Dopo i fasti dell’immensa opera di Warhammer Fantasy, con Total War Three Kingdoms  Creative Asselmby torna a occuparsi della realtà, stavolta affrontando uno dei periodi più affascinanti e pittoreschi della storia orientale, la Cina raccontata nel romanzo dei Tre Regni. Se a molti di voi questo periodo può risultare sconosciuto, vi basti sapere che nel lontano Est è paragonabile all’Iliade e l’Odissea, ripercorrendo un arco narrativo di anni di guerre, rivolte e tumulti, dove eroi dalle capacità straordinarie e comandanti leggendari guidavano i propri eserciti in battaglie epiche, tutto per il dominio finale sull’impero cinese. Tale periodo non è ovviamente esente da trasposizioni cinematografiche (il film di John Woo sulla Battaglia delle Scogliere Rosse è al limite del capolavoro), nè tantomeno videoludiche, con ovviamente la saga di Dynasty Warriors a farla da padrone. Mancava però uno strategico d’impatto che ne rendesse giustizia, e chi meglio di Creative Assembly poteva realizzare tutto questo?

Lu Bu non ti temo

Riassumere la storia dei Tre Regni in poche righe è come tentare di svuotare il mare con un secchio, inutile e controproducente. Stiamo parlando di un periodo di battaglie infinite e con decine e decine di eroi e banditi che giravano per l’Impero, chi alla ricerca di giustizia, chi di potere, chi per il semplice desiderio di combattere. Total War Three Kingdoms  riprende senza troppi orpelli la classica forma dei suoi predecessori, facendoci iniziare una campagna giocatore singolo scegliendo tra quattro grandi Macrofazioni, ognuna con i suoi diversi generali: i capi della Coalizione offrono una scelta più variagata, mentre i Governatori regionali sono solo tre, ma offrono comunque una sfida più ragionata ed interessante; per chi ama essere più aggressivo, si potrà scegliere tra i Banditi delle Montagne, dediti alle razzie e all’infamia, e i Turbanti Gialli, con tre diversi comandanti, i fautori della rivolta che diede inizio alle ostilità. Ogni fazione e ogni singolo comandante, come da tradizione, avrà delle caratteristiche peculiari che influenzeranno lo stile di gioco e le vostre partite, anche se siamo ben lontani dai fasti della serie di Warhammer.

Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura

La caratteristica principale di Total War Three Kingdoms  è ovviamente la presenza degli eroi sul campo di battaglia, feature imprescindibile considerando l’ambientazione del gioco. I comandanti di Three Kingdoms saranno delle vere e proprie macchine di morte e distruzione, ancora più che in Warhammer, capaci da soli di devastare interi reggimenti se lasciati senza controllo, sopratutto per quanto riguarda gli eroi combattenti. I personaggi saranno infatti divisi in classi, differenziandosi per le loro capacità in battaglia e abilità passive; gli Strateghi ad esempio forniscono ottimi bonus alle truppe vicine, mentre i Campioni eccellono nel combattimento; le Sentinelle al contrario fungono da blocker per gli eroi più aggressivi, consentendovi di mettere in atto tattiche di blocco dei personaggi nemici. Ovviamente il focus dei personaggi è tutto sui duelli, caratteristica che  bisognerà sfruttare per evitare di vedere il proprio esercito decimato dal nemico. Nonostante gli eroi siano eccessivamente potenti, Creative Assembly ha provato a fornire un minimo di bilanciamento, rendendo impossibile ad esempio accettare un duello se il personaggio è troppo debole, ma questo non limita i danni. Questa modalità di gioco viene definita Romanzo, e pone appunto l’enfasi sui personaggi, risultando però eccessivamente sbilanciata e per certi versi frustrante. Fortunatamente è presente anche la modalità classica di Total War, qui definita Cronache, dove gli eroi vengono ridimensionati e entrano in scena tutta una serie di fattori che influenzano le battaglie in tempo reale come la stanchezza ed il morale ( o meglio, vengono accentuate).

A proposito della modalità tattica, è proprio qui che si concentrano la maggior parte dei problemi del gioco. Dopo anni di tentativi e titoli vari, ci si aspetta di trovare finalmente una simulazione tecnicamente decente, mente in  Total War Three Kingdoms  per qualche motivo sembra che si siano fatti  dei passi indietro. Nonostante le unità sono ora di dimensioni decisamente più ampie, fino a 240 soldati, la loro IA sembra aver perso tantissimi colpi, con i soldati che si scambiano qualche colpo a vuoto o attaccano uno alla volta. Non effettuano manovre d’accerchiamento automaticamente, anche quando lo scontro è palesemente vinto, nè tantomeno riescono a mantenere una formazione stabile. Inoltre il morale delle truppe è completamente inaffidabile, sopratutto senza la presenza di un eroe, con il risultato di vedere interi reggimenti che fuggono dal campo di battaglia senza apparente motivo.

Il meglio del meglio non è vincere cento battaglie su cento bensì sottomettere il nemico senza combattere

Di contro però, la modalità strategica macro di Total War Three Kingdoms  è forse la migliore dell’intera line up di Creative Assembly. Gestire la propria fazione nella Cina dei Tre Regni sarà incredibilmente complesso e soddisfacente, sopratutto per i veterani del genere, che vedranno finalmente quasi tutte le loro richieste esaudite. Innanzi tutto, le provincie sono state rese sotto forma di Comanderie, dove la città principale dell’intera provincia è l’unica nella quale vanno costruiti gli edifici, mentre le altre cittadine fungono solamente da centri di produzione per le materie prime. In questo modo, anche grazie alla possibilità di costruire gli edifici in maniera istantanea sborsando più denaro, pone decisamente l’attenzione sulla costruzione e mobilitazione degli eserciti, delegando la costruzione degli edifici alle sole comanderie. Questa soluzione potrebbe sembrare frettolosa e inadeguata, ma viene in realtà inserita in un contesto di complessità incredibile, dove finalmente funzionari di corte, spie, e sopratutto la diplomazia hanno assunto un’importanza fondamentale nel gioco, diventando elemento chiave di ogni strategia. Ora sarà possibile instaurare complesse ed appaganti relazioni diplomatiche e commerciali con le altre fazioni, forgiando alleanze, matrimoni, vassallaggi e chi più ne ha  più ne metta. Erano anni che veniva chiesto a gran voce un upgrade del genere e finalmente l’utenza è stata accontentata. Parlare della nuova gestione delle diplomazia potrebbe richiedere più del dovuto, ma sappiate che arriva a rivaleggiare con quanto visto nella serie di Europa Universalis, se non addirittura a superarla. Altre grande novità riguarda l’arruolamento delle truppe, ora scardinate dalle città e assegnate solamente agli eroi. Ogni personaggio potrà addestrare istantaneamente fino a sei reggimenti differenti, che andranno a infoltirsi durante i turni, similmente a quanto succedeva in Britannia. Anche qui, la scelta potrebbe sembrare azzardata, ma accentua la mobilità dei propri eserciti. Un ultimo accenno poi alla schermata delle tecnologie, ora acquisibili immediatamente e ad intervalli di cinque turni. Se anche in questo modo si cerca di rendere l’azione più fluida, magari evitando la classica immobilità per decine di turni in attesa  di risorse e tecnologie necessarie, dall’altra è anche vero che la ricerca tecnologica perde il suo spessore strategico.

Tecnicamente siamo davanti ad eccellente impatto visivo, con la Cina ricostruita minuziosamente e di un fascino incredibile. Anche le unità hanno subito un incredibile miglioramento dal punto di vista della modellazione e dettaglio, e l’introduzione delle battaglie notturne ha fatto sì che si potessero finalmente vedere le cose sotto un’altra prospettiva.  Peccato come già detto per l’IA delle battaglie altalenante e per l’ennesimo sacrifico del comparto multiplayer, vero sconfitto di questo titolo, relegato semplicemente a una serie di battaglie classificate senza un vero appeal, lontanissimo dai fasti di Shogun 2.

PRO:

  • Esteticamente incredibile
  • Componente strategica perfetta
  • Finalmente la diplomazia ha il suo peso
  • Tantissime unità a schermo e eroi da utilizzare
  • Sistema di relazioni

CONTRO:

  • Componente tattica sottotono
  • Modalità Romanzo sbilanciata
  • Multiplayer purtroppo ancora marginale

Versione testata: PC

Voto: 8

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RASSEGNA PANORAMICA
VOTO FINALE
8
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Renato Passalacqua
Apparso nella redazione di Game-eXperience come Terminator e con un' unica missione, ovvero la recensione perfetta. É come una macchina inarrestabile, non teme nessun gioco. Qualsiasi sia la piattaforma, da quella Next Gen alla Retró, lui é sempre li pronto come un giudice di X-Factor per dare la sua ardua sentenza. È talmente immerso nel suo lavoro che potrebbe dare un voto anche alla vostra prestazione sessuale.