Milkstone Studios vola da Lordran fino all’antico Egitto con Pharaonic, un action-rpg che presenta più di una semplice somiglianza con le opere della nipponica From Software. Pharaonic è frutto di uno sviluppo totalmente indipendente che riesce comunque ad incuriosire, mettendo sul piatto un combat-system già visto ma comunque interessante.

pharaonic_001Pyramania

I ragazzi di Milkstone Studios non sono nuovi al mondo dei videogiochi, lo studio indipendente spagnolo ha prodotto diversi titoli su PC ed ha fatto il suo debutto su console con Ziggurat. La presentazione di Pharaonic aveva già incuriosito il pubblico, merito dell suo format insolito e dell’evidente traccia di Dark Souls nel sistema di gioco. Ciò che abbiamo di fronte di prospetta dunque come un titolo estremamente punitivo ma che fa del combat-system il suo elemento più importante, presentando invece una trama del tutto marginale che va semplicemente a riempire le ambientazioni in salsa faraonica. Non è la prima volta che un titolo indipendente si ritrovi a proporre delle meccaniche direttamente prelevate da produzioni maggiori, l’ultimo caso lo abbiamo incontrato con il recente The Incredible Adventures of Van Helsing, che proponeva delle meccnaiche praticamente uguali a quelle dell’eccellente Diablo III. A differenza del cacciatore di vampiri, Pharaonic riesce comunque a discostarsi con una sua identità dal titolo di From Software, grazie ad uno stile ricercato, un adattamento al 2.5D perfettamente coerente con le meccaniche di gioco ed una direzione artistica molto interessante. Il fascino dell’egitto e della sua meravigliosa storia è un terreno quasi incontaminato nel mondo dei videogiochi, la scelta di ambientare il titolo tra le piramidi dell’antico egitto risulta dunque molto interessante e porta un’ambientazione sfruttata pochissimo da altre produzioni. Lo stile di gioco di Pharaonic è molto semplice ma riesce a catturare il giocatore, trasformando la sua semplicità in un metodo che va rafforzandosi man mano che si progredisce nell’avventura. Pharaonic propone un’esperienza di gioco molto simile all’open world e compensa la sua natura in 2.5D con un sistema a binari molto efficace che, richiedendo una giusta dose di memoria o acquistando le mappe dei luoghi dai venditori, va a creare una fitta rete di passaggi e scorciatoie molto ingarbugliato. In modo molto simile a Dark Souls, le fiaschette Estus del titolo From Software vanno a tradursi in brocche d’acqua magica capace di ripristinare parte dei punti vita e i falò diventano dei totem presso i quali pregare, capaci anch’essi di ripristinare i punti vita e il mana a costo di far respawnare tutti i nemici della zona. Le bossfight costituiscono un punto imolto importante del titolo, sebbene la natura di Pharaonic non permette di creare le arene tipiche per questi combattimenti. Nonostante tali similitudini, Pharaonic si discosta nettamente da Dark Souls, integrando in modo molto convincente il mondo di gioco con il sistema di combattimento.

imageSerpentine Fire

La natura bidimensionale di Pharaonic non va a scongiurare un sistema di combattimento fatto di parate e schivate che fa da colonna portante del titolo. Se l’impostazione generale del titolo ricordava Dark Souls nelle sue meccaniche, il sistema di combattimento di Pharaonic sembra a tutti gli effetti un adattamento bidimensionale al mondo ideato da Miyazaki. Il sistema basato su binari rende l’esperienza di gioco, dal punto di vista della giocabilità, a tratti monotono, riproponendo gli stessi nemici in fila, ravvivando però la scena con alcuni “agguati” costituiti da piccole ondate di nemici, più o meno pericolosi, da sconfiggere per superare una determinata sezione di gioco. La gestione del personaggio si discosta da Dark Souls, proponendo un sistema di leveling molto più semplice, fatto di caratteristiche basilari come i punti vita o la resistenza, senza tirare in ballo parametri particolarmente complessi che sarebbero andati in netto contrasto con un titolo così semplice. La gestione dell’inventario è anch’essa molto intuitiva, proponendo alcune differenza basate sul peso dell’equipaggiamento che vanno a creare un rapporto peso/agilità molto funzionale, spingendo il giocatore a cercare uno stile di gioco personale, dall’agile guerriero, veloce ma con poco danno e resistenza, al soldato più imponente, lento ma letale. La tanto amata meccanica del Parry di Dark Souls viene riproposta in Pharaonic, questa volta con un ruolo molto più importante: la parata con lo scudo permette di limitare i danni al costo della resistenza, mentre il Parry vero e proprio consiste in un contrattacco capace di sbilanciare il nemico, permettendo al giocatore di infliggere più danni possibili. La meccanica del parry è una delle tecniche di base per i giocatori più esperti di Dark Souls e richiede un tempismo quasi perfetto per essere eseguita. Pharaonic gode quindi di un bilanciamento molto buono, condito da una personalizzazioe notevole del personaggio almeno nelle prime fasi di gioco. Il punto più dolente dell’intera produzione sta infatti nella varietà, esistono diversi tipi di nemici, ognuno di essi va combattuto in modo diverso, Definire ogni nemico in base ad una tipologia richiede una varietà non indifferente per garantire la fruibilità del titolo, Pharaonic non riesce in questo intento e propone quasi sempre gli stessi nemici che, alternandosi, diventano ripetitivi con il passare del tempo. Da un punto di vista più tecnico Pharaonic mira decisamente alla semplicità, proponendo una resa grafica nettamente inferiore agli standard odierni, un prezzo da pagare per poter godere della fluidità di un titolo basato fondamentalmente sui riflessi. Sebbene la resa grafica non sia delle migliori, Pharaonic offre comunque delle ambientazioni molto belle da vedere, sopratutto con occhio artistico, tendendo a nascondere i difetti di una produzione grafica al limite del mediocre con un comparto artistico interessante e stimolante. L’avventura di Pharaonic va ad assestarsi sulla decina di ore, sebbene il titolo sia condito da diverse quest secondarie da raccogliere esplorando gli anfratti del mondo di gioco. Tali quest secondarie non costituiscono un elemento importante e si limitando a ricompensare il giocatore con alcuni oggetti, senza andare a creare una storyline interessante che comunque rimane marginale ai fini dell’esperienza di gioco.

PRO:

  • Sistema di combattimento convincente
  • Stilisticamente interessante
  • Fluidità ineccepibile

CONTRO:

  • Trama poco accennata
  • Scarsa varietà
  • A tratti poco preciso

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RASSEGNA PANORAMICA
VOTO FINALE
7.5
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Alessandro Di Liberto
Cresciuto a pane, Pink Floyd e videogames, Alessandro è il tipo di videogiocatore che riuscirebbe a far spuntare notifiche di obiettivi e trofei anche su un Sega Master System. Non esiste nel continente persona più adatta a rivelarvi tutti i segreti dei vostri titoli preferiti. Assicuratevi solo di portare con voi dei calendari di ricambio nel caso in cui gli chiediate di provare giochi che presentano instabilità nel multiplayer, bug e glitch.