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Recensione | Starcraft Remastered

Se dovessi dare delle pietre miliari alla mia vita, il 1998 sarebbe forse una delle prima. L’anno in questione coincideva con l’uscita di quello che ad oggi è ancora considerato il miglior RTS mai uscito, un gioco che dopo 20 anni di attività continua a macinare successi su successi nel panorama competitivo, regalando al mondo una delle saghe Sci-fi mai raccontate e che ha lanciato Blizzard nell’olimpo delle Software House. Il titolo in questione è ovviamente Starcraft, che nell’era delle remastered e delle zuppe riscaldate, non poteva esimersi da una edizione rinnovata. Stracraft Remastered però è un concetto estremamente diverso dalla classica operazione nostalgia, visto che soprattutto in Corea e nelle profondità dei server competitivi, è tuttora giocato tantissimo, tanto da superare il suo eccezionale predecessore. Starcraft Remastered è un omaggio a chi ha perseverato per questi due decenni, un tributo al re degli strategici e una lezione per chi si è avvicinato recentemente al panorama degli strategici in tempo reale.

C’era una volta uno sceriffo confederato…

Cercando di guardare le cose da una prospettiva scevra da sentimentalismi, Starcraft Remastered ha subito certo delle migliorie per quanto riguarda la risoluzione in 4K, lo zoom che mancava nella versione originale e il 16:9 che rende tutto molto più fluido e godibile (è possibile tornare alla grafica originale premendo F5, così da apprezzare il lavoro svolto), ma sono rimasti comunque i difetti storici del gioco originale e della sua espansione Brood War, compresa ovviamente nel titolo. I gruppi di controllo non possono essere impostati e ovviamente ogni unità può essere raggruppata fino ad un massimo di 12; è impossibile dare ordini in coda di produzione e come non citare il pathfinding terrificante del gioco, dove le vostre truppe se non guidate passo dopo passo rischiano di finire in luoghi non proprio ospitali (leggasi biostrato Zerg). Giocare a Starcraft Remastered dopo anni di RTS moderni è un calcio allo stomaco potentissimo, un titolo macchinoso e che non fa sconti a nessuno, con una curva d’apprendimento nelle missioni della campagna ripidissima. Non è stato fatto nessuno sconto e nel bene o nel male, rimettere le mani sul titolo vi catapulterà indietro inevitabilmente di venti anni. Non che questo abbia scoraggiato i giocatori di mezzo mondo, soprattutto in Corea dove il titolo Blizzard rappresenta praticamente una religione, che hanno continuato a giocarlo anche a livello competitivo, garantendone così la sopravvivenza e facendone apprezzare i difetti. E’ ovvio che il confronto con i moderni titoli, soprattutto con Stracraft 2, risulta impietoso, facendovi apprezzare tutte le migliorie conseguite in questi anni, ma è innegabile il fascino che il titolo ancora esercita sui giocatori che hanno qualche anno in più. Avviare il gioco è un tuffo nel tempo verso l’apoteosi della microgestione, il tunnel carpale, le emozioni e la difficoltà di quei pomeriggi interminabili cercando di salvare milioni di vite dalla Regina delle Lame o rivedere l’eroico sacrificio di Tassadar.

Il Khala è in tutte le cose

Starcarft e Brood War hanno segnato la storia della fantascienza videoludica con una saga complessa, ricca di sfaccettature e di tematiche profonde, con personaggi che sono entrati prepotentemente nell’immaginario di tutti i giocatori PC. La travagliata storia d’amore tra Jim Raynor e Sarah Kerrigan, il tradimento di Mensgk e l’onore di Tassadar e Zeratul, tutti eroi che abbiamo amato e odiato. Le sei campagne del gioco, per decine e decine di ore di gameplay rimangono tuttora uno dei migliori esempi di narrativa e giocabilità. Il successo di Starcraft, indipendentemente dalla complessità del suo multiplayer, è proprio nella complessità ed epicità della sua trama, negli intrecci e nelle relazioni tra i personaggi, che fino all’avvento di Blizzard erano praticamente impossibili da trovare in un titolo simile. Con Starcraft Remastered questa sensazione è amplificata, dato che le migliorie etiche hanno invaso anche i ritratti dei personaggi e le loro animazioni durante i briefing. Ora tutti sono stati rimodellati con animazioni più verosimili e complesse, che rendono il tutto più moderno e godibile, così come il doppiaggio è stato riadattato sulla falsariga di quelli di Starcraft 2, rendendo il tutto molto più familiare per chi ha conosciuto solo gli episodi moderni. Quello che è rimasto intatto è il comparto cinematica, dove i video di intermezzo risultano essere esattamente quelli di venti anni; effetto nostalgia sicuro, ma lo sbalzo qualitativo si nota in maniera forse eccessiva.

Corea Domina

Nonostante l’innegabile fascino del single player, è inutile negare che la vera anima di Starcraft è il multiplayer competitivo. Blizzard ne è perfettamente a conoscenza e per questo ha deciso di svecchiare il matchmaking rendendolo più moderno e funzionale. Non lasciatevi ingannare però, lì fuori vi aspetta l’inferno. Se sono passati anni dalla vostra ultima partita online, preparatevi ad essere disintegrati in pochissimo tempo da infami Zergling Rush o cheese Protoss di inspiegabile foggia. Starcraft non è un gioco che fa sconti, non ne ha mai voluto fare e non intende certo iniziare adesso. Farsi distruggere online è il primo passo per l’accettazione che nel mondo esistono i giocatori propriamente detti e chi cerca di emularli; Starcraft è dedizione, studio delle build, riflessi, velocità di esecuzione e di pensiero. In Corea il titolo Blizzard non è mai tramontato e molti altri giocatori storici sono tornati all’ovile dopo anni passiti sulle ladder di Starcraft 2. Tutti i professionisti storici sono tornati a darsi battaglia con nomi del calibro di Fish e WhiteRa, il signore dei Protoss in Europa. Libero anche l’accesso ai server coreani stavolta, dove il significato della parola incapace assume nuovi e profondi significati. Al di là dello stupro online (perché di questo si tratta, a meno che non iniziate ad allenarvi sul serio), Blizzard ha lasciato anche intatte tutte le chicche che i giocatori avevano apprezzato come community, tra tutte ovviamente l’editor di mappe, che permette ai giocatori di creare i loro scenari personalizzati e mostrarli agli amici.

PRO:

  • Tutto il fascino del primo Starcarft
  • Risoluzione 4K e migliori estetiche
  • Tutte le feature storiche sono rimaste intatte
  • Matchmaking sensibilmente migliorato

CONTRO:

  • Permangono i difetti storici della serie
  • Qualità dei filmati rimasta a venti anni fa

Versione testa: PC