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Recensione | Unravel

ColdWood Interactive ci racconta, in collaborazione con Electronic Arts, la storia di Yarny, un gomitolo di lana che accompagnerà il giocatore attraverso i ricordi di una famiglia in un’avventura profonda, raccontandoci la storia di una famiglia attraverso i ricordi e i legami che, proprio come un filo di lana, possono intrecciarsi, ingarbugliarsi e sfaldarsi nel corso della vita. Presentato durante l’E3 2015, Unravel arriva finalmente nelle nostre case, portando con se un valore artistico incommensurabile, il tutto raccontanto attraverso un platform game ricco di enigmi.

Impressioni di Settembre

Unravel_E3_Screen1.0Esistono titoli che fanno della loro “magia” il loro vero e proprio punto di forza, giochi che incantano per le loro storie, le loro musiche e i loro mondi. Questi titoli, a prescindere dall’aspetto puramente tecnico in termini di Level Design e Gameplay, riescono a catturare l’attenzione del giocatore in modo inspiegabile. Non è facile trovare queste caratteristiche in delle produzioni Tripla A, proprio per questo il mondo delle produzioni indipendenti è sempre ricco di sorprese, delle cosidette perle; nel caso di Unravel, anche se Electronic Arts, una delle case produttrici più famose al mondo, ha dato il suo aiuto, il titolo sembra essere immune da quella commercializzazione che attanaglia la maggior parte delle produzioni maggiori. Sin dall’inizio della nuova generazione di console, ogni anno, abbiamo avuto il piacere di confrontarci con tali perle, frutto di una produzione artistica d’eccellenza, il 2014 è stato il turno di Child Of Light, il 2015 di Ori and The Blind Forest e Unravel sembra avere tutte le carte in regola per conquistare il 2016.

Unravel arriva sul mercato videoludico come un’isola di pace e serenità in un mondo fatto di armi ed esplosioni. Nell’opera dei ragazzi di ColdWood non ci sarà un mondo da salvare o un nemico da sconfiggere, l’intero titolo basa le sue fondamenta sui ricordi, aggrappandosi alla tematica della famiglia, dei legami e degli affetti, percorrendone i ricordi, raccontandone la storia, tanto da lasciar passare in secondo piano qualasiasi altra cosa. Unravel racconta la storia di una famiglia, partendo da un pretesto molto simile a quello già visto nell’opera di animazione di Pixar, Up. Un’album fatto di ricordi, di foto che testimoniano il passare di un intera vita, la vita di una famiglia legata da un filo indistruttibile che, con i suoi alti e bassi, continua comunque ad andare avanti senza arrendersi mai, il titolo coinvolge ben tre generazioni differenti, descrivendo tramite le immagini la storia di una famiglia legata ai valori, alla semplicità e all’affetto reciproco, una famiglia divisa dagli eventi che trova il modo di riunirsi, in un modo o nell’altro, ricucendo il legame spezzato in passato. La componente artistica di Unravel rappresenta il vero cuore pulsante del titolo, nei panni di Yarny esploreremo il mondo attraverso gli occhi di un essere innocente, attraversando un mondo piccolo per gli occhi di un essere umano ma immenso per un pupazzo di lana. Il micromondo creato dai ragazzi di ColdWood ha qualcosa di inspiegabile, uno stile che, pur mantendo uno standard grafico molto alto, richiama alla semplicità.

Sul filo del rasoio

Unravel_20160205160402Non è affatto facile analizzare Unravel in modo freddo, l’attenzione dedicata ai dettagli, anche piccoli come una goccia di rugiada che cade da una foglia, distoglie totalmente l’attenzione dal titolo che si sta giocando. Siamo di fronte ad un platform in 2.5D che presenta moltissimi elementi legati ai puzzle game, sebbene il titolo non vanti una difficoltà particolarmente proibitiva. Una delle scelte più azzeccate da parte del team di sviluppo è curiosamente la schermata di selezione dei livelli, sarà possibile infatti esplorare la casa del protagonista ed arrampicarsi fino alle varie foto disposte nelle stanze per entrare nei differenti livelli, dando così modo di destreggiarsi con i comandi prima di entrare nel gioco vero e proprio. Come ogni platform che si rispetti, sarà necessario imparare a padroneggiare le varie tecniche e la gamma di movimenti disponbili per il nostro personaggio e, sebbene Yarny non possa eseguire doppi salti, vengono proposte alcune soluzioni di gameplay davvero soddisfacenti. L’intero gameplay si basa infatti sulle varie possibilità di sfruttare il filo del protagonista per raggiungere i posti più elevati o effettuare salti più lunghi, sarà possibile aggrapparsi ad alcuni oggetti lanciando il filo e sfruttare l’oscillazione per andare avanti o sarà possibile legare due elementi per creare una sorta di trampolino. A dispetto della semplicità e della naturalezza con la quale si affronta il gameplay di Unravel, le meccaniche messe in gioco per il titolo risultano essere davvero geniali, ad esempio, Yarny, un pupazzo di lana che vaga per il mondo, non dispone certo di un filo infinito, per rendere le cose un po più difficili è stata dunque adottata la scelta di usare i vari checkpoint come punto di ricarica, spingendo il giocatore ad effettuare i propri movimenti con parsimonia per non correre il rischio di finire il filo e non poter più andare avanti. Un’altra meccanica ben sfruttata è quella dei nodi, sarà infatti possibile annodare il filo del nostro protagonista a determinati oggetti per poter sfruttare la gravità in proprio favore e lanciarsi nel vuoto senza il rischio di morire, sarà necessario interagire con l’ambiente, spostare oggetti, distruggere alcune strutture o attivare alcuni meccanismi, per andare avanti nel gioco.

Come già detto in precedenza, Unravel non offre una vera e propria sfida in termini di difficoltà, i checkpoints sono disposti in modo molto generoso e difficilmente si rimarrà bloccati in un livello per più di 30 minuti. Il titolo offre comunque una curva di difficoltà che richiede la conoscenza delle varie meccaniche di gioco, andando avanti verranno infatti proposti enigmi sempre più difficili e sezioni puramente platform che richiedono l’uso dei propri riflessi e della propria intuizione. Unravel offre un totale di undici livelli, una quantità non proprio sufficiente in termini di longevità, il titolo non porterà via più di 7-8 ore, giungendo alle 12-13 nel caso in cui si vogliano cercare tutti i gli oggetti raccoglibili , ovvero dei fiori speciali, ogni livello ne presenta cinque, per un totale di 55 collezionabili.

Sebbene Unravel offra un esperienza unica in termini di emozioni e di coinvolgimento, non riesce però a convincere completamente da un punto di vista basato puramente sul gameplay, le meccaniche di gioco sono ben congegnate eppure, in confronto ai capolavori più recenti come Ori and The Blind Forest, il titolo sembra mancare di qualcosa, questa mancanza è data dall’assenza di meccaniche più avanzate o comunque concatenabili tra loro, rendendo il gameplay piatto e a volte molto prevedibile, senza però nulla togliere agli ambienti che rimangono comunque spettacolari. La scelta discutibile di offrire tutte le meccaniche di gioco sin dall’inizio ha minato sensibilmente il senso di scoperta e di novità che si affronta quando si progredisce in un videogioco, in Unravel non andremo ad apprendere nuove tecniche, ne troveremo oggetti che modificheranno il gameplay, non c’è, di fatto, alcuna differenza tecnica tra l’ultimo livello ed il primo se non in termini di difficoltà.

L’arte non è acqua

3003113-unravel_20160130200435Nel caso di Unravel è necessario e doveroso dedicare un paragrafo alla componente artistica del titolo. Unravel potrebbe benissimo essere un filmato, un’esperienza da godere senza l’utilizzo del pad, anche in tal caso riusciderebbe a meravigliare. Non si tratta semplicemente di un capolavoro di game design, ogni elemento presente nel titolo, la narrazione silenziosa, gli ambienti, le musiche, confluisce in un esperienza che riesce a trasmettere emozioni, elevando il videogioco ancora una volta ad opera d’arte. Il messaggio trasmesso da Unravel è molto profondo, quest’ultimo va colto tra le pagine di un album di famiglia che, seppur vecchio e malconcio, racchiude le gioie e i dolori che tutti noi ci ritroveremo ad affrontare, ricordandoci che le persone a noi care non saranno mai troppo distanti, i litigi mai troppo gravi e che ogni incomprensione svanisce di fronte all’amore di una famiglia. I luoghi mostrati in Unravel ritraggono la semplicità di paesaggi naturali, molti dei quali presi direttamente dalla Svezia, patria degli sviluppatori. Ogni livello rappresenta un diverso ambiente, dal fresco boschetto all’alba fino alle montagne innevate, percorrendo, giorno per giorno, foto per foto, le esperienze di una famiglia che, seppur divisa per tanto tempo, non ha mai dimenticato i veri valori della vita, il tutto raccontato attraverso l’innocenza di un pupazzetto di lana.

PRO:

  • Artisticamente perfetto

  • Trasmette un messaggio profondo

  • Graficamente impeccabile

CONTRO:

  • Troppo breve

  • Enigmi a volte troppo semplici

  • Abbastanza piatto se giocato come un platform