Ne avevamo già parlato su queste pagine di come in questi anni travagliati si sia vista la nascita di un nuovo genere, che goliardicamente avevamo ribattezzato “per Youtubers”. Walking simulator dalla chiara connotazione horror (o presunta tale), adatti a sedicenti personaggi dall’urletto facile e la cultura videoludica di un pensionato. Se cercate in giro per il sottobosco di Steam troverete decine e decine di titoli simili, alcuni più famosi, altri totalmente sconosciuti. Rise of Insanity, sviluppato dal piccolo studio polacco di Red Limb Studio, rientra esattamente in questa categoria, promettendo una storia inquietante, momenti di tensione e tant’altro, ma fallendo miseramente in tutto.

Did I ever tell you the definition of insanity?

Rise of Insanity racconta la storia del dott. Stephen Dowell e della sua famiglia massacrata barbaramente da un sedicente assassino. In quello che vorrebbe essere un percorso a ritroso o una ricerca di giustizia tramite dubbie tecniche di ipnosi, il gioco vi porterà man mano a scoprire la verità dietro gli omicidi in quello che vorrebbe essere un racconto disturbato e ricco di colpi di scena. Peccato che già dopo venti minuti l’intera vicenda vi sarà chiara nella sua interezza nel caso abbiate giocato a qualsiasi altro gioco che abbia come setting un qualsivoglia horror psicologico ambientato in un manicomio o ospedale abbandonato. Se in Town of Light la narrazione passiva portava a nudo la verità inquietante dei manicomi italiani e raccontava una storia vera di umana miseria, in Rise of Insanity abbiamo uno sparuto dottore che cerca di seguire le tracce dell’omicidio di suoi cari attraverso flashback e allucinazioni indotte, con una serie di visioni che più che chiarire disorientano, ma in maniera non costruttiva. Forse per nascondere la banalità della trama, gli sviluppatori hanno cercato di inserire tanti più elementi possibili nella speranza che la storia di Rise of Insanity si raccontasse da sola, o che il vuoto tra sequenze potesse essere interpretato come mistero, ma così non è stato. Il risultato è una sequela di deliri incomprensibili, allucinazioni che utilizzano tutti i più grandi cliché del genere e un finale talmente deludente ed inspiegabile da rasentare il vuoto. Per i circa 70 minuti necessari a completare il gioco sarete sommersi da risate di bambini, apparizioni di presenze a caso, disegni inquietanti di ombre, insomma, tutto quanto già visto e rese famoso in altri media e titoli.

L’inconsistenza e il nulla

Non che sia molto da dire anche sul gameplay. Rise of Insanity è praticamente un walking simulator in cui girovagherete sempre per gli stessi luoghi, dove andando avanti potrete accedere a stanze prima chiuse a chiave ed interagire con alcuni degli indizi sparsi negli ambienti. La presenza di un paio di enigmi non riesce a dare profondità ad una giocabilità elementare che rasenta la tech demo, il tutto poi appesantito dalla necessità di riproporre sempre gli stessi luoghi. Se da un lato alcuni ci sono parsi particolarmente ispirati, con rimandi palesi all’estetica di Lynch, il dover percorrere sempre e comunque gli stessi ambeinti, alternati tra loro con un ritmo velocissimo e senza senso, ha dilatato la percezione del tempo in maniera inverosimile, rendendo l’ora di gioco di Rise of Insanity particolarmente lenta e tediosa. Anche tecnicamente, il gioco non fa certo gridare al miracolo, anche se la componente VR potrebbe intrigare gli ardimentosi cavalieri della realtà virtuale. Peccato per una motion sickness elevatissima, che distrugge completamente quel briciolo di atmosfera che il gioco porta con sé.

PRO:

  • Un paio di ambientazioni ispirate

CONTRO:

  • Durata imbarazzante
  • Storia banale e narrata in maniera sconclusionata
  • Tecnicamente mediocre
  • Ennesimo walking simulator

Versione testa: PC

Voto: 5

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RASSEGNA PANORAMICA
VOTO FINALE
5
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Renato Passalacqua
Apparso nella redazione di Game-eXperience come Terminator e con un' unica missione, ovvero la recensione perfetta. É come una macchina inarrestabile, non teme nessun gioco. Qualsiasi sia la piattaforma, da quella Next Gen alla Retró, lui é sempre li pronto come un giudice di X-Factor per dare la sua ardua sentenza. È talmente immerso nel suo lavoro che potrebbe dare un voto anche alla vostra prestazione sessuale.