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Recensione | What Remains of Edith Finch

Dopo il suo rilascio su PC e PS4 lo scorso aprile, What Remains of Edith Finch arriva anche su Xbox One. La creatura di Giant Sparrow ha riscosso un grandissimo successo, mettendo d’accordo utenza e critica, oggi analizziamo la versione Xbox One, rilasciata lo scorso 19 Luglio.

Una serie di sfortunati eventi

What Remains of Edith Finch è uno di quei titoli particolari che non riesce a collocarsi bene tra i rigidi canoni di genere odierni, esplorando meccaniche innovative che trovano posto nella più larga definizione di Walking Simulator. Sebbene questo termine sia spesso usato con un’accezione negativa, What Remains of Edith Finch ridefinisce i canoni di quelle che sono le storie narrate in modo passivo, coinvolgendo il giocatore in prima persona sviando da quel concetto di “spettatore passivo” che caratterizza altri titoli del genere. What Remains of Edith Finch narra la bizzarra storia di una famiglia americana trasferitasi in Norvegia in seguito a quella che sembra essere una vera e propria maledizione che ha colpito l’intera stirpe.

Il titolo ripercorre la storia della famiglia FInch attraverso gli occhi di Edith che, dopo aver realizzato di essere l’ultima Finch ancora in vita, decide di tornare alla casa nella quale è cresciuta insieme al resto della sua famiglia, raccontandone le vicende e le tragiche ma spesso grottesche disavventure che ne hanno colpito i membri. Il titolo si presenta come un adventure in prima persona nel quale bisogna semplicemente camminare ed ascoltare la storia della protagonista che si preoccupa sin dall’inizio di contestualizzare ed introdurre il giocatore a quella che è la storia della famiglia e la presunta maledizione dalla quale è affetta.

Lo stile estremamente famigliare riesce a trasmettere al giocatore quella sensazione di “casa”, comunicando in modo a volte passivo la storia e le vicende che si sono svolte nel corso degli anni. Se Cent’anni di solitudine e Una serie di sfortunati eventi dovessero mai incontrarsi, What Remains of Edith Finch sarebbe il risultato più probabile. Il geniale incrocio tra i capolavori di Gabriel Garcia Marquez e Lemony Snicket (o se preferite Daniel Handler ) va a tradursi in un’esperienza di gioco bizzarra, curiosa ma anche ricca di storia, raccontando le vicende di una famiglia in disgrazia che per diverse generazioni non si da per vinta, combattendo con tutte le forze senza però mancare di trasmettere i propri valori ai discendenti. Edith è la terza ed ultima figlia dell’ultima generazione dei Finch e, a causa della paranoia spesso sensata della madre, non è mai riuscita ad esplorare l’immensa villa di famiglia. Tra porte sigillate e passaggi segreti, Villa Finch si presenta come un capolavoro di game design che, pur trovandosi in un contesto di gioco relativamente passivo, riesce ad incanalare l’attenzione del giocatore in modo ben ritmato e mai noioso.

Cent’anni di solitudine

L’avventura di What Remains of Edith Finch si sviluppa dunque attraverso un albero genealogico raccontando le sfortunate vicende di tutti i membri della famiglia attraverso una meccanica molto interessante che non si limita a lasciare al giocatore il posto di spettatore ma che lo coinvolge in prima persona. Ogni storia è infatti raccontata in prima persona attraverso lettere o fotografie e, man mano che la nostra protagonista inizia a leggere, verremo teletrasportati nel passato, vivendo di fatto gli eventi narrati attraverso una serie di meccaniche sempre differenti e sempre geniali che riescono a catturare l’attenzione del giocatore non solo per la qualità eccellente della narrazione ma anche per lo stile di gioco che racconta la storia in modo sempre diverso.

Non vogliamo spoilerare quello che probabilmente è l’elemento più importante del gioco, proprio per questo non ci soffermeremo ne faremo esempi di quali siano i vari metodi di narrazione utilizzati per raccontare le varie vicende, quello che possiamo e vogliamo dirvi riguarda non soltanto la genialità ma anche l’unicità di queste soluzione di gameplay che riescono a far interagire il giocatore con il mondo e la storia in modo sempre geniale.
What Remains of Edith Finch riesce dunque ad entrare nel cuore del giocatore attraverso le sue storie ed il suo stile, la famiglia Finch ha da tempo accettato l’incombenza della morte e ne parla come se fosse una cosa normale, esorcizzando l’alone di oscurità che avvolge un concetto tanto sinistro e, proprio come in Una serie di sfortunati eventi, riesce a narrare le tragedie della famiglia Finch con leggerenza ed ironica malinconia quasi a voler evidenziare una sfortuna invalicabile pronta ad entrare in scena in qualsiasi momento della vita.
Se dovessimo cercare un difetto oggettivo in What Remains of Edith Finch questo sarebbe dato dalla longevità, per un totale di circa cinque ore. Si tratta di uno di quei casi nei quali non ci si rende conto del tempo passato, le scelte artistiche le vicende dei personaggi e la loro caratterizzazione riescono a creare un vero e proprio legame con il giocatore, un legame affettivo difficile da spezzare che finisce troppo presto, avremmo voluto stare di più dentro villa Finch. Analizzando il titolo da un punto di vista più tecnico, il porting non ha giovato al frame-rate, presentando diversi cali e fenomeni di stuttering. Un taglio artistico sensazionale e una resa grafica tutto sommato negli standard fanno da sfondo ad una colonna sonora malinconica e mai fastidiosa che ci accompagna per tutto il corso dell’opera. In conclusione possiamo tranquillamente affermare che What Remains of Edith Finch sia uno dei titoli indipendenti migliori di quest’anno, un verso e proprio viaggio nella storia di una famiglia sfortunata che è comunque riuscita a lasciare un segno.

PRO:

  • Narrazione di altissimo livello
  • Soluzioni di gameplay varie e spesso geniali
  • Ottimo level design
  • Personaggi ben caratterizzati

CONTRO:

  • Troppo breve
  • Tecnicamente migliorabile

Versione Provata: Xbox One