ARTICOLI

Recensione | MeiQ: Labyrinth of Death

“Makai Ichiban Kan” è un progetto nato dalla collaborazione fra il team giapponese Compile Heart (noto agli amanti del genere JRPG per aver dato i natali a serie come Hyperdimensio Neptunia e Agarest) ed il suo pulisher Idea Factory: si tratta di un progetto che prevede la realizzazione di una serie di giochi autoconclusivi, senza alcun legame fra un gioco e l’altro a parte un minimo comun denominatore rappresentato dai creativi dietro al progetto: ogni gioco infatti vede alla Masahiro Yamamato come director del progetto,Kei Nanameda al charcter design e Tenpei Sato come autore delle musiche. Il primo gioco di questo progetto è stato Trillion: God of Destruction, un RPG tattico fortemente ispirato nel gameplay alla saga di Disgaea, mentre il secondo lavor del team consiste in questo MeiQ: Labyrinth of Death che ci apprestiamo a recensire.

Hearth of Darkness

MeiQ Labyrinth of DeathMeiQ ci permetterà di entrare in un mondo nel quale mille anni prima una forza oscura aveva fatto arrestare la Terra dal suo naturale movimento di rotazione: ciò ovviamente causò un’oscurità perenne che permise ai mostri provenienti dal reame dei demoni di scorrazzare indisturbati per il mondo dei mortali. All’epoca un potente mago riuscì a sconfiggere quelle forze maligne e ripristinare il regolare moto del pianeta, portando l’umanità fuori da quel periodo buio; oggi, a distanza di secoli da quegli eventi nefasti che hanno portato all’ascesa delle tenebre, la storia si ripete e la Terra ha smesso nuovamente di ruotare e rischia di cadere nell’oblio. Per salvare il pianeta, gli anziani hanno convocato un gruppo di cinque giovani ma promettenti Machina Mage, abili e pettorute incantatrici dotate dell’abilità di evocare dei guardiani per poi farli combattere al loro fianco. Ad ostacolare la loro impresa ci sarà un potente Magi oscuro con i suoi scagnozzi, intenzionato a realizzare il suo desiderio di vedere il mondo immerso dominato dai demoni ed immerso nell’oscurità. A ben vedere la trama non è niente di che, scorre via anche piuttosto noiosamente e non presenta particolari guizzi o colpi di scena che vi porteranno a terminare il gioco per vedere come si districa la vicenda. Allo stesso modo anche le cinque maghe non sono particolarmente caratterizzate, basando la loro personalità sui soliti noti stereotipi che tanto piacciono ai nostri amici con gli occhi a mandorla. Siamo comunque disposti a chiudere un’occhio sulla trama poco interessante ed alla caratterizzazine fatta con poca voglia a fronte di un gameplay ben bilanciato e capace di divertire.

E l’impegno?

MeiQ Labyrinth of DeathPeccato che anche sul lato del gameplay MeiQ mostra una realizzazione svogliata e con qualche idea interessante sviluppata in maniera frettolosa. MeiQ: Labyrinth of Death si presenta come un JRPG dungeon crawler con tutti gli elementi tipici del genere: combattimenti a turni, enormi dungeon composti da diversi piani da esplorare, trappole ed incontri casuali. Il battle system del gioco si rivela non certo innovativo, ma comunque composto da qualche elemento fuori dall’ordinario: il nostro party potrà essere composto da un massimo di tre maghe, ciascuna delle quali all’inizio del turno ha l’abilità di evocare un guardiano che non solo l’affiancherà durante le battaglie, ma la proteggerà dagli attacchi dei nemici. I guardiani, che saranno intercambiabili, possono assorbire molti più punti ferita delle maghe prima di cadere a terra stremati e sono in grado di effettuare attacchi fisici e magici utilizzando le loro braccia ed attaccare fino ad un massimo di cinque volte, le streghette invece apprenderanno incantesimi in grado di curare le compagne di squadra ed i loro guardiani, lanciare potenti magie sugli avversari oppure modificare le statistiche di nemici ed alleati tramite buff e debuff. Unica limitazione riguarda la possibilità di usare alternativamente la strega od il suo guardiano in ciascun turno, limitando di fatto il numero di azioni che possono essere compiute ed aumentando la difficoltà generale del gioco, aspetto che in un dungeon crawler è sempre gradito. Interessante anche la personalizzazione di guardiani e maghe: ai primi possiamo sostituire la pietra che fornisce l’energia al guardiano, la sua armatura esterna e le braccia, variando ognuna delle componenti si modificheranno non solo le statistiche, ma anche le abilità e gli attacchi a disposizione del guardiano, le seconde potranno essere equipaggiate con delle pietre in grado di donare la capacità di apprendere nuovi incantesimi. Ogni incantesimo ed ogni attacco de guardiano è caratterizzato da uno fra cinque elementi che possono essere più o meno efficaci su specifici tipi di nemici: sarà quindi essenziale prima di ogni dungeon capire qual’è l’equipaggiamento più adatto ad affrontare il dungeon. Il problema del gioco consiste nell’eccessiva ripetitività delle situazioni che ci si pareranno davanti durante l’esplorazione delle aree di gioco: i nemici che ci ostacoleranno mentre percorreremo i lunghi corridoi non si differenzieranno molto da un piano all’altro dello stesso dungeon e quando per l’ennesima volta durante la nostra scalata verso il boss verremo fermati dall’ennesimo mostro contro il quale dovremo usare per l’ennesima volta la stessa strategia perderemo velocemente l’interesse per il gioco. Ad esse si aggiungono situazioni nelle quali ci troveremo ad affrontare sporadicamente mostri overpowered, di diversi livelli al di sopra del livello medio del dungeon, mostrando un pessimo lavoro di calibrazione dellla difficoltà nel gioco.
A completare il pacchetto abbiamo un comparto artistico non molto ispirato: i corridoi tutti spogli e tutti uguali del gioco sono popolati da mostri realizzati con pochi poligoni ed in maniera approssimativa, così come il design delle stesse Machina Mages non brilla per originalità. Discorso diverso invece per i guardiani, sempre molto attinenti con l’elemento di apparteneza e decisamente più curati sia nel design che nei modelli poligonali. Le musiche svolgono in maniera più che buona il loro lavoro, ma sono poco accattivanti e difficilmente vi rimarranno in testa una volta che avrete spento la vostra console. Il doppiaggio giapponese, a differenza di quello anglofono, è ben curato anche se non eccelso, così come è curata la localizzazione dei testi a schermo, disponibile però solo in inglese.

PRO:

  • Ottimo doppiaggio originale
  • Alcuni piccoli elementi innovtivi

CONTRO:

  • Trama non particolarmente ispirata
  • Estremamente ripetivo
  • DIfficoltà mal calibrata