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Recensione | Radiant Historia: Perfect Chronology

A meno che non siate dei patiti dei JRPG, probabilmente il titolo di questa recensione non vi avrà detto nulla ed è piuttosto prevedibile, in realtà Radiant Historia è un titolo con ormai parecchi anni sulle spalle: il suo primo rialscio risale al 2010 in Giappone ed al 2011 in America, sull’attuale console portatil di casa Nintendo ovvero il DS, ma il gioco non arrivò mai su suolo europeo ed anche tramite l’import non era un prodotto facile da trovare dato il limitato numero di copie distribuito su suolo americano. Pertanto, nonostante nella realtà dei fatti questo Radiant Historia: Perfect Chronology sia una riedizione, rimane comunque una delle operazioni di rispolvero più gradite, soprattutto per noi europei che possiamo finalmente giocare ad un titolo che ci fu precluso alla sua uscita. Ma cos’è Radiant Historia? Come già detto, stiamo parlando di un JRPG che è stato sviluppato da un team di Atlus che di solito è dedito alla realizzazione dei titoli della saga di Shin Megami Tensei e già questo dovrebbe bastare per farvi capire che siamo di fronte ad un prodotto di qualità, ma se non siete convinti vi spiego il perché.

Ritorno al futuro

La storia gira intorno al personaggio di Stocke, agente segreto al servizio di Alistel, una nazione che si trova in aperto conflitto con il regno di Granorg. L’agente viene inviato per una missione di estrazione di una spia di Alister insieme a due mercenari, Marco e Raynie, ma durante la missione la squadra viene attaccata dall’esercito di Granorg, i compagni di Stocke vengono uccisi ed il protagonista si ritrova gravemente ferito. Quando tutto sembra perduto, una luce da nuova speranza ad un incredulo Stocke: il White Chronicle, un libro donato a Stocke da un suo superiore, mostrerà al protagonista la sua natura di artefatto magico capace di riavvolgere il tempo e di riportare il suo custode un attimo prima che venga compiuta una scelta importante. La storia si dipana pertanto in una serie di bivi narrativi che avranno un impatto significativo nell’avanzamento delle vicende ed il giocatore potrà “riavvolgere” il tempo ed esplorare linee temporali diverse che daranno accesso ad uno dei diversi finali della storia. L’epopea di Stocke coinvolgerà il protagonista in una serie di intrighi di corte e giochi di potere accompagnando il giocatore in una trama caratterizzta da colpi di scena ben studiati che non fanno altro che rendere sempre più avvincente la trama del gioco, ma il fulcro della vicenda sarà sempre la manipolazione del tempo che permetterà al giocatore di plasmare la propria storia in qualsiasi momento. Oltre alla trama principale già presente nell’originale Radiant Historia, la Perfect Chronology aggiunge un’ulteriore linea narrativa a sé stante che amplia ulteriormente l’offerta di questa riedizione.
Il gameplay è chiaramente una dichiarazione d’amore nei confronti di uno stile più old school del genere, basato su un combat system a turni con un party di 3 unità, che però riesce ad abbracciare anche elementi moderni. Una volta ingaggiati i nemici (che per fortuna non appaiono tramite incontri casuali ma sono visibili sulla mappa di gioco) essi saranno disposti su una griglia 3×3: affidando al giocatore la possibilità di gestire sia l’ordine dei turni (pagando il prezzo di rendere più vulnerabili le proprie unità) sia quello di spostare la posizione degli avversari sulla griglia usando le abilità del party, Radiant Historia  offre un gameplay piuttosto malleabile e scandito da ritmi veloci, permettendo di concatenare una serie di attacchi combo oppure di ottimizzare i risultati di attacchi e magie di area. Di contro, la dispsizione sul campo di battaglia delle unità nemiche sarà anche per loro molto importante in quanto assumendo specifiche combinazioni possono scatenare sul party attacchi devastanti. Il combat system quindi mostra caratteristiche strategiche interessanti sebbene, giocato a livello di difficoltà normale, il gioco si dimostri comunque abbastanza permissivo, non andando a infierire troppo sul giocatore alle prime armi. Al di fuori del combattimento non avremo una vera e propria World Map esplorabile, ma tramite un selettore potremo accedere ad aree delimitate del mondo di gioco nelle quali potremo raccogliere oggetti e risolvere piccoli enigmi ambientali per accedere a determinate zone.

Tecnicamente parlando è stato fatto un ottimo lavoro di upgrade in tutte le parti del gioco. Sul lato visivo abbiamo un migliramento degli sprite dei personaggi e dei loro artwork durante le fasi di dialogo (ridisegnati per l’occasione in alta definizione), nonché un totale rifacimento dell’interfaccia di gioco che, soprattutto nelle fasi di combattimento, risulterà più chiara ed esaustiva di quella della versione originale. Tuttavia, se gli sprite bidimensionali hanno una loro dignità stilistica e riescono ad apparire belli in ogni contesto, l’enviroment di gioco è stato invece realizzato in gran parte con elementi tridimensionali e l’effetto aliasing “tipico” del 3DS rovina l’atmosfera, soprattutto quando durante alcune “cutscenes” dove la telecamera non rimane a volo d’uccello ma si muove intorno all’ambiente. Egregio anche il lavoro fatto sul sonoro: le musiche di Yoko Shimomura, nota per aver lavorato sulle colonne sonore di decine di giochi fra i quali Kingdom Hearts e Mario & Luigi, giovano dei migliori speaker del 3DS mentre la maggior parte dei dialoghi ha ricevuto un doppiaggio in lingua inglese (assente nel gioco originale) che risulta essere ben recitato e convincente e che non farà rimpiangere ai puristi quello giapponese.

PRO

  • Trama intrigante e ben costruita
  • Battle system ben studiato e bilanciato
  • Ottimo comparto sonoro
  • Finalmente una versione europea del gioco
  • La Perfect Chronology riserva delle aggiunte interessanti

CONTRO

  • Aliasing eccessivo
  • Interamente in inglese