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Recensione | Perception

The Deep end Games, un team di sviluppo indipendente formato da veterani provenienti da titoli come Bioshock e Dead Space, ci trascina nell’oscurità di Echo Bluff. Perception è un titolo dalle caratteristiche prettamente Horror che riesce però a distinguersi per le sue meccaniche insolite ed un setting tutt’altro che scontato.

Alone in the Dark

Quando le menti brillanti che hanno portato alla luce titoli come Bioshock e Dead Space si impegnano per produrre un videogioco indipendente, le orecchie di tutti gli appassionati del genere e del mondo dei videogiochi si drizzano improvvisamente, seguendo con particolare attenzione l’evoluzione di un progetto non legato ai dettami di un publisher. È proprio il caso di Perception, un titolo che ricorda in ogni suo momento le produzioni sopra citate ma che riesce a costruirsi una propria identità attraverso delle meccaniche insolite ed un setting generale molto interessante.

Il titolo ci mette nei panni di Cassie, una ragazza non vedente che, dopo anni di pratica e di sacrifici, è riuscita a trovare un modo per percepire il mondo che la circonda attraverso le onde sonore. Le prime battute di gioco ci illustrano, attraverso una carrellata di sequenze, una vita difficile, fatta di ostacoli che un handicap come la cecità impediscono lo sviluppo di una persona in modo ottimale. La nostra Cassie non è una ragazza che si da per vinta e investe tutte le sue energie in modo da riuscire a percepire il mondo e gli oggetti che la circondano. Seguita da un Medico specializzato, la nostra protagonista è infatti capace di vedere gli oggetti attraverso le onde sonore, proprio come Daredevil, introducendo una struttura di gameplay totalmente innovativa che impone al giocatore una metodica osservazione del mondo circostante. La natura Horror del titolo prende vita già dalle prime fasi di gioco e, sebbene guidato da un incipit non proprio brillante, ci ritroviamo quasi subito all’interno della villa di Echo Bluff.

La trama di Perception si sviluppa infatti all’interno delle mura della misteriosa villa che ossessiona Cassie durante i suoi incubi e che si dimostra essere in qualche modo legata alla ragazza da un passato tumultuoso, lo scopo finale di Perception è infatti scoprire la verità sulle origini di Echo Bluff e sul legame che scorre tra Cassie e la villa. Nulla di nuovo sotto il cielo, almeno per molti, villa infestata, incubi e presenze misteriose in un setting tipicamente americano direttamente da Amityville. Ciò che rende Perception unico nel suo genere è però lo stile di gioco che, pur essendo basato sulla cecità della protagonista, fa molta leva sull’esplorazione e sull’interazione ambientale. La nostra Cassie non è però del tutto sprovveduta e può godere di un aiuto tecnologico capace di leggere e comunicare attraverso dei messaggi audio alcune peculiarità del mondo di gioco o decifrare e dare informazioni su determinati oggetti raccolti.

A spasso col Diavolo

Così come accade in numerosissime produzioni del genere, a darci la caccia troveremo una misteriosa presenza. Tale entità ci perseguiterà per tutta la durata del gioco e, nel caso in cui si faccia troppo rumore, saremo costretti più volte a nasconderci nei tanti nascondigli che Echo Bluff ci offre, che sia una semplice cesta in vimini o un baule per finire al classico armadio. Una delle note dolenti del titolo arriva proprio dalla presenza che incombe sulla villa, non dotata di particolare intelligenza sarà facile scappare sebbene molto spesso ci ritroveremo a salvarci per il rotto della cuffia a causa del naturale bisogno di saggiare il mondo circostante per trovare un nascondiglio adeguato. Perception offre inoltre una componente quasi da puzzle game che cerca in qualche modo di tenere impegnata la mente del giocatore ma con scarso successo data l’estrema facilità degli enigmi proposti. Il ritmo del titolo è molto scorrevole e la voglia di sapere cosa si nasconde tra le mura di Echo Bluff spinge il giocatore a superare le prime perplessità riguardanti l’intelligenza artificiale e la relativa facilità dei puzzle, un’esperienza da vivere in costante ansia dovuta alla consapevolezza di essere tutto sommato incapaci di percepire il mondo che ci circonda se non attraverso le sue forme. Perception ci permette di costruire il misterioso legame da Cassie ed Echo Bluff attraverso i ricordi frammentati degli incubi che perseguitano la ragazza, rivelando un lato macabro e molto interessante della produzione che riesce in qualche modo ad arrivare quasi al concetto di Steampunk grazie alla presenza di bamboline meccaniche e altri oggetti appartenenti a tale cultura.

Analizzando Perception da un punto di vista più tecnico si evince uno stile molto basilare che riesce ad esprimere uno stile minimalista fatto di suoni e frammenti di percezione che ricalcano in modo eccellente il concept del titolo. La nostra prova su PC non ha evidenziato problemi tecnici se non per un’eccessiva semplicità delle impostazioni grafiche e la presenza di menù di gioco troppo rudimentali e poco reattivi. Il comparto sonoro, come prevedibile, è invece il cuore pulsante del titolo. Utilizzano i suoni non soltanto per vedere ma anche per comunicare e trasmettere quel senso di ansia e tensione tipica degli horror. In conclusione siamo di fronte ad un titolo molto interessante che non riesce però a concretizzarsi completamente evidenziando alcune lacune che non tutti i giocatori saranno disposti a sopportare.

PRO:

  • Trama interessante
  • Dinamiche di gioco innovative
  • Horror al punto giusto

CONTRO:

  • Intelligenza artificiale da rivedere
  • Enigmi troppo semplici
  • Graficamente migliorabile

Versione Provata: PC