The Church in the Darkness è un titolo action pubblicato da Fellow Traveler il 2 agosto 2019 su PlayStation 4, Xbox One, PC via Steam e Nintendo Switch. Paranoid Production ha indubbiamente avuto una bella idea creando un gioco di sopravvivenza che risulti sempre nuovo: difatti The Church in the Darkness è un’avventura procedurale, diversa ad ogni partita.

Cultisti all’acqua di rose
In Sud America, nel folto della foresta ammazzonica degli anni ’70, due rivoluzionari di nome Isaac e Rebecca fondano un gruppo di fanatici religiosi che costruisce lì la propria città. Tra i vari seguaci c’è anche il nipote del nostro protagonista, Alex, che cerca di prendere parte a questa follia a fin di bene. Dopo 6 mesi di Alex si perde ogni contatto, addirittura iniziano a girare voci su Isaac e Rebecca che avrebbero trasformato il loro culto in una specie di dittatura schiavista e violenta, quasi una setta. E’ lo zio di Alex che deve infiltrarsi in questo luogo per trovare il nipote, gli eventuali superstiti e porre fine alla vicenda.

Hitman nei tropici
The Church in the Darkness è un action survivor stealth in visuale isometrica . All’inizio della nostra partita potremmo scegliere il livello di difficoltà che va da infiltrato fino alla talpa. Nelle modalità più semplici i nemici avranno difficoltà a trovarci mentre in quelle più toste sarà una vera impresa passare inosservati contro un’IA agguerrita e attenta ad ogni rumore. Le scelte di gameplay sono varie e il gioco ci permette di esplorarle tutte, dalla meno alla più divertente: potremo usare degli oggetti per attirare le guardie e farle fuori silenziosamente oppure lanciare sassi e attirarle nell’ombra per tramortirle, controllare la loro visuale, o addirittura imbracciare l’arma da fuoco in stile “Rambo” e correre a tutto spiano, oppure preparare adeguatamente un percorso di trappole e poi correre per il campo per farci inseguire, in modo che le guardie ci caschino. Il gioco è molto vario ed è molto semplice da capire dato che ogni tasto ha un uso specifico. Possiamo scegliere se uccidere o tramortire le guardie, ma la seconda scelta non ci verrà d’aiuto in quanto le guardie stordite rimarranno tali giusto per 20 secondi prima di alzarsi e allertare tutti con gli allarmi. Al contrario, lasciare cadaveri ovunque non preoccuperà minimamente l’IA in questo caso carente, il chè rende inutile perdere tempo per spostarli e nasconderli.  Ovviamente la facilità con cui si muore ci permetterà di affrontare ognuna di queste possibilità a nostro piacimento fino a raggiungere il nostro ideale per affrontare la situazione.
In The Church in the Darkness ci sono anche delle armi, in numero molto limitato sia nello specifico che nelle munizioni, e altri oggetti per disattivare allarmi e curarsi. L’inventario è indispensabile per procedere nella partita fino al raggiungimento di uno dei numerosi finali disponibili – la brevità del gioco è infatti ricercata per permettere al giocatore di poter arrivare a scovare tutti i finali e cosa li provoca, e le loro conseguenze in base alle scelte fatte. In The Church in the Darkness è facile prendere confidenza con i comandi di gioco, che sono semplicissimi; il difficile è trovare la chiave giusta per usarli e trovare il proprio stile di approccio al gameplay. Peccato che sul lungo periodo il gioco sia penalizzato da una certa ripetitività, nello specifico da una meccanica “uno contro tutti” che a prescindere da gli oggetti e dai cammuffamenti usati nel gioco non permette al nostro protagonista di interagire in nessun modo coi membri del “villaggio”, a parte quei pochi specifici che ci verranno indicati dagli obbiettivi.
Una cosa particolare di The Church in the Darkness è che non sempre il Game Over comporterà la fine automatica del gioco. Le guardie ci potrebbero impallinare, ma a volte Isaac e Rebecca potrebbero decidere di metterci in gabbia e lasciarci la possibilità di salvarci. In qualche game over più cruento eseguiranno loro stessi la condanna, oppure un’esecuzione pubblica. Questo perché esattamente come la mappa, anche la personalità dei nemici è procedurale, quindi ogni run potrebbe cambiare, aggiungere o togliere cose rispetto a quella precedente.

Vario e piacevole, ma non “spesso”
Il problema più grave di The Church in the Darkness sono i caricamenti iniziali, veramente lunghi per un gioco breve e che vuole farsi rigiocare più volte. Un’altra pecca è il frame rate molto basso di 15 fps al secondo rispetto ai 30 o 60 di base di altri titoli.
Quanto alla grafica spicciola, in questo gioco si usano colori molto saturi, cupi e rossastri che mirano a creare un’atmosfera sospesa tra sogno e thriller. La scelta come character design di avere dei modelli particolari e molto spigolosi è azzeccata in quanto spersonalizza i vari personaggi, come se appunto facessero parte di un unica mente, un culto grottesco che non concede personalità. In effetti a parte particolari PNG con cui interagiremo, anche i modelli 3D in generale sono poco diversificati per ampliare questa sensazione, a differenza delle strutture dell’isola e della vegetazione che risulta piacevole a vedersi, ricca e densa.
Gli effetti audio sono ben realizzati, tanto da far sembrare di star guardando un documentario: verremo quasi avvolti dal silenzio spezzato solo dal vento, dai passi e dai rumori della natura – e dall’occasionale pappagallo che ci farà fare un salto sulla sedia ogni tanto. Anche il rumore della civiltà, della vita umana e degli spari delle guardie di Freedom Town sono credibili, e l’occasionale doppiaggio è ben confezionato. Purtroppo le voci sono disponibili solo in inglese, mentre interfaccia e sottotitoli sono in inglese, giapponese, russo o cinese. La mancanza di francese, tedesco e italiano sono una scelta che stavolta si fa sentire all’interno del gioco.
Come dicevamo precedentemente, The Church in the Darkness vanta di una buona longevità dovuta principalmente alla breve durata della partita e dall’ampia scelta di finali disponibili, ma purtroppo si limita a questo. Quello che potrebbe davvero interessare in un videogioco del genere, ovvero l’interazione spicciola con i membri del culto, viene pesantemente a mancare: il protagonista può solo fare affidamento sui documenti che si trovano nell’ambiente, sui dialoghi con alcuni cultisti e Alex per capire in che tipo di comunità si trova. Inoltre non è possibile approfondire con altri personaggi, e non c’è modo per evitare le guardie – che perfino se cammuffati, ci riconosceranno come un estraneo nel caso gli passassimo troppo vicino. Tutto questo non pesa troppo sul gioco, che nonostante risenta della scelta in quanto a libertà d’azione, rimane divertente e giocabile anche con tutti gli altri tipi di approccio.

PRO:

⦁ Buona grafica
⦁ Comandi semplici
⦁ Gameplay vario

CONTRO:

⦁ Caricamenti lunghi
⦁ La trama poteva essere ampliata notevolmente
⦁ Frame rate fastidioso

Piattaforma: Pc, Xbox One, Ps4, Switch
Pegi: 18+
Longevità: 1-2 ore per sbloccare un finale
Sviluppatore: Paranoid Productions
Editore: Fellow Traveller
Distributore: Steam
Lingua: inglese (sottotitoli e localizzazione), giapponese, russo, cinese (sottotitoli)
Anno: 2 agosto 2019
Tipologia: Azione, avventura, Indie

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