Uno dei più grandi meriti di Square Enix in questi ultimi anni è stato quello di metter in piedi lo studio Tokyo RPG Factory, che come si intuisce facilmente dal nome, è stato incaricato di riportare in auge tutti quei titoli di ruolo in stile orientale che sono rimasti nel cuore di milioni di appassionati in tutto il globo. Se pensiamo a giochi come Secret of Mana, Chrono Trigger e ovviamente la pluri osannata saga di Final Fantasy, non può che scendere una lacrima lungo il volto di chi, da bambino o adolescente, ha passato ore ed ore a leggere infinite righe di testo, combattimenti conto boss impossibili o struggenti stori di eroismo e sacrificio. Con il loro esordi di I Am Setsuna, Tokyo RPG factory ha già dimostra la bontà dei loro intenti, ma con l’appena uscito Lost Sphear hanno confermato quello che tutti già avevano intuito: l’epoca d’oro dei JRPG classici sta per tornare.

Man on the Moon

La storia di Lost Sphear inizia nel piccolo villaggio di Elgarthe, un pacifico e ridente paesino illuminato dalla luna e circondato da boschi e montagne, dove faremo la conoscenza di Kanata, il protagonista della storia. Il giovane guerriero incarna alla perfezione i principi dell’eroe classico, con un profondo senso della giustizia e legatissimo ai suoi amici, orfani come lui, legati indissolubilmente fin dall’infanzia. Lumina è una ragazza coraggiosa ed irascibile, dotata di grande forza, ma che farebbe di tutto per i suoi compagni, mentre Locke, abile tiratore di balsestra, è il classico buontempone dal cuore d’oro che funge un po’ da spalla comica del gruppo. A questo terzetto di eroi si aggiungerà ben presto Van, misterioso e scontroso mago dal passato misterioso che deciderà di unirsi al gruppo dopo il disastro che colpirà Elgarthe. A seguito di un inspiegabile fenomeno infatti, il villaggio e il continente iniziano a sparire, come cancellati dalla memoria delle persone, coperti da una brillante patina bianca. Ben presto, tramite una serie di sogni, Kanata scoprirà di essere in grado di riportare indietro gli oggetti e le persone scomparse, e da qui partirà una ricerca in giro per il mondo per risolvere l’arcano, che porterà il nostro gruppo di protagonisti ad incontrare imperatori, re del passato, grandi guerrieri e mostri incredibili. Se la trama finora non tocca vette di originalità, è propria la sua narrazione a promuovere a pieni voti questa componente di Lost Sphear: come I Am Setsuna, anche questo titolo racconta le vicende di Kanata e del mondo in maniera estremamente malinconica, ponendo il giocatore davanti a delle scelte eticamente pesanti e costruendo il tutto su un’impalcatura di moralità e ricordi nel quale il giocatore di immerge completamente che, complici anche un ottimo comparto artistico ed una colonna sonora a tratti magica, rendono questa narrazione una delle migliori degli ultimi anni.

Final Chrono Fantasy

Per quanto riguarda il gameplay, Lost Sphear ripropone elementi del lavoro precedente di Tokyo RPG Factory, con una maggiore presenza però del posizionamento dei personaggi del party, che possono spostarsi liberamente lungo l’area di combattimento e fronteggiando i vari nemici nei loro punti ciechi. Proprio il posizionamento sarà fondamentale in molte delle boss fights del gioco, dato che la stragrande maggioranza dei nemici ha degli attacchi ad area in grado di fare a pezzi il vostro gruppo. Le opzioni di combattimento prendono spunto a piene mani da titoli che hanno fatto la storia, con le magie personalizzabili e liberamente equipaggiabili, la possibilità di indossare delle speciali tute da combattimento potenziate con mosso co-op, fino all’introduzione del Momentun, che grida a gran voce Gambit System di Final Fantasy XII. A seguito infatti dello scandire dei turni e dei danni subiti e arrecati, potrete effettuare dei potenziamenti ai vostri attacchi, sfruttando un sistema di artefatti che troverete in giro per la mappa principale. Questi attacchi Momentum devono essere eseguiti nell’esatto momento in cui il personaggio sta vibrando il colpo, premiando di fatto chi riesce a pianificare una strategia d’attacco efficace in pochi secondi. Questo perché an che i turni di gioco sono estremamente veloci, rendendo Lost Sphear un titolo tattico ma allo stesso tempo anche estremamente adrenalinico. Tutto questo, unito alla grande personalizzazione del proprio pool di magie ed equipaggiamenti, rende i combattimenti estremamente divertenti e non tediosi, pericolo che in titoli del genere è sempre in agguato. Non di meno però, Lost Sphear risulta un gioco discretamente impegnativo anche già a difficoltà normale, con picchi di brutalità su alcune boss fights davvero atroci, tanto che più di una volta considererete la possibilità di abbassare la difficoltà di gioco. Non che questo sia un male, ma ci è capitato di ripetere alcuni scontri anche una decina di volte prima di raggiungere l’agognata vittoria, prendendoci totalmente di sorpresa.

Tra le altre meccaniche, segnaliamo quella già citata degli artefatti, luoghi sparsi in giro per la mappa che una volta ripristinati tramite le memorie daranno dei bonus passivi, anche cumulabili, ai combattimenti, rendendo ancora più profondo e stratificato il combat system.
Apprezzatissima inoltre la possibilità di poter salvare liberamente in qualsiasi momento, cosa che limita di parecchio la frustrazione in prossimità delle boss fights più atroci.

La modellazione poligonale di Lost Sphear è abbasta basilare, di chiarissima ispirazione classica, ecco perché il punto di forza è da ricercare nella componente artistica. Le mappe, i fondali, gli stessi villaggi rimandano ai grandi classici degli anni novanta, ma tratteggiati con uno stile molto più morbido e fiabesco rispetto alla ruvidità dei pixel. Guardando Lost Sphear sembra di osservare uno stupendo quadro in movimento, tutto estremamente fluido e senza alcun tipo di caricamento. Il tutto scandito da una colonna sonora impeccabile, estremamente malinconica a tratti ma anche allegra ed epica nei momenti giusti, a sottolineare l’importanza degli eventi in svolgimento. Per quanto riguarda la longevità, Lost Sphear si attesta attorno alle trenta ore, un a durata più che rispettabile per un titolo del genere, anche se decisamente inferiore rispetto ad altri classici simili.

PRO:

  • Narrativa malinconica e profonda
  • Colonna sonora perfetta
  • Comparto artistico eccellente
  • Combattimenti impegnativi e divertenti

CONTRO:

  • Difficoltà a volte eccessiva
  • Manca di un’identità propria

Versione testata: PS4

Voto: 8

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RASSEGNA PANORAMICA
VOTO FINALE
8
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Renato Passalacqua
Apparso nella redazione di Game-eXperience come Terminator e con un' unica missione, ovvero la recensione perfetta. É come una macchina inarrestabile, non teme nessun gioco. Qualsiasi sia la piattaforma, da quella Next Gen alla Retró, lui é sempre li pronto come un giudice di X-Factor per dare la sua ardua sentenza. È talmente immerso nel suo lavoro che potrebbe dare un voto anche alla vostra prestazione sessuale.