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Recensione | Kingdom Come: Deliverance

Un progetto ambizioso, direttamente dalle viscere di Kickstarter, Kingdom Come: Deliverance arriva sul mercato videoludico dopo quattro anni di sviluppo. L’idea di creare un RPG incredibilmente realistico ambientato durante il basso medioevo ha messo in risalto sin da subito l’ambizione di Warhorse Studio. Analizziamo dunque il titolo e andiamo a scoprire luci ed ombre di un RPG innovativo ed intraprendente.

Ora et Labora

Sviluppare un titolo come Kingdom Come: Deliverance servendosi soltanto di tanta esperienza ed il supporto di un sistema di crowdfounding come Kickstarter non è affatto semplice. Più l’idea è ambiziosa e più è difficile far coincidere le aspettative con la realtà laddove, soprattutto in ambiente di sviluppo, ogni singola risorsa viene spremuta e centellinata per offrire un prodotto finale coerente con la proposta iniziale. Di progetti folli nati da Kickstarter ne abbiamo visti parecchi, alcuni titoli hanno deluso, altri probabilmente non usciranno mai, non è il caso di Kingdom Come: Deliverance. Lo studio indipendente Ceco, guidato da Daniel Vàvra, creatore di Mafia e Mafia 2, ha avuto parecchio da fare durante gli ultimi quattro anni, progettando e limando un prodotto molto ambizioso e decisamente fuori dagli schemi. Siamo abituati a concepire il Fantasy Medioevale associando a questo oscuro periodo storico miti e leggende, cavalcando i nostri destrieri tra draghi e magie. Titoli come The Witcher 3: Wild Hunt e The Elder’s Scrolls V: Skyrim hanno sicuramente forgiato una visione del Fantasy Medioevale durante gli ultimi dieci anni, delineando un profilo ben preciso seguito anche da tantissimi altri titoli molto famosi come Dragon Age, Dragon’s Dogma, Fable e tantissimi altri. Kingdom Come: Deliverance nasce dall’esigenza di proporre qualcosa di diverso, più concreto e reale rispetto alle meravigliose ma “fantastiche” avventure sopracitate, sviluppando così un concetto più reale e squisitamente storico di Medioevo. Tra ballate, draghi e magie si nasconde infatti una vita dura fatta di sacrifici e problemi legati alle differenze sociali, ai pregiudizi e alla supremazia incontrastata della classe nobiliare. La sensazione, quando ci si approccia a Kingdom Come: Deliverance, è quella di assistere ad una lezione di storia all’interno della quale il nostro personaggio avrà un peso fondamentale. Le figure proposte all’interno del titolo, così come tutto il contesto storico, riproducono fedelmente la situazione economico-politica del quindicesimo secolo, dipingendo una Boemia in crisi durante il periodo dello scisma d’occidente.  Vestendo i panni di Henry, il figlio di un semplice fabbro, ci ritroveremo dunque coinvolti all’interno delle vicende di una regione sull’orlo della guerra civile e, guidati dalla sete di vendetta, giocheremo un ruolo fondamentale nello svolgersi degli eventi.

Dura la vita

Kingdom Come: Deliverance mette il giocatore di fronte ad una realtà difficile da accettare all’interno dell’economia di un videogioco: la vita medioevale era dura e prima delle epiche battaglie, delle armature scintillanti e della fama degli eroi venivano questioni più “umili”, soprattutto per coloro nati in povertà. Il titolo riesce infatti perfettamente nel suo intento di trasmettere una realtà storica legata non soltanto alle vicende belliche e politiche ma anche e soprattutto sociali. Il divario tra plebe e nobiltà assume infatti un ruolo molto importante all’interno del titolo e comunica nel modo più brutale un sistema di classi sociali oggi inconcepibile. Kingdom Come: Deliverance insegue il realismo e lo fa in ogni occasione e, sebbene gli sviluppi narrativi vadano ad inserire il nostro personaggio all’interno di un contesto più grande, è semplicemente impensabile che il figlio di un fabbro fosse capace di cambiare le sorti di un’intera regione e, proprio per questo motivo la sensazione suscitata da Kingdom Come: Deliverance anche durante le missioni principali più importanti è quella di prendere parte ad una vicenda più grande andando al tempo stesso a soddisfare le proprie esigenze personali fatte di motivazioni legate a sentimenti come vendetta e giustizia. Non affronteremo mai un intero esercito da soli ma ci organizzeremo per affrontare le grandi battaglie in modo strategico e pensato. Certo, si tratta pur sempre di un videogioco e l’esigenza di intrattenere il giocatore fa si che la storia di Henry sia decisamente sopra le righe rispetto ad un contesto “reale”, tuttavia la ricerca del realismo da parte di Warhorse Studio porta il concetto di GRD Medioevale su un livello totalmente diverso rispetto agli altri esponenti del genere.

Analizzando Kingdom Come: Deliverance in termini di puro gameplay è chiaro aspettarsi un’azione molto più lenta e ponderata sia nel suo sistema di combattimento che nel sistema di progressione del giocatore. Proprio come un classico GDR andremo a gestire le caratteristiche del nostro personaggio, decidendo quali parametri migliorare in base all’utilizzo che ne facciamo. A differenza dei classici GDR non esiste un vero e proprio sistema di leveling, ogni abilità ha bisogno di essere utilizzata  per migliorare dunque, seguendo il dogma “la pratica rende perfetti” sarà nostro compito utilizzare a più non posso le abilità che vorremo migliorare. Come già evidenziato in precedenza i parametri sui quali andremo ad influire sono svariati e spaziano dalle abilità oratorie a quelle belliche, permettendo dunque al giocatore di specializzarsi in un determinato tipo di arma e tecnica o di puntare sulle proprie abilità oratorie per persuadere i personaggi che abitano il mondo di gioco. Ogni abilità permette inoltre di impostare alcuni “perks” in base al livello raggiunto, ottenendo così bonus e malus in base alle preferenze del giocatore. Alcune abilità non sono assolutamente nuove a coloro che masticano il genere, borseggio, scassinatura, furtività giocano un ruolo marginale ma comunque interessante se si sceglie la via dei fuorilegge, peccato che queste meccaniche siano intaccate da un sistema poco intuitivo e sicuramente scomodo che spinge il giocatore ad evitare di infrangere la legge nella maggior parte dei casi. Lo scassinamento in particolare presenta delle meccaniche troppo complicate e scomode mentre il borseggio espone il giocatore a rischi troppo grandi.

Alcune componenti tipiche del survival come la fame e la condizione fisica rendono Kingdom Come: Deliverance ancora più realistico e impongono un ritmo di gioco più cadenziato, obbligando il giocatore a prendere una pausa quando il nostro personaggio è troppo stanco o affamato. Fame e stanchezza influiscono negativamente sulle nostre prestazioni in combattimento, limitando la barra della salute e dell’energia e portando a malus anche consistenti se ignorate per troppo tempo.

Feudalesimo e Libertà

Le interazioni sociali giocano un ruolo importante all’interno dell’economia di gioco e possono cambiare in modo sostanziale l’esperienza di gioco. Il modo in cui appariamo e la reputazione della quale godiamo varia da città in città in base alle azioni che abbiamo compiuto in precedenza, rendendo gli abitanti del luogo più o meno inclini ad avere rapporti con noi. Anche apparire in modo composto e convincente può fare la differenza, un cavaliere in armatura scintillante infonde più fiducia di uno straccio puzzolente e proprio per questo sarà necessario lavarsi, tenere i vestiti puliti al fine di apparire nel modo più consono al nostro personaggio. Durante le interazioni con gli altri personaggi potremo scegliere diversi approcci, ricorrendo alla forza o alla dialettica non soltanto in base alle nostre abilità ma anche in base all’inclinazione del nostro interlocutore. Il sistema di interazioni nei dialoghi si presenta dunque come ben sviluppato, capace di incidere in modo significativo sul corso degli eventi ed estremamente dipendente non soltanto dall’abilità in oratoria del giocatore ma anche dall’attenzione prestata ai dialoghi ed al contesto sociale in cui ci troviamo. Il sistema di combattimento rappresenta l’altra faccia della medaglia, un sistema profondo e non convenzionale che richiederà un minimo di pratica per essere digerito. Kingdom Come: Deliverance propone diverse tipologie di armi, dalle spade in diverse varianti ad asce, martelli da guerra, bastoni e lance per quanto riguarda il corpo a corpo. Sarà possibile colpire l’avversario in sei punti diversi e, concatenando gli attacchi è  possibile sviluppare combo letali capaci di finire i nostri avversari in pochi colpi. Il tutto è più facile a dirsi che a farsi e l’abilità in combattimento intesa come parametro va a giocare un ruolo importante sull’esito degli scontri. Anche il sistema di parate e contrattacchi, che attinge un po’ da Dark Souls e da For Honor, si presenta inizialmente ostico ma può essere padroneggiato con la giusta pratica. Colpire, parare e contrattaccare, il tutto mantenendo le giuste distanze dal nostro avversario e tenendo sott’occhio la barra del vigore per non rischiare di restare sguarniti: sono queste le basi del combattimento. Nelle fasi più avanzate scopriremo che le variabili la difficoltà dei combattimenti non varia soltanto in base alla nostra abilità ma anche in base all’equipaggiamento e alle abilità del nostro avversario, sconfiggere un contadino sarà più facile che sconfiggere un cavaliere esperto ed armato di tutto punto. Per quanto riguarda il combattimento a distanza sarà invece possibile utilizzare diverse tipologie di archi andando ad influire sulla nostra abilità di arceria, sfruttando un sistema di “shooting” molto spartano che renderà l’approccio con i combattimenti a distanza davvero difficile da padroneggiare. Tirare con l’arco è una pratica scomoda che però tornerà utili durante i combattimenti a distanza o per la semplice caccia nei boschi che popolano il mondo di gioco.

Un mondo di cristallo

Kingdom Come: Deliverance mette a disposizione del giocatore un mondo vastissimo e pieno di opportunità ma la sensazione che pervade il giocatore durante l’esperienza di gioco è che tutto quello che ci circonda potrebbe collassare da un momento all’altro. La natura indipendente del titolo influenza inevitabilmente la stabilità a causa della presenza di numerosi errori capaci, nel peggiore dei casi, di costringere il giocatore a ricaricare l’ultimo salvataggio.  Vagare per il mondo di gioco ci fa sentire infatti come degli elefanti in una splendida cristalleria, una meraviglia estremamente fragile che riesce a dare degli scorci fantastici ma tradisce la sua natura in termini di funzionalità e stabilità. Considerando che il bug è sempre dietro l’angolo tra NPC invisibili e personaggi bloccati tra i cespugli, un sistema di salvataggio molto simile a quello adottato nei vecchi Resident Evil non viene di certo in aiuto del giocatore. Per salvare in un momento “non convenzionale” sarà infatti necessario consumare una grappa del salvatore, ovvero un oggetto consumabile che ci permette di ripristinare alcuni valori come fame e salute e al tempo stesso salvare la partita in qualsiasi momento. Chiaramente si tratta di un oggetto prezioso ed è bene tenerne uno di riserva per ogni evenienza. Il mondo proposto da Kingdom Come: Deliverance è dunque bello da vedere ma delicatissimo, siamo però fiduciosi che Warhorse applicherà le dovute patch post-release che andranno a mitigare gli errori più comuni. Dal punto di vista tecnico il titolo si presenta come un insieme di alti e bassi fatti instabilità generale ed una resa grafica nella media che riesce però, grazie al suo fascino artistico, a meravigliare il giocatore grazie a scorci fantastici ed un sistema di illuminazione capace di dar vita al mondo di gioco. La nostra prova su PC ha evidenziato alcuni problemi di ottimizzazione che impediscono al titolo di esprimersi al meglio, segnalando diversi problemi nella stabilità del frame-rate all’interno dei luoghi chiusi e un fastidioso pop-up nelle zone più aperte. Il continuo contrasto tra comparto tecnico ed artistico rendono Kingdom Come: Deliverance un titolo incostante ma comunque godibile a patto di scendere a compromessi con gli errori di natura tecnica mentre l’enorme mole di attività e di meccaniche che interagiscono tra loro all’interno dell’economia del titolo rendono l’esperienza di gioco meravigliosa ed innovativa. Sebbene la natura indipendente del titolo sia messa in evidenza quando si tratta di analizzarne la stabilità, i risultati raggiunti da Warhorse sono comunque al di sopra delle aspettative, Kingdom Come: Deliverance è un titolo profondo e richiederà almeno cinquanta ore di gioco per completare la campagna principale senza però contare le varie secondarie e le attività proposte da alcuni NPC. In conclusione possiamo dire che Kingdom Come: Deliverance rappresenta un buon compromesso tra tecnica e sostanza in quello che è un GDR che propone una formula innovativa alla ricerca del realismo assoluto.

PRO:

  • Meccaniche di gioco profonde e innovative
  • Sistema di combattimento realistico e non convenzionale
  • Artisticamente spettacolare
  • Tantissimi approcci ruolistici che portano a soluzioni diverse

CONTRO:

  • Tecnicamente instabile
  • Afflitto da troppi bug
  • Alcune meccaniche come scassinamento e borseggiamento scomode e poco intuitive
  • La ricerca compulsiva del realismo può rallentare sensibilmente il ritmo di gioco

Voto Finale: 8