuito, vanno a diramarsi in un singolo viaggio. Il concetto di storia breve è molto originale e viene raccontato con concretezza e credibilità, lasciando al giocatore quella sensazione piacevole di poter cambiare a proprio piacimento il corso degli eventi semplicemente scegliendo di proseguire dritto oppure di dare un passaggio ad un autostoppista nella totale incosapevolezza di cosa potrebbe accadere. L’originalità e la componente narrativa vanno dunque a costituire le base di un titolo tanto insolito quanto piacevolmente curioso che sfrutta al massimo la bellezza degli anni ’70 raccontando un Italia che molti di noi sono abituati a conoscere tramite i racconti dei parenti o tramite i film. L’italia degli anni ’70 viene dunque dipinta in modo eccezionale, facendo riferimento non solo a fatti storici come il sequestro di Aldo Moro ma anche e sopratutto portando alla luce quei movimenti rivoluzionari post ’68 che hanno fatto la storia come il movimento femminista o i conflitti interni tra comunisti e fascisti nonchè la crescente passione per la Formula 1. Lella è un personaggio molto ben caratterizzato, una donna con un passato disturbato che sogna di fare il pilota e non ha paura di dire la sua in uno dei periodi più belli ma anche più oscuri della storia del nostro paese.

Si, viaggiare

maxresdefaultAnalizzando Wheels of Aurelia in termini di Gameplay è normale fermarsi e scegliere il giusto approccio. Il concetto di base è quello del road trip nel quale sono le parole a fare la differenza e non la guida, seguendo questo presupposto, la giocabilità di Wheels of Aurelia potrebbe benissimo non esistere in quanto è posibile scegliere di non guidare e seguire semplicemente le conversazioni limitandosi a svoltare quando necessario o accostare per fare salire gli autostoppisti. Non siamo dunque di fronte ad un racing game, tantomeno a un simulatore di guida bensì ad un semplice pretesto atto a catturare l’attenzione ludica del giocatore. Sarà inoltre necessario spingere sull’accelleratore in alcuni casi per giungere a determinati finali ma non è il caso di fare spoiler. La semplicità di Wheels of Aurelia viene dunque messa in risalto quando si prende il pad in mano, concentrando l’attenzione del giocatore più sui dialoghi che sulla guida. Il desiderio è forse quello di voler giocare ad un titolo più impegnativo che ci mettesse nei panni di un’italia più reale dal punto di vista puramente riproduttivo ma la svolta artistica del titolo riesce comunque a soddisfare e idealizza le varie ambientazioni con fedeltà e cura dei dettagli. Il punto forte di Wheels of Aurelia non risiede dunque nella sua giocabilità quanto nel suo comparto artistico che mira a distogliere l’attenzione dall’effettiva povertà grafica a favore di una realtà più astratta e concettuale che prende solo alcuni elementi simbolo delle varie ambientazioni e ne ricava un espediente artistico. Uno dei punti di forza di Wheels of Aurelia è sicuramente dato dalla sua imponente colonna sonora, composta appositamente per il titolo, che rispecchia alla perfezione l’evoluzione musicale di quegli anni, portando con se un progressive rock aggressivo che rompe le leggi della musica moderna ed esprime attraverso la radio le sonorità tipiche di queli anni. Certo, non ascolteremo Lucio Battisti in auto, tantomeno i Pooh ma non importa. La colonna sonora di Wheels of Aurelia è un piacere per le orecchie e riesce a stare in piedi anche senza essere necessariamente affiancata al titolo. L’esperienza complessiva di Wheels of Aurelia si dimostra dunque molto positiva, un titolo insolito da provare e da assaporare senza grosse pretese in termini di giocabilità, capace di riportare alla luce un periodo molto turbolento attraverso gli occhi di personaggi molto ben caratterizzati.

PRO:

  • Personaggi ben caratterizzati
  • 16 Finali tutti diversi
  • La bellezza degli anni ’70
  • Colonna sonora strepitosa

CONTRO:

  • Giocabilità molto basilare
  • Potrebbe stancare dopo le prime partite