Dontnod torna ad occuparsi della serie che ha reso celebre lo studio francese alla comunità dei videogiocatori con un titolo fortemente narrativo basato sulla storia di un’adolescente che si ritrova a dover gestire un potere sovrannaturale ma anche ad affrontare le difficoltà che si parano davanti ogni adolescente durante la sua crescita. Le avventure di Max e Chloe hanno visto una loro conclusione nell’ultimo episodio del primo capitolo, sviscerate poi ulteriolmente nel prequel Before The Storm che ha meglio delineato il rapporto fra Rachel e Chloe. Dopo la demo di Capitan Spirit che funge da prequel al titolo, stavolta è Seattle a fare da cornice al primo episodio di questa nuova storia che gravita intorno alle vicende che investono i due fratelli Diaz come un fiume in piena.

Sean Diaz è un 17enne americano figlio di un immigrato messicano, pertanto oltre alle difficoltà che porta il dover crescere e diventare adulti che contrastano che quel senso di indipendenza e di ribellione che tutti noi da adolescenti abbiamo provato, Sean sente anche un senso di discriminazione verso la sua famiglia dovuta alle sue origini. Proprio questo sentimento provato da un vicino di casa e da un poliziotto con un po’ troppi pregiudizi porterà all’evento scatenante che obbligherà il giovane Sean e l’ancora più giovane fratellino David a scappare dalla loro città natale per incamminarsi verso sud, nel tentativo di raggiungere la città natale del padre o forse solo di sfuggire alle conseguenze delle proprie azioni che hanno portato ad una catena di eventi che nessuno avrebbe potuto prevedere. Se David è il persnaggio un po’ più difficile da inquadrare e con il quale immedesimarsi data la giovane età e la caratterizzazione che in questo episodio è appena abbozzata, Sean è un personaggio con cui entreremo più facilmente in sintonia, fose perché sarà (per il momento) l’unico personaggio controllabile o forse perché tramite l’esplorazione della sua camera, i dialoghi con la sua migliore amica Lyla sarà quello dei due fratelli che impareremo a conoscere meglio e con il quale entreremo prima in sintonia. Sean è ancora giovane ed il suo atteggiamento si alterna fra momenti in cui il ragazzo si dimostra maturo e deve prendere scelte difficili ed altri in cui l’impulsività prende il sopravvento e starà al giocatore delineare tramite le scelte morali quale dei due atteggiamenti favorire. Nel complesso la trama di questo primo episodio, tolti i primi 20 minuti nei quali verrete presi a pugni nello stomaco, scorre abbastanza lentamente, priva di avvenimenti pregnanti ma che mette tanta carne al fuoco che verrà (si spera) sviscerata nei capitoli successivi: va bene così, si tratta comunque di un prologo ed è difficile poter dare un giudizio su una piccola porzione di trama. Si tratta di un capitolo molto intimo dove si inizia a rafforzare il rapporto fra i due fratelli.

Come il suo predecessore (e Before The Storm, e Capitan Spirit), Life Is Strange 2 è un titolo che si pone più sul piano narrativo che su quello ludico, lasciando poco spazio al gameplay che come nei giochi appartenenti allo stesso genere spesso si limita ad una semplice e perlopiù guidata esplorazione ambientale ed alla possibilità di operare alcune scelte durante le cutscene che potrebbero influenzare l’andamento della trama oppure anche solo i dialoghi fra i personaggi e l’andamento di alcuni eventi che però portano ad una stessa risoluzione. Ciò che manca però è l’aspetto sovrannaturale che caratterizzava il primo episodio. O meglio, non manca all’interno del gioco però è il fratellino David ad essere fornito di poteri a questo giro, pertanto se Max poteva riavvolgere il tempo in determinati momenti offrendo una varietà maggiore a livello di gameplay rispetto ad altri titoli simili, qui Sean non dimostra le stesse abilità del fratello e pertanto è stato ridotto il ventaglio di azioni che il giocatore può intraprendere. Vale sempre il discorso fatto prima: stiamo comunque parlando del primo di 5 episodi pertanto vediamo come evolve il titolo prima di proferire un giudizio completo. Unica vera novità nella serie è costituita dall’inserimento dello zaino come inventario ma anche come strumento per tenere pochi oggetti capaci di suscitare ricordi e pensieri positivi nei personaggi: la gestione delle poche entrate monetarie che avremo parrebbe essere un elemento cruciale per il gioco, probabilmente in futuro dovremo fare i conti anche con questo aspetto che ci porterà a fare scelte difficili. Il gioco fa un passo avanti rispetto a Before The Storm, abbandonando lo Unity che dava una sensazione di piattume generale e tornando al buon vecchio Unreal Engine 4, la direzione artistica non è particolarmente brillante in questo momento ed i colori slavati che tingono alcune scene urbane la fanno da padrona, ma i giochi di luce dei raggi del sole che attraversano il fogliame della foresta fanno ben sperare. Nel complesso non siamo di fronte al graficone spaccamascella, ma il senso di familiarità provato osservando i personaggi realizzati con lo stesso stile artistico di Max e Chloe e gli altri abitanti di Arcadia Bay ci ha confortato. Le musiche originali, scritte anche stavolta da Jonathan Morali già autore della soundtrack di Life Is Strange, suscitano malinconia e nostalgia e si alternano con una selezione di brani indie di pregevole fattura.

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