Il viaggio iniziato nel 2033 è giunto alla fine. Dopo anni di lotte in cunicoli bui, braccati da mostri e ideologie morenti, i nostri compagni della metro sono finalmente stati in gradi di uscire e raggiungere le distese della grande madre Russia, tendendoci la mano in quella che sarà la loro ultima e più grande avventura. Metro Exodus è l’ultimo capitolo della saga sviluppata da 4A Games sotto la guida di Dmitrij Gluchovskij, autore dei romanzi best seller che ne hanno sancito la popolarità. Dopo ore di gioco, centinaia di morti e altrettante soddisfazioni, siamo pronti finalmente a salutare Artyom e i suoi Spartani, consci di aver avuto tra le mani uno dei migliori titoli conclusivi della storia videoludica recente.

Fuori in 60 secondi

L’epopea di Artyom e compagni va a concludersi in maniera totalmente differente rispetto a come eravamo stati abituati con i precedenti capitoli. Il nostro taciturno eroe non ha mai abbandonato l’idea di voler esplorare le lande deserte oltre Mosca, alla ricerca di una vita migliore o di altri sopravvissuti, idee da sempre bollate come folli e suicide. Stavolta però, complice il destino, Artyom scoprirà che il suo istinto non l’ha mai tradito, di come davvero oltre Mosca ci siano dei sopravvissuti e forse anche qualcuno che prova a far rinascere la civiltà. In un turbinio di eventi serrati, dopo la prima ora di gioco ci ritroveremo finalmente fuori Mosca, alla guida di un antico treno ribattezzato Aurora, in fuga dall’orrore della Metropolitana e in compagni di vecchie nuovi amici, come la nostra amatissima Anna, Miller e Alyosha.  Metro Exodus cambia nettamente le carte in tavola, proponendoci finalmente un’ambientazione esterna e di più ampio respiro, sfruttando questo come espediente per una narrazione da road movie post apocalittico, affascinante nella sua brutalità e desolazione.

Verrebbe immediatamente da pensare che estrapolando Metro da quella che è la sua componente naturale e caratteristica (i tunnel della metropolitana appunto), il gioco di 4A perda di mordente, avvalendosi di quella componente open world tanto cara alle produzioni moderne. Paure rivelatesi fortunatamente infondate, grazie ad alcuni semplici espedienti. Innanzi tutto, Metro Exodus è diviso in macro aree che rappresentano i livelli di gioco, liberamente esplorabili certo, ma non immensi o dispersivi, ma anzi ben contenuti e con attività tra principali e secondarie ben congeniate. Non troverete mai missioni secondarie anonime o filler per riempire il vuoto dettato dagli spazi immensi, ma piuttosto incentivi ad esplorare le rovine della civiltà prima della guerra, sia per il loot che per il piacere della scoperta. E’ questo uno dei preci principali di Metro Exodus, quello di incentivare l’esplorazione libera delle sue lande, per il gusto di farlo, per la sensazione di libertà provata dopo anni di reclusione nei tunnel, come bambini che vedono il mare la prima volta. Non importa se per arrivare sulla cima di quella collina hai sprecato decine di preziosi proiettili e altre risorse, sei lì in quel momento e stai guardando quello che ti è stato negato per tutta la vita. L’altra trovata intelligente di 4A è stata quella di inserire anche alcune sezioni relativamente più contenute e sui binari, di modo da spezzare il ritmo dell’azione e assediare il giocatore con spazi angusti  e oscuri, ma pieni di violenza ed in qualche modo “liberatori”.

La guerra non cambia mai

Se ci concentriamo sul semplice gameplay, Metro Exodus è sempre quello sparatutto survival che abbiamo imparato ad apprezzare nei primi capitoli, con un’enfasi particolare stavolta sul crafting e la manutenzione delle armi e delle armature. In questo ricerchiamo l’altro grande pregio del gioco, la necessità di mantenere l’equipaggiamento sempre in ordine, con conseguenze dirette sul gunplay e le meccaniche. In Metro si muore molto e in maniera brutale, molto spesso perché non abbiamo riparato la maschera antigas oppure perché le nostre armi hanno fatto cilecca a causa dello sporco rimasto incastrato. L’impatto sul gunplay è immediato: ogni arma ha un proprio modo di sparare, e ogni singolo colpo, a seconda della situazione, è diverso dal precedente e per questo negli scontri prolungati la tensione è altissima. Le rinnovate meccaniche stealth donano ulteriore profondità al titolo, consentendoci di affrontare il mondo di gioco in maniera sempre diversa, riuscendo a sopravvivere agli orrori che ci attendono nella taiga anche se saremo per la maggior parte del tempo da soli. Spazi più grandi indicano solo problemi più grandi, dove giganteschi pesci mutanti, ghoul ferali e comunità di folli nemici della tecnologia non attendono altro che farci a pezzi, solo per citarne alcuni.

Il russo, il tetro e la locomotiva

Impossibile non citare poi l’incredibile lavoro svolto da 4A sul versante artistico e tecnico. Siamo di fronte ad un mondo post apocalittico classico ma al tempo stesso incredibilmente originale, dove tutto è rimasto come prima della guerra, squisitamente analogico e complesso, in questa dicotomia tra tecnologia e semplicità cha affascina e cattura. Basta pensare alla mappa di gioco, totalmente artigianale, così come il diario di Artyom. Tutto questo va ad unirsi a tutta una serie di strumenti obsoleti ma efficaci, che garantiranno la vostra sopravvivenza se trattati con la giusta deferenza, come ad esempio la dinamo per caricare le torce o gli occhiali ad infrarossi. La cura nel dettaglio si traspone anche nei vari comprimari del gioco, ognuno con i suoi tratti distintivi e i suoi sogni, che vi spingeranno di volta in volta a volere tornare all’Aurora anche solo per sedervi e fare due chiacchere lontano dagli orrori del mondo esterno. A livello tecnico la nostra prova su Xbox One X in 4K ci ha lasciato davvero sbalorditi, con una fluidità a 30 FPS granitica e una definizione anche per i particolari più minuti impressionante. Non sono mancati ovviamente alcuni bug invalidanti, come freeze, pop up di textures e nemici e un paio di volte abbiamo dovuto riavviare la console, ma siamo ben lontani da quanto visto nelle altre versioni, e soprattutto nulla che non si possa risolvere con qualche patch correttiva.

PRO

  • Una degna conclusione della trilogia
  • Graficamente e stilisticamente eccelso
  • Gunplay da manuale

CONTRO:

  • Alcuni bug occasionali ma invalidanti

Versioni disponibile: PC, Xbox One, PS4

Versione testata: Xbox One

Voto: 9

Commenti

RASSEGNA PANORAMICA
VOTO FINALE
9
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Renato Passalacqua
Apparso nella redazione di Game-eXperience come Terminator e con un' unica missione, ovvero la recensione perfetta. É come una macchina inarrestabile, non teme nessun gioco. Qualsiasi sia la piattaforma, da quella Next Gen alla Retró, lui é sempre li pronto come un giudice di X-Factor per dare la sua ardua sentenza. È talmente immerso nel suo lavoro che potrebbe dare un voto anche alla vostra prestazione sessuale.