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Recensione | Prey

Quando gli Arkane Studios tirarono fuori quella perla di gioco che è Dishonored, si capì immediatamente di che pasta erano fatti. Una nuova IP venuta fuori dal nulla che ridefinì il genere stealth in prima persona. Non c’è da stupirsi che anche il secondo capitolo del franchise conquistò ovviamente critica e pubblico, e non passò molto prima che Bethesda decise di affidare al suo talentuoso team anche il reboot di un titolo che molti davano ormai spacciato come vaproware. Prey è stato presentato in sordina, catturando flebilmente le attenzioni del pubblico e anche il suo marketing non è stato aggressivo e agguerrito come ci si aspetterebbe da Bethesda. Quando ci siamo approcciati quindi al titolo ci aspettavamo sì un titolo decente, assolutamente ben fatto, frutto dell’eccezionale talento degli Arkane Studios, avendo avuto già un piccolo antipasto con la demo pubblicata la scorsa settimana e le varie prove precedenti, ma non questo. Dopo decine di ore di gioco, Prey ha completamente cancellato qualsiasi nostra certezza sulla definizione di ottimo gioco, ha distrutto tutte le nostre aspettativi e delusioni, mostrandosi al pubblico come ad oggi l’opera magna di Arkane Studio, il miglior fps story driven mai creato dai tempi di Bioshock e Half Life, entrando direttamente nell’Olimpo dei Capolavori. Se questa affermazione vi sembra esagerata, provate a pensare cosa si ottiene mettendo insieme le parti migliori di Half Life, Bioshock, Deus Ex e Dishonored, il tutto con una trama scritta direttamente dal creatore di Planescape Torment. Se non sapete rispondere a questa domanda, allora andate avanti a leggere la nostra recensione; altrimenti fermatevi qui e andate immediatamente ad acquistare Prey, dimenticandovi qualsiasi riferimento al Prey precedente di Human Head Studio. Qui siamo su un gioco completamente diverso.

Il giorno della marmotta

Se il nome di Chris Avellone non vi dice nulla, con una rapida ricerca su Google potrete scoprire come sia il creatore della trama di alcuni dei giochi di ruolo occidentali più apprezzati da critica e pubblico degli ultimi 20 anni, su tutti ovviamente Planescape Torment (i miei due lettori abituali avranno notato quanto questo nome compaia spesso nei miei articoli). Cosa succede se questa penna magistrale si unisce ad un team di sviluppo dal talento smisurato? La risposta, a quanto pare, è Prey. Il titolo di Arkane vede come protagonista Morgan Yu (maschio o femmina, la scelta avrà un impatto marginale sulla narrativa) che con il fratello Alex dirige la Transtar, una società scientifica all’avanguardia che produce le NeuroMod, dei chip di potenziamento cerebrale che aumentano a dismisura le capacità intellettive di chi le installa. Il 2035 di Prey è un futuro alternativo in cui il presidente Kennedy è sopravvissuto all’attentato a Dallas e questo gli ha dato la motivazione per spingere di molto la corsa allo spazio, chiedendo deliberatamente aiuto all’Unione Sovietica, facendo di fatto terminare immediatamente la Guerra Fredda. Il risultato di questa conquista spaziale è la costruzione della Stazione Talos, dove la Transtar e i fratelli Yu conducono i loro esperimenti. Ma come da tradizione, le cose poco dopo iniziano ad andare storte. Intrappolato in quello che sembra un loop di vuoti di memoria, Morgan capisce che in realtà le Neuromod sono sviluppate dagli studi effettuati su una razza aliena chiamata Typhoon, che in breve tempo ha preso il controllo della stazione spaziale. Mano a mano che proseguirete nella vostra avventura incontrerete alcuni dei sopravvissuti, metterete in dubbi alcuni legami, proverete una straziante malinconia per quelle vite spezzate e distrutte dagli alieni e dalla foga di progresso scientifico dell’uomo. Una trama eccellente, che intriga il giocatore e lo porta a cercare tutti i possibili indizi sparsi per la stazione, sotto forma di email, audio e post it. Colpi di scena ben calibrati e mai banali vi accompagneranno sin dai primi minuti di gioco, dimostrando ancora una volta l’eccezionale talento di Avellone, regalandovi un’avventura che difficilmente dimenticherete.

Un po’ di tutto

La storia si dipana attraverso tutta la stazione di Talos e anche al di fuori, visto che sarà possibile uscire nello spazio e sfruttare passaggi secondari per raggiungere determinate macro zone della stazione spaziale. Le missioni vi terranno impegnati per un buon quantitativo di ore, secondarie comprese, che tentano di volta di in volta di introdurre qualche elemento di novità, non riuscendoci sempre, ma siamo comunque di fronte ad un difetto classico di questo genere di gioco. Quello che cambia in Prey è l’approccio che noi come giocatore vogliamo dare a Morgan. Talos è un luogo enorme e pericoloso e potremmo affrontarlo nel modo più congeniale a noi come giocatori. Le neuromod saranno in grado di rendervi effettivamente un super uomo, funzionando come le classiche skill, già viste in Deus Ex, Dishonored e Bioshock, che si dividono in vari campi d’utilizzo. Ci sono quelle dedicate al combattimento, quelle dedicate allo stealth, alle riparazioni meccaniche e all’hacking di computer e torrette. Più avanti nel gioco sbloccherete anche dei poteri mentali grazie allo studio dei nemici alieni, utilissimi per l’attacco e la difesa. Le skill sono tutte utili e molto spesso un personaggio ibrido è quello che riesce a sopravvivere a tutte le situazioni mortali che Prey vi lancerà contro, ma state attenti a non esagerare con i poteri alieni, altrimenti le difese della stazione inizieranno a consideravi uno di loro. Questo trade off tra umanità e poteri psionici è anche al centro del dibattito etico della trama e influenzerà il vostro gameplay. La differenza di approcci è fondamentale in Prey, tanto che in una singola volta non riuscirete a scoprire tutti i segreti del gioco, con determinate aree bloccate dall’uso di specifici poteri o missioni. Questo rende Prey un titolo dalla longevità enorme e rigiocabilissimo, cosa non sempre riscontrabile in tanti altri titoli simili. Per quanto riguarda il gameplay puro, siamo di fronte ad un classico sparatutto in prima persona che vi lascia libertà d’azione procedendo di missione in missione. Le armi a vostra disposizione spaziano da quelle classiche e convenzionali come pistola e fucile a pompa a quelle più futuristiche come la pistola a raggi e il cannone GLOO, utile anche per risolvere alcuni enigmi ambientali. Impossibile non citare poi gli omaggi più evidenti ai titoli ai quali Prey si ispira, come la chiave inglese (Half Life e Bioshock) e la balestra (non letale e adatta per lo stealth, ma ovviamente un omaggio a Half Life). Tutte offrono un ottimo feeling ed un gunplay adatto sia alle situazioni più concitate che quelle che richiedono discrezione, non risultando mai banali e sempre perfettamente calibrate (no, un fucile a pompa non è mai banale). Menzione a parte per le granate, varie, originali e divertenti da usare, che possono davvero ribaltare una situazione nel bene o nel male (provate voi a riciclare voi stessi).

“Sono già tra noi”

I nemici alieni, i Typhoon, sono divisi in varie categorie, tutte estremamente letali nel caso li approcciaste in maniera sconsiderata. E’ proprio questo uno dei maggiori pregi di Prey, la difficoltà. Il gioco sin dall’inizio vi metterà in una situazione di pericolo ed inferiorità numerica contro un nemico letale e spietato, mentre voi sarete soli e senza alcun tipo di equipaggiamento. Le cose non cambieranno neanche quando inizierete a ottenere il vostro arsenale e i vostri poteri, visto che i nemici cominceranno a differenziarsi e a diventare sempre più forti, passando da semplici Mimic in grado di assumere qualsiasi forma di oggetto per tendervi delle imboscate a terrificanti Incubi di oltre 3 metri che vi faranno a pezzi con l’energia psionica. Procedere in maniera stealth potrebbe essere la soluzione migliore, ma molti Typhoon sono dotati di invisibilità o capacità di mimesi, quindi bisogna sempre prestare attenzione all’ambiente circostante tramite lo Psicometro, uno strumento oculare che vi permette di rilevare i nemici nelle vicinanze. Inutile dire che tutto questo avrà un impatto molto marcato sul gioco, con una tensione alle stelle che non si percepiva dai tempi di Dead Space o dell’ultimo Resident Evil. Anche procedere ad armi spianate può essere un’ottima soluzione, ma bisogna sempre tenere conto delle debolezze e resistenze dei vari nemici, garantendo così una varietà d’azione e dei combattimenti sempre al top. Prey è un gioco complesso, impegnativo, che punisce gli errori e l’avventatezza con la morte, quindi non può essere adatto a chi è alla ricerca di uno sparatutto lineare che non richieda troppa concentrazione, ma se invece ancora gettate lo sguardo verso Rapture o Black Mesa con nostalgia, allora questo è il titolo che fa per voi.

Solo eccellenze

Ci sono alcuni accenni di crafting in Prey, con un originale sistema di recupero delle materie prime che vi permetterà di riciclare i componenti per assemblare le risorse base come i medikit e le munizioni in apposite stazioni, mentre le armi possono essere potenziate con l’utilizzo di kit balistici. Le skill di Morgan andranno ad influenzare anche questi aspetti, andando ad aumentare ancora di più la flessibilità dell’uso delle neuromod. Venendo al comparto tecnico, troviamo le uniche pecche del gioco come dei caricamenti eccessivamente lunghi tra un’area e l’altra e, dato che siamo davanti ad un titolo che gira sullo stesso motore di Dishonored, quindi con un aliasing abbastanza marcato e alcuni pop up delle textures, anche queste non proprio abbondantissime. Nonostante tutto però il comparto artistico tiene banco, assemblando un contesto fantascientifico non troppo lontano dalla realtà, con uno stile squisitamente retrò anni 60 che farà impazzire gli estimatori del genere. Il level design del gioco è superlativo, arrivando ad eguagliare quello di Dishnored 2 e dell’ultimo Styx, con mappe enormi, piene di vie secondarie ed alternative. La colonna sonora è perfetta per mantenere alta l’attenzione e mettere l’enfasi giusta nelle situazioni di maggiore tensione, mentre un plauso particolare va fatto al doppiaggio italiano, semplicemente eccellente che rende credibili dei personaggi anche solo tramite messaggi audio.

PRO:

  • Trama eccezionale
  • Libertà d’azione totale
  • Longevo e variabile
  • Impegnativo e soddisfacente
  • Artisticamente eccellente

CONTRO:

  • Caricamenti lunghi
  • Qualche microscopico difetto tecnico

Versione testata: Xbox One