Il fantasy è considerato un classico dei classici nel videogioco, un sempreverde che di solito ricalca l’attrattiva e le dinamiche dei giochi da tavolo, come Pathfinder o Dungeon&Dragons. Perfino Dragon Age, nonostante le svariate introduzioni e innovazioni portate avanti da casa Bioware che l’hanno diversificato molto negli anni, ha forse involontariamente preso spunto dal misconosciuto Ars Magica, ed è solo negli ultimi anni che vediamo un vero e proprio tentativo di svecchiare e rinnovare le meccaniche che ci accompagnano da sempre. I ragazzi della Action Squad Studios ci provano con Iron Danger, tra salti nel tempo e strizzatine d’occhio allo steampunk, cercando di creare un’atmosfera propria, non cupa ma coinvolgente. Lo abbiamo visto nelle anteprime ed ora che l’abbiamo giocato possiamo dirvi come è andata.

Un cristallo per domarli
Raccontando la storia...Iron Danger, come avevamo già detto nell’anteprima, è un titolo gdr ambientato in un mondo che convive con magia e tecnologia, quest’ultima ispirata allo steampunk e al tech-noir, dove sono gli esseri umani che si innestano macchinari da guerra in giro per il corpo, quasi diventando macchine d’assedio a propria volta. La protagonista è Kipuna, una giovane ragazza che fuggendo dall’attacco al suo villaggio, entra in possesso di un antico potere che garantisce il dominio totale sul tempo e perfino sulla morte (propria e altrui). Praticamente reclutata a forza in mezzo alla guerra tra la città di Kalevala ed i battaglioni che vengono dalle lande del Nord, tecnologicamente più sviluppate, Kipuna ed il giocatore devono cercare gli “Shard” – altri pezzi del cristallo che ha in corpo Kipuna – e rievocare la loro antica magia per proteggere la città. Nel frattempo, Kipuna si farà degli amici ed inizierà a capire qualcosa della vicenda – più grande di lei – in cui è rimasta invischiata.

Occhio ai battiti!
Alla ricerca del tempioIron Danger si basa su tanta attenzione ai dettagli tecnici e strategici, ma anche su un complesso sistema di manipolazione temporale che può evitarci ingenti danni e perfino intere battaglie, e aiutarci a proseguire l’avventura senza teoricamente morire mai. Tutto bellissimo partendo dal presupposto che il gioco parta: purtroppo nella copia review in nostro possesso erano presenti parecchi bug che facevano crashare completamente il gioco alla fine di ogni cutscene e missione. Fortunatamente l’autosalvataggio ha salvato la recensione ed il gioco, rendendo recuperabili i progressi e permettendoci di proseguire.
Le meccaniche alla base di Iron Danger non sono nuove per gli avezzi al genere strategico fantasy: avremo a disposizione due personaggi (di cui una sempre la protagonista, Kipuna) controllabili da mouse in ogni loro movimento, con una visuale isometrica mista che ci permette di arrivare quasi alle spalle dei personaggi e diverse skill uniche combinabili e potenziabili al superamento di ogni livello. I livelli non sono lunghi o difficoltosi, ma sono popolati di nemici (dalle 11 alle 20 unità) parecchio difficoltosi, che dovremo affrontare o aggirare con l’uso di tattica, pazienza e cervello, sfruttando determinate condizioni ambientali per avantaggiarci sul campo – come la presenza di un albero instabile, cespugli infiammabili, aree in cui è presente gas velenoso, perfino campi di grano e barili di acqua od olio. Nulla di tutto questo sarebbe trascendentale se non fosse per l’introduzione di una meccanica che ci accompagnerà fin dai primi livelli, ovvero quella della manipolazione temporale in possesso di Kipuna.
La manipolazione in questione viene misurata in “beat”, ovvero in battiti del cuore, le unità di tempo che definiranno quanto una skill si prolunga nel tempo durante la sua esecuzione. Per gestire i battiti sia passati, sia futuri, ci vengono messe a disposizione ai piedi dello schermo due timeline separate che rappresentano ognuna un personaggio. I tuturial su come gestire correttamente questa dinamica non si sprecano e sono ottimi, e ci spingeranno fin dall’inizio ad usare in maniera intensiva le due timeline per combinare diverse abilità in modo da affrontare un sostanzioso numero di nemici mortali, evitandosi problemi più grossi. Il tutto fatto attraverso l’uso del mouse e della barra spaziatrice che serve a far comparire la barra temporale. Possiamo andare indietro o avanti di diversi beat ad ogni azione, permettendoci di prepararle in simultanea per ogni personaggio e poi farle partire per osservare cosa succede. E se dovessimo accidentalmente tirarci sul naso morte, danni, esplosioni e fiamme? Niente paura, basterà riavvolgere un po’ e provare una tattica diversa per sventare la minaccia e, con un po’ di ingengno, trovare soluzioni mooolto alternative ai classici strategici. Questa è la fortuna di Iron Danger, che si stacca così tanto dagli altri titoli da somigliare quasi più ad un action in tempo reale che ci dona il più totale controllo sulle nostre scelte tattiche, che non ad uno strategico a turni qualsiasi. Giocare col tempo ci permette di affrontare anche dei piccoli puzzle altrimenti insuperabili, testare nuovi approcci e vedere su schermo la realizzazione delle nostre azioni, anche quelle che riguardano il fuoco amico, che esiste e deve essere attentamente valutato.
Durante le prime ore dell’avventura impersoniamo Kipuna e Tori, un combattente veterano facente parte dell’esercito dotato di una grossa ascia che la protegge e la accompagna, e ripercorreremo assieme a loro le prime ore dell’assalto raccontato al governatore della città di Kalevala, apparentemente un demigod investito di grandi poteri.
Dal tempo della sua presentazione al suo arrivo in redazione, molto lavoro è stato fatto sui dialoghi del gioco: non solo quelli nelle cutscene girate col motore di gioco, ma anche quelli tra i nostri companion che sono stati migliorati notevolmente con l’introduzione di un ottimo doppiaggio e molta più caratterizzazione. Le infinite possibilità del sistema di gioco di sicuro faranno piacere ai nostalgici di Dragon Age, Pathfinder e ai giocatori di D&D, che si troveranno di fronte la possibilità di combinare efficacemente diverse abilità tra loro, infuocando martelli altrui, lanciando palle di fuoco o colpi talmente forti da sbalzare via i nemici, senza dimenticare l’indispensabile schivata e i buff da distribuire ai propri amici, e i debuff ai nemici. Nonostante le difficoltà che ci presenta, il gioco non diventa quasi mai frustrante ed anzi, diverte proprio per l’ampia possibilità di combinare e riprovare azioni senza dover caricare la partita ad ogni morte, sebbene si muoia a volontà, il tutto senza avere salvataggi manuali e potendo contare solo su autosalvataggi ben piazzati. Piccola menzione a sfavore: i salvataggi manuali sarebbero comunque stati utili ad evitare i vari crash davanti a cui ci siamo imbattuti, ma una volta risolto questo problema diventa comunque superfluo averli.

Grandi aspettative creano sempre grandi responsabilità
Una qualità grafica non proprio alle stelleRispetto all’anteprima, Iron Danger non appare migliorato tantissimo sotto il punto di vista grafico, un aspetto che lascia un po’ confusi davanti alla bontà tecnica col quale è stato sviluppato il titolo. La qualità delle immagini appare più ruvida rispetto alla precedente perfino con le impostazioni migliori; i personaggi sembrano meno responsivi ai comandi ed è più difficile scorrere gli eventi nella barra del tempo per attivare tutto al momento giusto. I modelli 3D invece, specie quelli dei nostri eroi, sono stati nettamente migliorati nell’estetica assieme a quelli di altri PNG. Quello che fa più male vedere è come spesso siano presenti compenetrazioni con oggetti di svariato tipo, collisioni con porte, corpi infilati per metà nei muri, cambi di visuale repentini che compenetrano fino al suolo e anche sotto a causa di un errato gesto col mouse. L’interazione con i png cittadini risulta molto limitata, concentrandosi più sui compari. Per quanto riguarda il sonoro, questo si constata di ottima qualità, con dialoghi ben doppiati ed effetti più che realistici (lo sfrigolio del grano bruciato da una palla di fuoco, ad esempio, o il lamento di un nemico). La nostra Kilpuna non è affatto una poverella sperduta; è acuta e furba e percepirà fin da subito il classico gioco “acchiappa la chiappa” che le sta proponendo il pomposo reggente dei Kalevala. Parlando di nemici salta fuori un’IA irretita, attentissima alle mosse e anche pronta a imboscate e trucchetti ai danni del giocatore.
A compensare tutto questo, la buona longevità del titolo che giocato alla massima velocità risulta sulle 15 ore, senza perdersi troppo in inezie o a cercare in giro. Sicuramente il gioco invoglia la rigiocabilità per sperimentare soluzioni diverse, o al rifacimento dei livelli per questo stesso motivo.
Purtroppo per ora il gioco è in inglese (sottotitolato e voci), in spagnolo, cinese, tedesco e francese. Speriamo che presto aggiungano la lingua italiana, in modo di permetterci di godere della creatura Daedalic alla perfezione. In ogni caso i dialoghi risultano semplici per la lettura anche a chi non se la cava benissimo con l’inglese.

PRO:

⦁ Storia originale
⦁ Ingrana subito, meccanica temporale ottima e precisa
⦁ La protagonista non è affatto una demente

CONTRO:

⦁ Modelli poco curati per quanto riguardano gli NPC ed alcuni edifici
⦁ Bug e compenetrazioni non ne migliorano la qualità

Piattaforma: Pc (Steam)
Pegi: 18+
Longevità: 15+ ore
Sviluppatore: Action Squad Studios
Editore: Daedalic Entertainment
Lingua: Inglese (voci e sottotitoli), francese, spagnolo, cinese, russo (interfaccia e sottotitoli)
Anno: 25 marzo 2020
Tipologia: GDR, strategico, fantasy

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