Non si può mai sapere la qualità di un horror game appena approdato sulle nostre lande. E’ un mercato che sembra piuttosto saturo, e con Submersed in entrata la Main Loop ci invita a fare diversi paragoni. Submersed fa tra l’altro parte del programma Playstation Talents, il cui obbiettivo è aiutare la proposizione dei giochi indipendenti spagnoli.

Possiamo lasciar stare gli squali per una volta?
Jack Ballard, recentemente vedovo e appena arrivato come paramedico al servizio della guardia costiera, deve indagare su una chiamata di soccorso da una struttura in mezzo al mare. Ovviamente nell’arrivare succede il peggio: l’elicottero esplode, il protagonista resta vivo per un soffio e da lì si avvia la trama, in cui Jack dovrà usare tutte le sue abilità per uscirne vivo.
Il plot inizia in realtà con un breve prologo che ci spiega del solito esperimento andato a male: alcuni parassiti trovati vengono sperimentati sugli squali (una razza un po’ più pacifica no, eh?) e velocemente si scopre che essi iniziano ad agire come se avessero una mente condivisa, una “unica mente” che li pilota.

La (s)fortuna del principiante

La presentazione si dimostra un po’ scarna, ma arriva almeno alla decenza. L’oscurità che permea la struttura ci permette di ammirare degli interessanti contrasti ed effetti luce ma la qualità degli ambienti è a malapena sufficiente, povera di cose da vedere. Nel mentre, il battito costante del nostro personaggio si fa sentire in ogni momento, sempre. In Submersed l’inventario è limitato ed i nostri inseguitori, nonostante l’esiguo numero, pongono diverse minacce. Diciamo che i nostri nervi sprofonderanno velocemente (nel senso cattivo del termine).
Gli oggetti di cura sono scarsissimi e, anche se ci sono dei box al sicuro per immagazzinare tutti i beni ottenuti, essi non sono sempre disponibili e hanno comunque uno spazio limitato. Ogni tanto ci capiterà di fare una scelta difficile, come mollare un oggetto o meno, e questo aiuta ad alimentare la tensione nell’aria quando la minaccia si presenta appena un paio d’angoli più in là.
Senza alcun modo di lasciare gli oggetti che avrete raccolto, tranne che in questi box, potreste ritrovarvi doppiamente bloccati con un inventario scelto con poca cura e che sostanzialmente non funziona. Quando il nemico arriva, l’unica forma di difesa che avrete sarà nello scegliere se aggirarlo in modalità stealth, quatti quatti, oppure nello scegliere i giusti tempi per correre da un riparo all’altro. Troverete ovviamente qualche arma per difendervi, ma hanno un uso molto limitato e saranno spesso la vostra ultimissima risorsa.
Per quanto riguarda la parte sottomarina, la nostra tuta è equipaggiata con un sonar e una serie di luci che cambieranno a seconda di quanto saremo vicini al pericolo. Oltre a questo, potremo nasconderci dietro diversi oggetti nella speranza di cogliere il momento in cui filare via senza essere notati. Alcune di queste sezioni lavorano bene, la maggior parte delle aree e del level design è stata disegnata tenendo bene a mente questo tipo di dinamica e piaceranno molto a chi apprezza l’innalzarsi della tensione, il gioco del gatto col topo.
Quando gli squali diventano più presenti, questa sensazione va in frantumi e si trasforma in vera e propria irritazione. Nel caso fosse costretti a passare nel tempo sbagliato davanti alla finestra sbagliata, finireste mangiati in un secondo, e le armi non stordiscono i nemici molto a lungo. Gli squali di questo gioco sono astuti e veloci e, in assenza di ripari, si è costretti a correre all’impazzata sperando di reggere quanti più morsi possibile (e di non avere una cutscene nel mezzo, che è una dichiarazione di morte assoluta). Diviene tutto legato ad una sorta di fortuna, che a volte non si presenta – per diciassette o diciotto volte di fila.
Submerged è un’esperienza relativamente corta e rifarla da capo non è male, volendo, ma l’avventura stessa non spinge a voler rigiocare quegli stessi, frustranti momenti. La cosa peggiore è avere un singolo salvataggio a disposizione, senza la possibilità di far ripartire il titolo capitolo per capitolo – in questo modo i checkpoint durante l’avventura diventano un ostacolo e si è costretti a riniziare il tutto.
I Puzzle di Submerged fortunatamente sono il meglio del gioco: semplici da seguire e con soluzioni vicine al punto di partenza. L’ambiente molto piccolo aiuta a trovare subito gli oggetti necessari, che brillano di luce propria anche nell’ombra. Le porte che non possono essere aperte inoltre sono ben marcate e spesso la soluzione alternativa si trova vicino: sono parti del gioco tranquille che ci daranno il tempo di respirare, gestire gli oggetti ed eventualmente rilassarci dall’ansia.

Sharknado senza tornado

Submerged sembra un titolo vecchio di almeno dieci anni purtroppo, e se la cosa fosse voluta non sarebbe poi un grande problema. Invece, a parte qualche effetto luce, le texture sono piatte e sembrano senza vita ed i rari umani che incontreremo sembreranno modellati con la cazzuola. Di fatto, Submerged non risalta negli scenari che non ispirano abbastanza terrore, in cui gli oggetti già poveri di per sè non sono neanche modellati troppo bene.
La mancanza di una buona struttura e di una buona pulizia sui modelli 3D si estende anche al level design: non c’è molto che non abbiamo già visto, dallo staccare occhi per uno scanner retinale, al registrare la voce di un uomo per attivare un computer.
Ognuno dei capitoli si ambienta in una piccola ambientazione con giusto uno o due obbiettivi da completare. Nessuno di essi è particolarmente difficile, e la campagna può essere tranquillamente completata in 3-4 ore, con un po’ di fortuna riguardo agli attacchi degli squali.
Submerged unisce in sè qualcosa di innovativo che però a causa di molti errori non arriva a splendere, e ha molti bug. Vi capiteranno diversi crash, texture che spariscono dai muri o addirittura di cadere nei pavimenti.
Nonostante tutto questo, le sequenze sottomarine sono snervanti nel senso migliore. Ogni sequenza segue la formula dell’indossare una tuta di pressurizzazione per raggiungere il fondale e camminare fino al punto dell’obbiettivo. In questi tratti la grafica ma sopratutto i suoni dimostrano il meglio: tutto è muto sotto le onde, e i giganteschi squali appaiono solo come ombre in movimento sulla distanza. Lo scafandro è dotato di un sonar e delle luci, che sarebbero state il top se queste non attirassero l’attenzione dei nemici.
Le voci sono al limite del credibile, diciamo che gli attori disponibili hanno tentato del loro meglio. La trama stessa rasenta una di quelle produzioni di film da serie B. Unica nota, la soundtrack metal che segnala l’arrivo del nemico è incredibilmente fuori contesto con i suoni ambientali e atmosferici che sono il vero punto forte del gioco.
Al momento, l’unica contribuzione alla longevità di questo titolo si ha per il sistema dell’inventario davvero orripilante. Il giocatore di Submersed ha solo otto slot, e altri otto sparsi nei rari box. Batterie per la torcia, chiavi e strumenti occupano spazio nell’inventario, impedendo quando ce n’è bisogno di raccogliere gli utili salvavita, gli oggetti di cura.
La localizzazione è esclusivamente inglese con sottotitoli in varie lingue: Tedesco, inglese, italiano, Portoghese (Brasile), francese, spagnolo.

PRO:

⦁ Sonoro apprezzabile
⦁ Parte stealth carina

CONTRO:

⦁ Inventario pessimo
⦁ Graficamente vecchio
⦁ Frustrante durante le fughe dallo squalo

Piattaforma: PS4
Pegi: 18+
Longevità: 4 ore
Sviluppatore: Main Loop
Editore: Jaleo Indie
Lingua: Tedesco, inglese, italiano, Portoghese (Brasile), francese, spagnolo sottotitolato
Anno: 27 marzo 2019
Tipologia: Horror

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto finale
5
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Erika Berselli
Giocatrice di ruolo e videogiocatorice vorace. Le piace sparire dal vivo quanto fare il ladro o muoversi nello stealth. Amante degli horror (nonostante poi non ci dorma per sua stessa ammissione) e dei gdr.