Facciamo un po’ un riassunto della storia: il primo Ni no Kuni uscì nel lontano 2010 unicamente in Giappone su Nintendo DS, il suo sottotitolo era qualcosa traducibile come “Lo Stregone Nero Corvino” ed il gioco vedeva concretizzarsi la collaborazione fra Level-5, che ideò e sviluppò il gioco, e Studio Ghibli, che si occupò di realizzare le concept art dei personaggi ed il video animato di introduzione al gioco. Un anno dopo fu realizzata una versione espansa del gioco su PlayStation 3 e solo dopo altri due anni dal suo rilascio nel Sol Levante essa fu localizzata in occidente: in Italia pervenne con il titolo di “Ni no Kuni: La minaccia della Strega Cinerea”  e rispetto alla versione per Nintendo DS essa comprendeva molti più filmati (sempre curati dallo Studio Ghibli), un sistema di combattimento rivisto (dato che quello originale faceva largo uso del touch screen della portatile di Nintendo) ed una corposa aggiunta al finale della storia con diverse ore aggiuntive ed un nuovo boss finale. L’edizione per PlayStation 3 è stata ovviamente quella tirata a lucido per questa riproposizione che oltre ad approdare su PlayStation 4 porterà il gioco su PC (piattaforma sulla quale è uscito il secondo episodio di Ni no Kuni l’anno scorso) e per la prima volta la serie approderà anche su Switch in un porting che però non analizzeremo in questa sede. La versione da noi testata infatti è quella PlayStation 4 ed è quella che mi accingo ad analizzare.

Partiamo parlando un po’ della trama di questo Ni no Kuni, sebbene sia del tutto identica a quella del gioco per PlayStation 3 e quindi familiare a chi ha avuto modo di giocarlo sulla scorsa generazione di console: Oliver è un tredicenne che conduce una vita piuttosto spensierata nella piccola cittadina di Motorville dove vive insieme alla madre. Oliver non sa di essere osservato da una strega che lo ha identificato come il ragazzo della profezia, il Puro di Cuore che riporterà la luce nel mondo della strega: per fare in modo che ciò non accada la strega cerca di uccidere Oliver, ma la madre riesce a salvare il figlio da un incidente causato dalla magia, attirandosi però così su di sé gli effetti dell’incantesimo della strega e morendo per un attacco di cuore. Rimasto orfano, il giovane Oliver si mette a piangere sul pupazzo che la madre le aveva regalato in passato fa e le sue lacrime spezzano la maledizione che tenevano prigioniero all’interno del bambolotto il Re delle Fate Lucciconio. Una volta libero lo spirito si rende conto che un ragazzino qualunque non avrebbe potuto spezzare la maledizione e riconosce in Oliver il prescelto che avrebbe sconfitto il genio Shadar e liberato il mondo da cui Lucciconio proviene dal dominio di questa oscura creatura. Lucciconio rivela a Oliver che i loro mondi sono collegati e che per ogni abitante di un mondo ne corrisponde uno nell’altro che lo ricorda nell’aspetto e nel carattere e la fata è fortemente convinta che la madre di Oliver abbia come anima affine la grande saggia Alicia, una potente maga che ha combattuto in passato contro Shadar, purtroppo fallendo: Oliver pertanto si decide a seguire Lucciconio nell’altro mondo per accettare il suo destino e combattere contro Shadar, aiutare Alicia e sperare che questo possa salvare sua madre. Ni no Kuni ha un’impronta fiabesca e sin dalle prime battute, un’atmosfera onirica trasmessa anche dall’art direction del gioco che però celano dei temi tutt’altro che infantili. Ciò che penalizza però una trama che comunque si rivela perlopiù piacevole, oltre ai toni in questo caso sì troppo infantili della narrazione, è tutta la parte della storia inserita postuma che mal si amalgama con il resto del viaggio di Oliver: per quanto vengano inseriti sin da subito personaggi ed elementi di trama che cerchino di inglobare la Strega Cinerea con il resto della storia, è evidente che il fulcro della trama ruoti intorno al viaggio di Oliver che culmina con lo scontro con Shadar, anche perché il colpo di scena “finale” è il culmine della narrazione e da quel punto in poi il livello qualitativo è una parabola discendente.

Parlando del lavoro tecnico invece sul quale si regge tutta la ragion d’essere della remastered, possiamo dire che visivamente Ni no Kuni è un gioiello: ad essere onesti già era splendido 8 anni fa e probabilmente la versione PlayStation 3 è bella da vedersi tutt’ora, grazie anche all’eccellente direzione tecnica ed artistica ed alla collaborazione con lo Studio Ghibli, ma il lavoro di QLOC che ha curato la remastered ha permesso di dare nuovo lustro al gioco. Innanzitutto la versione per PlayStation 4 Pro vanta due modalità, una a 1440p per 60 frame al secondo ed una a 4K per 30 fps: nel primo caso il gioco giova molto di una maggiore fluidità all’interno dei combattimenti ma anche di meno cali di framerate che invece affliggono sporadicamente il gioco in modalità 4K, ma è quest’ultima a mostrate Ni no Kuni per quello che è, ovvero una perla dal punto di vista artistico con un character design che difficilmente dimenticherete e in ogni caso il cali di frame non sono così impattanti sul gameplay. Anche il lavoro di pulizia delle texture (a parte in qualche rara eccezione nella world map) è ottimo ed il gioco acquisisce una nuova vita con colori ancora più vividi e brillanti e tonalità che immergono ancora di più il giocatore all’interno del contesto narrativo e del mondo onirico di Ni no Kuni. Se proprio si vuole trovare un difetto al lavoro grafico della remastered, i modelli poligonali sono rimasti pressoché invariati e si percepisce uno stacco fra i filmati realizzati con l’animazione tradizionale realizzati dallo Studio Ghibli ed i suoi personaggi tondeggianti e quelli fatti con il motore grafico dove le figure risultano un po’ più squadrate. Veniamo adesso alla parte dolente di questa remastered: tutto quello che vi ho detto finora sulla qualità grafica sono le uniche differenze fra questa remastered ed il gioco originale. Nessun altro elemento è stato inserito o modificato all’interno del gioco e se si pensa che l’esborso richiesto per questa remastered è di ben 50 euro paiono un po’ troppi al netto del lavoro fatto sul materiale originale. Inoltre nessun rimaneggiamento del codice  significa nessuna correzione di tutte quei difetti che andavano a minare l’esperienza di gioco originale, soprattutto nel combat system: nessun miglioramento dell’IA dei compagni non controllati direttamente che tuttora considero una delle peggiori che abbia mai provato, nessuna nuova mappatura dei comandi con la possibilità di accedere ai comandi rapidi per richiamare azioni come “Difesa” dato che spesso nei colpi caricati dei boss non avremo il tempo materiale per cercare e selezionare nel menu tale voce, non è stata rivista la traduzione del gioco dato che il personaggio di Lucciconio parla sempre in romano e se questa scelta stilistica la posso accettare all’interno dei dialoghi di gioco (anche se avrei scelto un altro dialetto, ma è una questione soggettiva) non si può assolutamente chiudere un occhio sull’utilizzo dei termini dialettali nei tutorial che dovrebbero essere i più chiari possibili; non è stato osato nemmeno l’inserimento di qualche elemento di gameplay aggiuntivo come nuove secondarie o dei famigli inediti che arricchissero l’offerta globale. Un vero peccato.

PRO

  • Il comparto artistico è rimasto splendido…
  • … e su PlayStation 4 Pro è ancora più splendido

CONTRO

  • Nessuna novità a livello di contenuti
  • Si porta dietro tutti i difetti della versione originale

Voto: 8

Versione testata: PlayStation 4 Pro

Il gioco è disponibile su PlayStation 4 e PC

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