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Recensione | The Crow’s Eye

3D2 Entertainment ci porta all’università con The Crow’s Eye, un puzzle game di natura psicologica e dal carattere lievemente horror. Il titolo richiama diversi elementi provenienti da grandi produzioni come Bioshock, trattando delle tematiche molto profonde. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo una recensione, vediamo dunque come si comporta The Crow’s Eye nella nostra analisi.

Nel laboratorio di Dexter

The Crow’s Eye è un titolo ambizioso che cerca di estendere i propri tentacoli fino a toccare diverse produzioni di successo, non solo in ambito videoludico ma anche narrativo. Ambientato all’interno della fittizia Università di Crowswood, ormai in stato di abbandono. Il nostro protagonista si ritrova, apparentemente senza motivo, all’interno di quello che sembra essere una via di mezzo tra un gioco ed un esperimento scientifico. Sarà dunque nostro compito avventurarci nella struttura per capire cosa stia succedendo e quale sia il modo più veloce per uscire. Nonostante The Crows Eye proponga un’azione prevalentemente solitaria, i fili della trama vanno a dipanarsi attraverso le registrazioni sparse per gli ambienti e i vari documenti che troveremo sul nostro cammino. La nostra unica compagnia in questi ambienti oscuri e tetri sarà l’inquietante voce del Professor Hottwick, ovvero la classica figura dello scienziato pazzo intento a svolgere i suoi esperimenti senza curarsi dei pericoli e delle conseguenze. Avanzando lungo i primi ambienti inizieremo sin da subito a far chiarezza sulla storia dell’università e sugli avvenimenti che hanno portato la struttura ad essere abbandonata. Gli eventi di The Crow’s Eye hanno luogo nel 1966 e il nostro protagonista scopre che la struttura è in disuso sin dal 1947, anno in cui sono scomparsi ben 20 studenti dall’università che da quel momento è stata chiusa e abbandonata. Gli ambienti proposti in The Crow’s Eye si presentano infatti molto tetri e lasciano trasparire il peso degli anni passati. Ci muoveremo per la maggior parte del tempo in ambienti chiusi, quasi claustrofobici durante una notte tempestosa. Affiancare il termine “horror” al titolo non è esattamente corretto, The Crow’s Eye propone infatti diversi elementi che potrebbero essere ricondotti al genere ma non riesce a legarli tra loro. Non basta qualche jumpscare o qualche rumore improvviso per definire un prodotto come “Horror”, la volontà dunque di spaventare o intimorire il giocatore fallisce miseramente in quella che, almeno nella formula con la quale è proposta, sembra un’accozzaglia di elementi banali ( porte che si aprono da sole, rumori improvvisi nel buio e vermi che sbucano dagli armadi , che paura! Ndr ) adatti più ad una produzione cinematografica di serie B che ad un prodotto videoludico.

Puzzle Psicologico

Nonostante le evidenti lacune nella premessa di The Crow’s Eye, gli eventi si sviluppano in modo coerente con la filosofia del titolo e, a patto di avere la pazienza di leggere i documenti ed ascoltare le registrazioni, lo sviluppo della trama viene distribuito con un ritmo piacevolmente cadenziato ed interessante. Non saranno infatti i puzzle e gli enigmi di The Crow’s Eye a spingere il giocatore verso l’epilogo, bensì il desiderio di conoscere la realtà dei fatti ed assistere al finale.

Come dicevamo in apertura, The Crow’s Eye fondamentalmente è un puzzle game. Durante la nostra avventura all’interno dell’università ci ritroveremo infatti a dover risolvere degli enigmi che ci bloccano la strada. Molti dei rompicapo proposti in The Crow’s Eye non richiederà più di qualche minuto per essere risolto, mentre altri saranno più impegnativi, non tanto per la difficoltà concettuale degli enigmi quanto per la qualità non proprio splendente del sistema di comandi e del motore fisico. Molto spesso vi capiterà di sapere benissimo cosa fare per risolvere un enigma ma vi ritroverete a bisticciare con la fisica imprecisa del titolo e con un sistema di comandi poco preciso. Nelle fasi più avanzate del titolo ci imbatteremo invece in delle meccaniche totalmente incoerenti con l’intera produzione, una sorta di inno a Portal che vede comparire delle stanze dallo stile quasi fantascientifico all’interno della struttura. Durante tali fasi avremo infatti a disposizione una sorta di elettromagnete che ci permetterà di attirare gli oggetti metallici e di respingerli (Half-Life, anyone? Ndr), evidenziando ancora di più i difetti nel motore fisico e nelle collisioni tra i poligoni. The Crow’s Eye da l’impressione di voler proporre troppi elementi senza però prendersi la briga di collegarli tra loro, passando da ambienti squisitamente vintage ad altri crudi e fantascientifici. E no, non stiamo parlando del fascino della fantascienza degli anni’50/’60 con gli ufo e gli alieni verdi, quella proposta in The Crow’s Eye è una fantascienza forzata, fredda e priva di espressione.

A corredare l’intera esperienza di gioco troviamo un HUD molto semplicistico, anch’esso in stile “Vintage” che richiama molto il taglio artistico di Bioshock ( Siamo pur sempre negli anni ’60) che ci permette di utilizzare le scelte rapide da un semplice inventario. The Crow’s Eye propone inoltre un efficiente sistema di crafting che ci permetterà di realizzare dei medikit improvvisati e altri oggetti fondamentali per la risoluzione di determinati puzzle. È un vero peccato che un sistema di crafing così essenziale non venga sfruttato a dovere, ci ritroveremo infatti a creare pochissimi oggetti durante la nostra esperienza di gioco che non supera le 8-10 ore.

Analizzando The Crow’s Eye da un punto di vista più tecnico ci troviamo di fronte ad un titolo che tradisce la sua natura indipendente, proponendo una resa grafica molto al di sotto degli standard con modelli poligonali poco definiti e textures poco curate. La resa stessa degli ambienti, quasi opprimente, si limita a dare l’idea della solitudine ma manca di proporre quei dettagli essenziali per trasmettere delle sensazioni autentiche, il tutto corredato da sporadici cali nel frame-rate anche con un set-up high end. Buono invece il comparto audio, a partire da una colonna sonora a tema molto coerente con il genere per arrivare al doppiaggio, esclusivamente in inglese, forse un po’ troppo stereotipato ma molto curato e profondo. In conclusione, siamo di fronte ad un titolo appena sufficiente, capace di regalare un’esperienza di gioco interessante per via di una trama che, pur essendo al limite del “già visto”, riesce ad incuriosire. The Crow’s Eye non centra l’obiettivo del puzzle game a causa delle forti lacune nel motore fisico ed alla relativa semplicità degli enigmi proposti, trasformando quello che doveva essere un Puzzle Game dal carattere Horror/Thriller in un semplice walking simulator con qualche sporadica interazione ambientale.

PRO:

  • Trama semplice ma interessante
  • Lo stile Vintage non tradisce mai
  • Buon doppiaggio
  • Sistema di crafting interessante…

CONTRO:

  • …ma poco sfruttato
  • Puzzle semplici al limite del banale
  • Fisica di gioco imprecisa e scostante
  • Alcune scelte di Game Design incoerenti con il titolo
  • Graficamente insufficiente

Versione Provata: PC
Voto: 6/10