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Recensione | Gran Turismo Sport

A distanza di quattro anni dall’uscita di Gran Turismo 6, Polyphony Digital, guidata dall’irriducibile Kazunori Yamauchi, torna con Gran Turismo Sport. Il titolo ha subito uno sviluppo piuttosto travagliato ma, dopo uno slittamento di un anno sulla data di uscita, è pronto a dare il via alla competizione per la prima volta su Playstation 4. Il tridente autunnale dei Racing Games va dunque a completarsi e, laddove Project Cars 2 e Forza Motorsport 7 hanno già lasciato il loro segno, è arrivato il momento per Gran Turismo Sport di premere sull’acceleratore. Il titolo storico ha subito una svolta decisamente più votata all’Esport.

A distanza di quattro anni dall’uscita di Gran Turismo 6, Polyphony Digital, guidata dall’irriducibile Kazunori Yamauchi, torna con Gran Turismo Sport. Il titolo ha subito uno sviluppo piuttosto travagliato ma, dopo uno slittamento di un anno sulla data di uscita, è pronto a dare il via alla competizione per la prima volta su Playstation 4. Il tridente autunnale dei Racing Games va dunque a completarsi e, laddove Project Cars 2 e Forza Motorsport 7 hanno già lasciato il loro segno, è arrivato il momento per Gran Turismo Sport di premere sull’acceleratore. Il titolo storico ha subito una svolta decisamente più votata all’Esport.

Dallo Sport al Culto

Gran Turismo rappresenta per molti la Mecca dei Racing Games, dove la serie motoristica ideata da Kazunori Yamauchi affonda le sue radici nel 1997 su Playstation. Caratterizzato da una carriera mastodontica, scandita attraverso le leggendarie patenti ed un parco auto davvero notevole per i tempi, Gran Turismo è riuscito ad entrare nel cuore degli appassionati grazie anche e soprattutto al suo distacco dalla simulazione pura che abbracciava quello che oggi conosciamo come “simularcade” o “simarcade”.Gran Turismo Sport ha scelto di distaccarsi nettamente dai canoni tradizionali della serie, abbracciando un mondo che volge sempre di più il suo sguardo verso l’esport e le competizioni. La dicitura “sport” nel titolo non è infatti casuale, Gran Turismo Sport è un titolo che fa della competizione tra i giocatori un elemento fondamentale attorno al quale ruota tutto il resto della produzione con i suoi pro ed i suoi contro. Uno degli argomenti più scottanti riguardante non soltanto l’analisi di Gran Turismo Sport ma del mondo dei racing games in generale, consiste nel tener conto ed adeguarsi di conseguenza a quelle che sono le conquiste ed i progressi messi in campo dai competitor. Risulta dunque praticamente impossibile giocare a Gran Turismo Sport senza tener conto dell’esistenza di titoli come Forza Motorsport 7 e Project Cars 2 che, freschi di rilascio hanno messo sul piatto due offerte molto interessanti seppur in direzioni totalmente differenti. Gran Turismo Sport ha dunque il compito di chiudere il cerchio andando a competere direttamente con l’esclusiva di casa Microsoft. La scelta di muoversi in terreno completamente social, invitando il giocatore a competere contro altri piloti sparsi per il mondo si è rivelata una scelta estremamente coraggiosa che, oltre a premiare la produzione grazie ad una struttura solida e ben delineata, presenta anche diverse lacune in quelli che al giorno d’oggi dovrebbero essere gli standard del genere.Andiamo però con calma, analizzando quella che è la struttura generale del titolo. Yamauchi ed il suo team hanno prestato particolare attenzione a quelli che sono i dettagli, le opzioni e tutte quelle sfumature che rendono Gran Turismo Sport un titolo altamente personalizzabile ed interattivo. Partendo così da una struttura malleabile si va ad abbracciare un mondo molto più vasto della mera competizione in pista, trasformando un titolo di corse in un vero e proprio museo dell’automobile. Siamo rimasti piacevolmente colpiti dalla cura del dettaglio che Polyphony ha riservato alle vetture ed alle case produttrici presenti nel titolo. Ogni casa produttrice ha la sua storia, i suoi eventi ed i suoi cimeli e, proprio come un vero museo, è possibile esplorare e conoscere quello che non è soltanto uno sport ma un vero e proprio culto verso l’automobile ed il mondo delle corse. Esplorare le pagine del museo, ammirando la storia e le conquiste di marchi importanti come Ferrari, Mercedes e Aston Martin, va dunque a trasmettere una celebrazione reverenziale che, come a celebrare un rito sacro, va ad idolatrare i cimeli delle varie case.

Gran Turismo Sport riesce dunque a superare la mera competizione sportiva ed eleva il concetto di automobile a passione, distaccandosi nettamente dalla fredda precisione dei suoi rivali.

Un tributo alla bellezza

Ad accostare le varie funzionalità che ci permettono di esplorare e vivere le storie delle nostre automobili preferite, Gran Turismo Sport propone la modalità “Panorami”. Al di là del giudizio finale siamo rimasti positivamente colpiti dalla cura e dalla dedizione di tale modalità. Si tratta infatti di un photo mode rivisto e corretto che ci permette di scattare foto ai nostri bolidi non durante il caos frenetico delle gare bensì scegliendo da una vastissima gamma di immagini paesaggistiche scelte direttamente da Polyphony. In questo modo potremo immortalare i nostri bolidi che sfrecciano di fronte al Colosseo o alla Torre Eiffel insieme a tantissimi altri panorami provenienti da tutto il mondo, renderizzando l’immagine e regalando un ritratto abbastanza fedele che rispecchia la nostra passione per le automobili. Abbiamo deciso di parlare in modo approfondito di quelli che sono i contorni di Gran Turismo Sport in quanto crediamo che, al netto della produzione finale, il vero punto di forza del titolo risieda proprio in questi dettagli. Sono infatti infinite le opzioni di personalizzazione tra filtri, effetti e impostazioni di prospettive e luci dei veicoli. Gran Turismo Sport, ancor prima di puntare alla competizione online si presenta dunque come un contenitore creativo dedicato ai giocatori e alla loro passione per le auto. Una sorta di elegante database che racchiude l’essenza di una passione intramontabile che viene trasmessa di generazione in generazione sin dall’invenzione della prima automobile.

Non chiamatemi campagna

Se  i contorni del quadro dipinto da Gran Turismo Sport trasmettono una passione smodata ed un amore puro nei confronti delle automobili, addentrandoci nelle modalità di gioco non si può rimanere che delusi dalla povertà dei contenuti. La modalità “campagna” (virgolettata per motivi ben precisi, ndr ) tradisce la tradizione della serie mancando clamorosamente il bersaglio. Il giocatore più anziano ricorderà con piacere le varie patenti ed eventi come la Sunday Cup laddove un senso di progressione ci permetteva di esplorare l’immenso parco vetture attraverso una serie di competizioni via via più difficili, facendo letteralmente sudare al giocatore le auto più prestanti ed i bolidi più potenti. Gran Turismo Sport spezza questa tradizione proponendo una modalità campagna che di campagna non ha proprio nulla. Si tratta infatti di una serie di tutorial mirati ad introdurre ai giocatori più inesperti le meccaniche basilari della guida nonché le varie tecniche da adottare per guidare in modo sicuro ma aggressivo. Divisa in tre parti, la “campagna” di Gran Turismo Sport propone livelli di sfida differenti ma sempre mirati all’insegnamento e mai alla progressione vera e propria. La prima consiste in una sorta di scuola guida, chiamata appunto “Accademia di guida” che, attraverso 48 lezioni, insegna al giocatore le regole base e le tecniche avanzate attraverso diverse prove. È giusto precisare che pur trattandosi di una chiara disambiguazione tra campagna e tutorial, le lezioni sono comunque molto utili e ben strutturate in quanto si impegnano ad allenare il giocatore laddove altri titoli del genere non fanno altro che buttarlo in pista. Avremo così modo di imparare ad affrontare una chicane nel modo più veloce e sicuro possibile o di approcciarci ad un tornante particolarmente insidioso attraverso il trail braking. Ogni lezione è molto istruttiva e permette al giocatore di imparare terminologie e concetti altrimenti sconosciuti e di approcciarsi all’intero titolo con un’ottica differente. Purtroppo tutto questo non basta per disegnare una campagna degna del suo nome e neanche la modalità Sfida Missioni, la seconda modalità si impegna infatti ad impegnare  i giocatori attraverso 64 sfide tra sorpassi, derapate e velocità massima che ci permettono di avere un piccolo assaggio di quella che è l’IA. Le 64 sfide pongono l’accento su situazioni difficili ed impongono al giocatore un certo impegno per essere superate con una medaglia d’oro. La terza ed ultima modalità, chiamata Esperienza sul circuito, si presta invece ad illustrare al giocatore tutti i tracciati presenti in gioco con relativi settori e, come i passaggi di un brano, permette di allenarsi in determinate sezioni della pista per ottenere i tempi  migliori. La somma delle tre modalità sopra illustrate va a costituire l’intera campagna del gioco, troppo poco e troppo anonimo per potersi classificare come campagna, Gran Turismo Sport sceglie dunque di mettere in secondo piano l’esperienza da giocatore singolo.

Questione di feeling

Uno dei punti più importanti per un racing game, insieme al comparto tecnico, è il modello di guida. Gran Turismo Sport non si discosta particolarmente dai suoi predecessori, proponendo ancora una volta una formula da simularcade capace di  offrire una buona dose di sfida ai giocatori più esigenti senza però dimenticare i principianti. Abbiamo trovato il modello di guida di Gran Turismo Sport leggermente più arcade rispetto ai precedenti, in alcuni casi troppo permissivo anche con tutti gli aiuti disattivati a causa di una gestione non proprio realistica del peso della vettura che si rivela in alcuni casi troppo facile da spostare. Nonostante le lezioni di guida e le varie metodologie di approccio alle curve, sarà davvero difficile non riuscire a restare in pista e, anche nei casi più estremi basta bilanciare bene l’acceleratore per superare anche le sezioni più impegnative che in titoli più simulativi richiedono una frenata brusca. Gran Turismo Sport da questo punto di vista cerca di abbracciare un’utenza vasta e variegata fatta di giocatori che prediligono il volante ed altri che affrontano il gioco semplicemente muniti di pad e voglia di divertirsi. Il feeling alla guida risulta tuttavia divertente ma manca di mordente nelle fasi più veloci proprio a causa di un approccio troppo veloce alle curve generalmente lente. Il parco vetture, limitato a 163 automobili, risulta anch’esso abbastanza risicato, soprattutto se confrontato con i diretti avversari del genere. Un parco auto limitato ha però un vantaggio non indifferente: la possibilità di rendere ogni vettura unica nel suo genere. La sensazione di avere tra le mani un bolide piuttosto che un altro è presente e tangibile soprattutto quando si passa da una classe all’altra, cambiando radicalmente l’approccio al gioco. Tra automobili della stessa classe il passaggio non è però così evidente e spesso si ha la sensazione di guidare la stessa auto.Se Dante fosse vissuto ai giorni nostri avrebbe senz’altro aggiunto lo sterrato di Gran Turismo Sport ai gironi dell’inferno. L’esperienza su sterrato di Gran Turismo Sport è qualcosa da evitare ad ogni costo, una gestione assolutamente irreale della guida ed un approccio totalmente fuori da ogni schema. È chiaro che lo sterrato rappresenti un terreno di gioco estraneo a Polyphony ma sarebbe stato il caso di ponderare sulla scelta di presentare qualcosa di talmente lontano dal resto del gioco. Limitato ad appena due circuiti, lo sterrato cambia totalmente l’approccio alla guida ma non riesce minimamente a raggiungere un livello anche appena realistico rendendo l’esperienza di gioco un continuo scivolo in modalità “saponetta” e controsterzo assolutamente inconcepibile per un gioco di guida.

I piloti della domenica

A controbilanciare un’esperienza che ci vede quasi sempre soli sulla pista di gioco, la modalità arcade getta un timido raggio di luce sull’esperienza in single player proponendo un’intelligenza artificiale migliore rispetto ai capitoli precedenti ma ancora troppo timida. Abbiamo provato a gareggiare in diverse situazioni con diversi livelli di difficoltà e, nonostante le prestazioni incrementalmente migliori dell’IA, quando ci si trova in fase di sorpasso, quest’ultima risulta essere ancora troppo permissiva e spesso e volentieri ci lascia passare senza opporre troppa resistenza, annullando di fatto parte del divertimento. Chiaramente siamo ancora lontani dalla tecnologia dei Drivatar usata in Forza Motorsport ma il temutissimo effetto “trenino” sembra finalmente sparito. Si tratta sempre di una modalità estremamente marginale nell’economia del gioco che, ripetiamo ancora una volta, si incentra sulle competizioni online. L’assenza di un meteo dinamico e di un ciclo giorno/notte va inoltre a relegare Gran Turismo Sport al di sotto degli standard del genere laddove già altri titoli sono riusciti a proporre le due funzioni sopra citate. Tanta personalizzazione ma pochissima varietà e contenuti per un titolo che sembra uscito di fretta senza riuscire ad affermarsi completamente. Un tributo alla forma, bellissima ed impeccabile che dimentica di curare la sostanza e tutto ciò che ne consegue.

L’importante è partecipare 

Prima di analizzare la modalità sport, cuore pulsante della produzione, è giusto fare chiarezza sullpersonalizzazione del nostro avatar e della nostra vettura. Gran Turismo Sport come abbiamo già detto mira ad un’esperienza più social, sportiva e condivisa tra i membri dell’immensa community, proprio per questo  il titolo ci permette di personalizzare il nostro pilota e la nostra vettura modificando colori, livree e marchi da mostrare agli altri giocatori. Il senso di progressione assente nella campagna si mostra invece presente e marcato per quanto riguarda  il sistema di leveling e i vari contatori che misurano i chilomatri percorsi e tutti gli obiettivi raggiunti dal nostro pilota virtuale. Oltre ai classici crediti attraverso i quali è possibile acquistare le vetture nell’autosalone, esiste una valuta chiamata “Punti Miglia” con la quale acquistare veicoli speciali, livree e altri oggetti cosmetici per il nostro pilota e la nostra vettura. Un sistema di personalizzazione molto soddisfacente che permette ad ogni giocatore di rendere il proprio avatar e la propria vettura qualcosa di personale ed individuale, rafforzando così il legame con il titolo.

La modalità Sport rappresenta la colonna portante dell’intera produzione, un luogo dove competere ufficialmente con piloti da tutto il mondo. Per potervi accedere è necessario guardare due video che parlano di sportività e di comportamento in pista, un concetto spesso dimenticato che trasforma la più avvincente delle gare in un banale destruction derby. Una volta imparata cos’è la sportività possiamo accedere alle competizioni ufficiali, si tratta di gare programmate nell’arco della giornata che comunicano l’ufficialità della competizione con orari fissi ai quali i giocatori devono attenersi. Le regole per parteciparvi sono spesso rigide e bisogna attenersi alle restrizioni di classe e superare le qualifiche per poter gareggiare con avversari dalle capacità simili. Durante la nostra esperienza non abbiamo notato particolari problematiche nella gestione delle competizioni online. Come spesso accade, titoli del genere si affidano completamente alle proprie community che decideranno se decretarne il successo o il fallimento laddove i numeri costituiscono la vera forza di una componente competitiva. La svolta verso l’esport resta tuttavia molto interessante e soprattutto coraggiosa, Gran Turismo Sport si presenta dunque come pioniere del genere gettandosi anima e corpo verso una concezione competizione che, fortunatamente, sta sbocciando in ogni parte del mondo con caratteri sempre più ufficiali e prestigiosi.

A differenziare l’ufficialità delle competizioni troviamo una netta distinzione tra Lobby e Sport. La prima è infatti dedicata ad una competizione più blanda, libera dalle restrizioni e dagli orari, lasciando i giocatori a gareggiare, facendo pratica sui 27 tracciati che compongono il titolo. Si può tranquillamente dar vita a delle lunghissime endurance andando a gestire ogni tipo di impostazione, dalla classe delle vetture al realismo dei danni e dei consumi o imparare a comportarsi in pista con altri giocatori senza incidere sulla nostra sportività “ufficiale”. La modalità carriera e lobby hanno dunque la funzione di preparare il giocatore alle gare ufficiali, dove si fa sul serio.  L’aria che si respira all’interno della modalità Sport è invece totalmente diversa e l’ufficialità delle competizioni è già percepibile dai menù e dalla rigidità delle regole. A classificare il giocatore intervengono due parametri fondamentali, la Classificazione Pilota ( CP ), mirata ad identificare la skill del giocatore in modo da abbinarlo ad altri piloti dello stesso livello e la Classificazione Sportività, ovvero una sorta di “Patente a punti” attraverso la quale è possibile quantificare la nostra sportività in pista. La classificazione sportività assume un ruolo importante al netto di una competizione seria e serrata  all’interno della quale nessuno vuole competere con piloti scorretti o troll di sorta, sarà dunque questione di tempo prima che tutti questi individui molesti finiranno per gareggiare tra di loro senza infastidire nessuno. Certo, una sportellata innocente di tanto in tanto può capitare e GT Sport riesce benissimo a bilanciare quello che è un errore innocente o il frutto di condizioni particolari da quella che è l’intenzionalità del giocatore nel danneggiare di proposito i propri avversari. A far compagnia alle Gare Giornaliere troviamo anche le coppe ufficiali che vengono proposte di tanto in tanto, alzando ancora di più il livello di competizione.

Durante la nostra esperienza post-lancio non abbiamo identificato gravi problematiche dal punto di vista tecnico, server tutto sommato stabili e totale assenza di Lag ci hanno permesso di gareggiare in tutta tranquillità con piloti di tutto il mondo. Qualche errore di tanto in tanto in fase di matchmaking è totalmente prevedibile e perdonabile per un titolo che, come GT Sport, riesce a smuovere le masse causando non poco stress ai server di gioco.

Negli occhi di chi guarda

Il comparto grafico rappresenta uno dei punti più importanti per un racing game. La capacità di impressionare con modelli vicini al fotorealismo e una gestione dell’illuminazione via via più realistica va a costituire uno dei metri di valutazione più tangibili per valutare un prodotto del genere. Gran Turismo Sport ha deciso di puntare tutto sull’HDR e sui modelli delle auto che si presentano estremamente dettagliate, sfoggiando la bellezza delle vetture  in tutto il loro splendore. Purtroppo non possiamo dire la stessa cosa per quanto riguarda tracciati ed ambienti vari che, in netta contrapposizione con il dettaglio delle vetture, sfigurano al primo colpo d’occhio. Il dettaglio dei circuiti si presenta infatti al di sotto degli standard e non regala quella sensazione di realismo che per il titolo è sempre stato un marchio di fabbrica laddove altri titoli del genere si presentano in modo sfavillante e spettacolare. Gran Turismo Sport non riesce dunque a stupire nel comparto grafico ma si limita a fare il compitino lasciando che sia la magia dell’HDR a dettare le regole senza però stupire. La nostra prova su  una normale Playstation 4 non ci ha permesso di godere dell’HDR, evidenziando così grossi problemi di aliasing non soltanto nei paesaggi e nelle vetture durante le gare ma anche nell’HUD. La gestione dell’illuminazione si presenta invece ben realizzata e soddisfacente pur non avendo modo di sperimentare il motore grafico con la pioggia. Praticamente assenti, se non per qualche graffio, i danni alle vetture e collisioni improbabili tradiscono un motore fisico ancora indietro con i tempi. Per finire abbiamo l’asfalto dei circuiti, una resa altalenante alterna circuiti ben realizzati ad altri totalmente da dimenticare. Capitolo a parte ancora una volta per lo sterrato che si presenta al di sotto di ogni standard concepibili a causa di texture slavate e poco definite, muri invisibili e paesaggi impresentabili. Nulla di eclatante dunque sotto il sole, nulla che riesca ad impressionarci se non per i modelli delle vetture che, come sempre, si presentano in modo sfavillante. Anche il comparto sonoro non eccelle, andando a scoprire un tallone d’achille storico della serie che comunque può vantare un minimo miglioramento rispetto ai capitoli precedenti.

In conclusione siamo di fronte ad un titolo di passaggio che non rende giustizia al nome che porta, un’investimento sull’esport coraggioso ma che lascia una voragine alla base di un titolo famoso per la sua carriera. Gran Turismo Sport non riesce dunque a sfondare ci lascia con l’amaro dubbio di un titolo rilasciato in fretta e furia per sopperire alla mancanza di un Gran Turismo su Playstation 4. Un occasione sprecata  al netto delle possibilità di un titolo leggendario capace di regalare tante emozioni.

PRO:

  • Modalità Sport potenzialmente rivoluzionaria
  • Modelli delle auto ben realizzati
  • Modalità panorama e museo coinvolgenti ed emozionanti
  • Modello di guida solido…

CONTRO:

  • …ma troppo spesso permissivo
  • Modalità campagna praticamente inesistente
  • Danni alle vetture assenti
  • Meteo dinamico assente
  • Parco vetture estremamente limitato
  • Guida su sterrato da dimenticare

Versione Provata: Playstation 4