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Recensione | Raiders of the broken planet

MercurySteam cambia totalmente rotta, non soltanto in termini prettamente videludici, e prova a cambiare le carte in gioco con Raiders of the broken planet, uno shooter in terza persona molto particolare che non mira a spodestare i grandi del genere ma va a proporsi come una valida alternativa in termini di formula e sviluppo. Al momento è disponibile soltanto la prima campagna, l’abbiamo approfondita insieme ad un sistema di gioco davvero interessante.

Gloria all’asimmetrico

MercurySteam è ormai un team di sviluppo famoso grazie a produzioni come Castelvania: Lords of Shadows e il recentissimo Metroid: Returns. La collaborazione con Konami ha portato il team spagnolo tra le grazie del pubblico e in una situazione economicamente stabile a tal punto da proporre un nuovo e coraggioso modello di business dedicato al lancio dei videogiochi. Raiders of the broken planet è un titolo fortemente in contrasto con le meccaniche di lancio tradizionali e si propone sotto una forma di free-to-play mirata ad introdurre il giocatore ad un prologue esplicativo per poi proporre le varie campagne in acquisto separato. Una sorta di lancio ad episodi che si lascia prova in tranquillità mettendo sul piatto un’offerta tutto sommato consistente per poi lasciare al giocatore libera scelta sull’acquisto. Il costo delle singole campagne è di 9,99€ per un totale di quattro missioni da completare in circa 6-8 ore di gioco complessive. Un rapporto qualità/prezzo molto interessante se consideriamo l’alta rigiocabilità del titolo e l’imprevedibilità delle varie missioni basate non soltanto sui membri della squadra ma anche sulla componente multigiocatore. Il concetto di multiplayer asimmetrico è stato già abbastanza assimilato e digerito dalle varie community partendo dal suo capostipite, Evolve, fino a progetti minori come White Noise e Friday the 13th the game. Un concetto fortemente dipendente da un bilanciamento estremamente delicato che porta la maggior parte dei titoli del genere ad essere essenzialmente ingiocabili o comunque poco interessanti.

Raiders of the broken planet è uno shooter in terza persona che non mira a stravolgere i dogmi del genere ma introduce un paio di meccaniche interessanti capaci di stravolgere l’esperienza di gioco. Strutturato in campagne che raccontano storie parallele che, attraverso un intreccio di eventi, danno vita ad una lore molto profonda e ben strutturata. I sei personaggi attualmente disponibili permettono di spaziare attraverso il concetto di “eroi” tipici dei Moba e di FPS come Overwatch e concetti più legati agli RPG come quello del Tank e del DPS. Ogni personaggio porta infatti con se un equipaggiamento diverso, adatto a situazioni specifiche. Un tank ad esempio non sarà capace di eliminare i nemici a grandi distanze ma potrà godere di una resistenza maggiore ed una maggiore potenza di fuoco a distanza ravvicinata. Tutto molto ben concepito e bilanciato se non per alcuni esempi estremi. Ci ritroveremo infatti in alcune situazioni durante le quali il nostro personaggio, per sua natura, si rivelerà totalmente inutile, danneggiare un boss volante a grande distanza è letteralmente impossibile con un fucile a pompa ad esempio così come affrontare un’orda di nemici a distanza ravvicinata risulta infattibile per un cecchino.

Carta-forbice-sasso

Una delle meccaniche più interessanti presenti in Raiders of the broken planet è una piccolissima ma estremamente importante componente simil-picchiaduro. Il titolo si presenta infatti molto restio in termini di munizioni e, pur trattandosi di un semplice TPS che impone l’eliminazione di decine e decine di nemici, ci ritroveremo spesso senza munizioni o comunque in situazioni spinose difficili da superare a suon di piombo. In aiuto del giocatore arriva dunque la possibilità di eliminare i vari nemici in combattimento corpo a corpo. A differenza di tutti gli altri titoli del genere, Raiders of the broken planet propone un sistema di corpo a corpo molto particolare che si basa su un principio simile a quello della morra cinese. Il titolo permette infatti di schivare, colpire con pugni e calci ed infine di effettuare una presa. La presa batte la schivata, la schivata batte il pugno e il pugno batte la presa. In sostanza si tratta di un sistema abbastanza macchinoso per mettere in campo una soluzione simile al dodge e parry presente in moltissimi action-rpg. Scontrarsi con un avversario diventa dunque una battaglia a suon di fortuna in quanto è praticamente impossibile prevedere le mosse del nostro nemico e tutto il carico della battaglia viene addossato alla semplice ma efficace imprevedibilità. È possibile affrontare Raiders of the broken planet anche in solo sebbene sia fortemente sconsigliato in quanto il numero di vite disponibili viene sensibilmente ridotto mentre il numero di nemici resta sempre lo stesso, è consigliato dunque affidarsi al matchmaking o affrontare il titolo con qualche amico per rendere il tutto meno frustrante e più cooperativo. Entrare in matchmaking non vuol dire però soltanto cercare compagni ma implica la possibilità che un antagonista si infiltri nella nostra missione. Così come in tutti i titoli dal multiplayer asimmetrico, l’antagonista si ritrova ad ostacolare quattro giocatori e, proprio per questo motivo, può godere di diversi bonus e di respawn infiniti mentre le vite della squadra sono soggette ad un contatore che al suo scadere darà il via ad una gara di sopravvivenza. Se l’antagonista riuscirà a sconfiggere tutti i giocatori avrà vinto altrimenti le vite saranno ripristinate e la missione andrà avanti. Sebbene non tutte le partite in co-op vadano affrontate necessariamente con un antagonista, limitandosi così a lasciare i giocatori a vedersela con l’IA, quelle partite durante le quali faremo a pugni con un altro giocatore si riveleranno quasi impossibili da vincere per i Raiders. È proprio a questo punto che uno dei difetti più gravi di Raiders of the broken planet rivela la natura poco bilanciata del titolo. Non si tratta di una lacuna incolmabile ma allo stato attuale delle cose il forte sbilanciamento verso l’antagonista rende le partite in 4 contro 1 impossibili e poco divertenti. Ricordiamo che fallire una missione non ci permetterà di andare avanti con le missioni successive innescando così un meccanismo di ripetitività poco soddisfacente e spesso frustrante. L’antagonista ha infatti campo libero tra i nemici, respawn infiniti ed è capace di muoversi in modo imprevedibile in ogni fase della missione. Un lavoro di bilanciamento è dunque necessario per riportare il titolo sui giusti binari.

Make your hero

La componente che riguarda la personalizzazione va a costituire una parte molto importante dell’esperienza di gioco, un sistema fatto di carte e potenziamenti permette al giocatore di assegnare ai vari eroi diverse abilità o equipaggiamento a patto di avere l’oro necessario o la valuta acquistabile attraverso denaro reale per farlo. Il sistema di micro-transazioni non è estremamente pesante e va ad impattare il lato cosmetico del titolo, mettendo a disposizione una gamma di skin ben disegnate che rendono i personaggi ancora più belli da vedere. Il taglio artistico di Raiders of the broken planet sfrutta sfrutta il concetto di estremo e, in modo molto similare a Borderlands, riesce ad instillare quell’ironia tragicomica capace di strappare più di un sorriso. Siamo sicuri che gli amanti di Borderlands e titoli del genere andranno pazzi per le varie citazioni, easter eggs e per la pazzia in generale che permea l’intera opera non soltanto dal punto di vista dei dialoghi e del character design ma anche da quello artistico, grazie ad uno stile fantascientifico molto interessante e pieno di spunti. Da un punto di vista puramente tecnico, Raiders of the broken planet riesce ad offrire una resa grafica molto pulita che mette in evidenza il taglio artistico particolare del titolo. Durante la nostra prova su PC non abbiamo avuto nessun problema a gestire il titolo nei suoi massimi settaggi in una risoluzione a 4K, godendo pienamente di un frame-rate complessivamente stabile e bloccato sui 60 fotogrammi al secondo. Soltanto le cutscenes tradiscono una stabilità altrimenti ferrea a causa di sporadici fenomeni di stuttering e delle fastidiose bande nere che limitano la visuale. Nel complesso Raiders of the broken planet è un titolo molto interessante aperto ad una moltitudine di spunti, sappiamo che sono già in lavorazione altri sei eroi e che le campagne successive dovrebbero arrivare per la fine dell’anno. Vogliamo dare fiducia a Mercury Steam per un titolo capace di sfidare il concetto di videogioco attraverso una struttura coraggiosa e innovativa.

PRO:

  • Semplice ed immediato
  • Taglio artistico superbo
  • Accessibile a tutti
  • Metodo di rilascio innovativo

CONTRO:

  • Missioni alla lunga ripetitive
  • Sbilanciato nel 4v1
  • Modalità in solo praticamente ingiocabile

Voto finale: 7
Versione Provata: PC

Configurazione di prova

OS: Windows 10
CPU: Intel Core i5-6500
RAM: 16GB RAM DDR4
GPU: MSI GeForce GTX 1070