Siamo sinceri, quando abbiamo visto il nome di Chris Avallone accostato a quello di un nuovo gioco di ruolo il nostro cuore ha titillato abbastanza. Il padre di Planescape Torment e Prey tornava finalmente a quello che doveva essere il suo genere principe, e la possibilità di avere un nuovo Baldur’s Gate, anche solo d’ispirazione, era davvero allettante. Pathfinder Kingmaker doveva essere proprio questo, la trasposizione videoludica di un gioco di ruolo pen and paper come lo è Pathfinder, in linea con gli standard d’eccellenza che furono dei vecchi titoli dei forgotten Realms. Le premesse quindi per un titolo indimenticabile c’erano tutte, ma come sarà andata a finire con il titolo di Owlcat Games? Sdarà davvero l’erede sperato di Baldur’s Gate?

Tu sarai Re

Con un nome come quello di Avallone nel cast, sulla trama avevamo ovviamente delle aspettative altissime. Pathfinder parte in realtà con un pretesto decisamente poco originale, con l’eroe chiamato a condurre un gruppo di combattenti per liberare le terre centrali del regno occupate da un perfido signore della guerra che se ne è appropriato con la forza. La ricompensa per questa crociata è il controllo stesso delle zone liberate, che dovremo nelle fasi gestire nelle fasi più avanzate del gioco, con scelte che andranno ad influenzare successivamente l’esito della storia. Il proseguo della storia fila via liscio per tutte le oltre cinquanta ore necessarie a completare il tutto, con alcuni spunti interessanti e alcuni combattimenti davvero memorabili, ma non il ruolo di Avallo rimane quello di consulente e per questo non raggiunge i picchi di un Planescape Torment o di un Prey.  Ottimi invece i vari personaggi che incontreremo durante le nostre avventure, tutti dotati di background differenti ed originali, rendendo davvero difficile scegliere tra i propri preferiti. Capiamoci, siamo comunque di fronte ad un gdr di stampo classicissimo, quindi se disdegnate la lettura sarà per voi praticamente impossibile carpire molte delle sfumature di storia e personaggi, ma per quelli che invece decideranno di seguire le decine e decine di linee di dialogo verranno ricompensati con alcuni tra i dialoghi più geniali degli ultimi anni.

Un tuffo nel passato

Nei concetti generali, Pathfinder Kingmaker è quindi un gdr molto classico, che inizialmente non svela le differenze con i suoi simili, se non per un’accuratezza delle regole di Pathfinder davvero eccezionale. Proprio qui troviamo la prima difficoltà intrinseca ed imprescindibile: la complessità. Ad un novizio di un gioco di ruolo Pathfinder Kingmaker sembrerà estremamente macchinoso, lento, pregno di statistiche e numeri all’apparenza inutili. Ovviare a tutto questo è ovviamente impossibile, e per questo ci rifiutiamo di considerarlo come difetto del gioco, dato che non fa altro che trasportare sullo schermo il meraviglioso mondo di Pathfinder. Con pochissimo impegno, se non quello di leggere regole e tutorial, chiunque può creare il proprio personaggi preferito partendo praticamente da zero, e arrivando in qualche ora sfruttare al meglio il proprio alter ego virtuale. Per quelli che invece masticano già i pen and paper, Kingmaker regalerà una tra le trasposizioni più complete mai create, dove tutto trova riscontro nel manuale di gioco, riuscendo però grazie al videogioco a tagliare via i tempi morti e i calcoli tipici del gioco da tavolo. Per proseguire, Pathfinder Kingmaker richiama in tutto e per tutto i vecchi Baldur’s Gate e Icewind Dale, dove la pausa tattica sarà la vostra migliore amica. Proprio questo ci dà l’opportunità di parlare dell’altra caratteristica importante del gioco, ovvero la sua difficoltà. Salvare le terre centrali sarà tutt’altro che semplice, e i nemici sono numerosi i potenti, tanto da non lasciarci mai la sensazione di essere davvero onnipotenti, cosa che capita più spesso del solito nei giochi di questo tipo. Già da subito verremo bastonati a suon di magie ed esplosioni, forzandoci a ragionare e ad affrontare ogni combattimento, compreso quello all’apparenza più banale, con la dovuta cautela, visto che il game over è dietro l’angolo. Pianificare la propria strategia per qualsiasi scontro e sfruttare al meglio le sinergie tra i vari membri del gruppo sarò fondamentale per riuscire e trionfare, ma non sarà mai così scontato. Questa caratteristica assume una doppia valenza: se da un lato questo tipo di difficoltà intriga il giocatore esperto e amante della strategia, dall’altra può risultare alla lunga tedioso nel dover gestire ogni singolo incontro alla perfezione, anche quelli che non dovrebbero più rappresentare un problema.

Il mio regno per un drago

Tra le altre novità nel genere, introdotte da Pathfinder Kingmaker, troviamo una gestione della meccanica di riposo davvero particolare, che ci obbliga ad assegnare ai membri del gruppo vari compiti. Questi, che vanno dai turni di guardia alla cucina, terranno conto delle abilità di ogni singolo personaggio, realizzando vantaggi e svantaggi passivi a seconda del risultato dopo il periodo di riposo. Un’aggiunta piacevole, che spezza il ritmo eccessivamente monotono della meccanica combattimento/riposo. Ma la vera innovazione avviene a qualche ora dall’inizio del gioco, quando finalmente dovremo gestire il regno che dà il nome al gioco, Kingmake appunto. Qui Pathfinder entra nel vivo della sua componente gestionale, permettendoci di costruire il nostro dominio come meglio crediamo, puntando su edifici e politiche che vengono riflesse dall’allineamento del nostro personaggio. Essere malvagi farà apparire le cose in maniera totalmente differente rispetto a quando interpreteremo un personaggio buono o neutrale addirittura, influendo anche su gli oggetti che potremmo ottenere, le relazioni con gli altri npc e ovviamente con missioni secondarie e principali che si sbloccheranno a seconda di come gestiremo il nostro regno. Non c’è ovviamente da aspettarsi una complessità gestionale da far impallidire un city builder, ma Pathfinder Kingmaker ce la mette tutta per non sfigurare, riuscendo a donare al giocatore un’ulteriore componente su cui mettere le mani.

Colpo critico

Sembrerebbe tutto eccellente, se non fosse però che nel comparto tecnico Pathfinder kingmaker offre il fianco a tutta una serie di problemi dovuti più che altro alla sua provenienza dal paese dei Kickstarter. Le animazioni e i modelli poligonali sono estremamente approssimativi ed effettivamente la personalizzazione del proprio personaggio dal punto di vista estetico è estremamente basilare. Ci saremmo aspettati effettivamente qualcosa di più, e paragonandolo ad un progetto simile ma artisticamente e tecnicamente anni avanti come Divinity 2 Original Sin, si resta davvero delusi dal livello qualitativo. Tuttavia le illustrazioni sono invece di prim’ordine, rasentando quelle eccellenti presenti sui manuali cartacei dei GDR. Un’altra grande pecca proviene dal quantitativo di bug presenti nel gioco, che ci hanno costretto a ricaricare più volte una partita salvata, fatto trovare nemici invincibili o teletrasportato i compagni di squadra in altre proponibili location. Fortunatamente in questi giorni sono stati rilasciati numerosi aggiornamenti che stanno correggendo il tiro, ma il rischio di vedere mandata una partita al macello è sempre dietro l’angolo.

PRO:

  • Una trasposizione del gioco da tavolo completissima
  • Illustrazioni eccellenti
  • Longevo ed impegnativo
  • La meccanica gestionale è un’ottima aggiunta

CONTRO:

  • Tecnicamente acerbo
  • Numerosi bug, ma in diminuzione
  • Alla lunga troppi combattimenti

VOTO: 8.5

Commenti

RASSEGNA PANORAMICA
VOTO FINALE
8.5
Articolo precedenteFor Honor: superati i 15 milioni di giocatori prima del lancio di Machine Fire
Articolo successivoResident Evil 2: il nuovo trailer del Remake è dedicato ai terrificanti licker
Renato Passalacqua
Apparso nella redazione di Game-eXperience come Terminator e con un' unica missione, ovvero la recensione perfetta. É come una macchina inarrestabile, non teme nessun gioco. Qualsiasi sia la piattaforma, da quella Next Gen alla Retró, lui é sempre li pronto come un giudice di X-Factor per dare la sua ardua sentenza. È talmente immerso nel suo lavoro che potrebbe dare un voto anche alla vostra prestazione sessuale.