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Recensione | Oure

Annunciato e rilasciato durante la conferenza Sony tenutasi in occasione della Paris Games Week, Oure arriva come un fulmine a ciel sereno. Un titolo che, sin dai primi fotogrammi del trailer, vuole omaggiare produzioni come Journey e RiME, proponendo scenari onirici dal taglio artistico molto profondo. Abbiamo esplorato i cieli di Oure, nella sua versione Steam, e dopo aver salvato il mondo siamo pronti a dirvi la nostra.

Obscured by the Clouds

Spesso definiti “Videogiochi Artistici”, titoli come Oure, Journey, RiME e tantissimi altri puntano ad offrire un’esperienza di gioco incredibilmente profonda ma molto spesso passiva. Si tratta di un percorso basato sulle musiche, le emozioni ed un messaggio spesso celato tra le maglie dei paesaggi raccontando così una storia in modo silenzioso. Ci siamo avvicinati ad Oure seguendo un’ottica ormai ben definita, aspettandoci un’esperienza simile ai titoli sopra citati e, sebbene in parte, le nostre aspettative vengono soddisfatte. Il titolo di Heavy Spectrum Limited rispetta inizialmente i canoni del suo genere di appartenenza che va a posizionarsi tra il “Walking Simulator” ed un accenno di puzzle game per dare quel tocco di giocabilità necessaria al titolo. Oure non è però un’esperienza totalmente passiva e, a differenza di titoli come Journey, cerca di spingere il giocatore verso l’interazione ludica attraverso dei semplici obiettivi da raggiungere ed oggetti da raccogliere. Cercare di proporre un’esperienza del genere che vada però ad includere una componente ludica solida e divertente non è un compito semplice e, almeno in questo caso, si dimostra essere la rovina più grande del titolo ma ne paleremo più avanti.

Oure, così come tanti altri giochi del suo genere, è un titolo che va a snocciolare soltanto le informazioni essenziali ai fini della sua storia e del suo messaggio lasciando che sia il giocatore a dare un senso quanto mostrato. Una bambina misteriosa, in bilico tra due dimensioni, scopre di avere un potere molto particolare e, senza alcun preavviso di sorta, si ritrova a salvare il mondo in un modo alquanto bizzarro. Ciò che possiamo intuire dal background di Oure non è altro che una semplicissima linea narrativa che serve a fornire un motivo valido perché il gioco possa svilupparsi. Trasformarsi in un drago e volare tra le nuvole alla ricerca dei Titani: questa è la nostra missione. Un incipit molto esile che cerca di dare spessore alla propria trama mettendo sul campo delle figure misteriose ed imponenti come quelle dei titani in contrapposizione con quella dei genitori della bambina che vivono in un mondo distrutto e obliato dall’oscurità più totale. Ergerci sopra le nuvole, poter scorgere il sole ancora una volta dopo una misteriosa catastrofe rappresenta invece lo slancio e la motivazione che ci spinge a cercare i titani. Nulla di particolarmente eclatante vista e considerata la natura onirica del titolo.

Black Clouds and Silver Linings

In netta contrapposizione con la vaga e spesso poco chiara trama di Oure troviamo un gameplay sorprendentemente vivace, animato da musiche allegre, leggere, come a voler comunicare quel senso di libertà dall’oscurità in favore di una luce splendente. Abbiamo però accennato all’esperienza ludica di Oure come la più grande rovina del titolo, come mai? È presto detto: nonostante l’ottima premessa iniziale, Oure spinge troppo sul pedale della giocabilità, incappando in diversi problemi che, progredendo all’interno del titolo vanno a farsi via via più pesanti e fastidiosi. Partendo da un sistema di controlli incredibilmente scomodo ed impreciso, muoversi nel mondo di Oure può risultare tutto tranne che semplice. Passeremo la maggior parte del tempo ad esplorare un mondo fatto di nuvole vestendo le sembianze di un drago ma la “guida” di quest’ultimo farà saltare i nervi anche al più calmo dei giocatori. Sotto un taglio artistico meravigliosamente bello ed affascinante troviamo infatti uno dei sistemi di comandi più fastidiosi mai visti. Ad accompagnare l’imprecisione dei comandi troviamo però la gestione della telecamera che si rivela essere confusionaria, imprecisa e molto spesso ingestibile. Insomma, vagare per le nuvole di Oure sarà anche bello almeno finché si procede in linea retta. L’intera esperienza di gioco va a fare affidamento sul ritrovamento dei titani e la loro attivazione. Attivare un titano innesca una sorta di boss-fight durante la quale dobbiamo liberare il colosso dai cristalli che lo affliggono superando diverse peripezie. Ora, il livello di difficoltà sarebbe pressoché inesistente se non fosse per la gestione dei comandi e liberare un titano si rivelerebbe un semplice viaggetto che va a spezzare il ritmo forse troppo poco cadenziato del titolo, purtroppo non è così.

Ad accompagnare il risveglio dei titani troviamo un’enorme mole di oggetti collezionabili. Tra potenziamenti per il nostro drago che vanno ad aumentare la resistenza ( ovvero l’energia che si consuma durante le fasi di accelerazione e di saluta ) e altri collezionabili che svelano la natura e la “lore” del titolo, troviamo ben 750 Sfere da raccogliere per raggiungere il 100% di completamento. Le suddette sfere servono anche a sbloccare i vari titani e sono sparse in lungo e in largo per il mondo di gioco. Inizialmente meraviglioso e surreale, il mondo di gioco si rivela essere invece un’enorme distesa bianca senza punti di riferimento, trasformando la bellezza iniziale in banalità fatta di ammassi bianchi e privi di qualsiasi vena artistica. Oure inciampa purtroppo durante il suo percorso e lo fa a causa di una progressione troppo ridondante e ripetitiva che rischia di portare alla noia, accompagnando un ritmo di gioco poco stimolante ad un sistema di controlli ingestibile e fastidioso. Il primo impatto con Oure è stato più che positivo ma il titolo riesce a spiegare se stesso in appena dieci minuti, lasciando che le restanti 4-5 ore necessarie per potare a termine i suoi propositi si rivelino ripetitive e monotone, un vero peccato.

Anche il taglio artistico inizialmente molto interessante grazie al suo carattere sognante e libero riesce a scadere nel banale. Un vero peccato ancora visto e considerata la natura del titolo, si poteva e si doveva fare di più. Resta il fatto che vagare tra le nuvole nei panni di un drago può risultare sempre divertente e soprattutto aiuta a smaltire lo stess, finché non si cerca di girare a destra.

PRO:

  • Taglio artistico ricercato ed interessante
  • Un antistress perfetto…

CONTRO:

  • …finchè non ci si imbatte nei comandi
  • Gestione della telecamera da dimenticare
  • Ripetitivo e monotono
  • Troppi collezionabili fini a se stessi

Versione Provata: PC