Il nome di Game Freak è ormai legato in maniera indissolubile ad un brand ultranoto: Pokémon. Lo studio giapponese fondato da Satoshi Tajiri e Ken Sugimori nel 1989 è conosciuto in tutto il mondo per aver dato i natali alla serie di mostriciattoli tascabili cheha fatto la fortuna di Nintendo, ma nel corso degli anni Game Freak ha lavorato anche ad altri progetti slegati dalla famosa serie, seppur non abbiano mai ottenuto la stessa notorietà dei giochi dedicati al topo giallo ed agli altri Pokémon. Fra questi c’è Giga Wrecker Alt., riedizione per console della versione uscita per PC un paio di anni fa e passata decisamente in sordina.

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La storia di Giga Wrecker Alt. inizia in un futuro non meglio definito durante il quale l’umanità è stata decimata da una razza aliena robotica che ha invaso il pianeta appropriandosene e costringendo i pochi umani rimasti in vita a lavorare alle loro dipendenze all’interno delle loro fabbriche. Tre anni dopo il “giorno del giudizio”, una ragazza di nome Reika viene raggiunta da una giovane sconosciuta che cerca di liberarla dalla prigione in cui era rinchiusa, ma la misteriosa ragazza si rende conto di aver allertato le guardie robot e finisce col ferire gravemente Reika ad un braccio con un’arma da fuoco nel tentativo di uccidere la protagonista. Risvegliatasi, Reika scopre di essere stata recuperata da uno scienziatro che per salvarle la vita le ha amputato l’arto ferito e l’ha sostituito con uno cibernetico, trasformando la ragazza in un cyborg. Mossa dall’impulso di voler scoprire le intenzioni della ragazza che l’ha quasi uccisa, Reika comincia ad avventurarsi per la struttura governata dai robot, sfruttando i poteri conferitele dal braccio cibernetico. Per quanto semplice nelle premesse, la trama di Giga Wrecker Alt. si fregia di un paio di plot twist piuttosto interessanti, sebbene soffra di una narrazione piuttosto didascalica: gli scambi di battute fra Reika, lo scienziato ed un robot (salvato dalla furia delle macchine aliene) che ci accompagnerà nel corso dell’avventura sono scritti con la giusta dose di ironia capace di strappare qualche risata senza però mai scadere nella ricerca ossessiva della battuta, ma le continue interazioni utilizzate per descrivere nei dettagli ciò che sta succedendo (complice anche forse il fatto che i filmati di gioco sono in realtà immagini statiche accompagnate da una voce narrante) alla lunga diventano pesanti.

Giga Wrecker Alt. si propone come un trait d’union fra un metroidvania (quindi un platform con la presenza di backtracking) ed un puzzle game, con uno spiccato accento posto proprio su questa caratteristica: il braccio di Reika infatti non solo sarà utilizzabile come un’arma in grado di sgominare i robot, ma potrà assorbire la tecnologia aliena tramite la quale apprenderà nuove abilità: chiaramente più poteri significa più aree sbloccabili ed esplorabili, ma per poter accedere a queste aree spesso è necessario risolvere dei puzzle ambientali: tali enigmi non sempre sono di immediata comprensione, sia perché all’aumentare delle abilità a nostra disposizione non sarà semplice districarsi fra di esse, sia perché anche una volta compreso ciò che si dovrà fare a renderci la vita difficile ci penseranno le hitbox ed i controlli dei giochi che analizzeremo fra poco. A dare una mano al giocatore nelle situazioni di stallo verrà in aiuto il robot che abbiamo salvato che in determinate situazioni potremo richiamare per fornirci indizi utili al superamento dell’ostacolo. Il nostro braccio cibernetico avrà un’abilità molto particolare, ovvero quella di poter raccogliere a sé i detriti presenti nello scenario e di permetterci di utilizzarli sia in battaglia, rendendo più efficaci i colpi tanti più detriti avremo raccolto, sia nell’esplorazione dato che le abilità della protagonista saranno legate proprio alla manipolazione di ciò che avremo raccolto, creando così piattaforme, colonne e vari altri oggetti creabili dopo l’ottenimento della rispettiva abilità. Come detto pocanzi, il vero nemico del giocatore non saranno i robot assetati di sangue o gli intricati enigmi, ma le hitbox, la fisica del gioco ed i controlli: man mano che avanzeremo nella mappa, accedendo ad enigmi sempre più intricati, noteremo come sia stata posta veramente poca cura in questa parte dello sviluppo. Non sarà raro infatti dover tentare più e più volte uno schema perché atterrando su un oggetto in movimento Reika verrà sbalzata fuori dallo schermo o perché i detriti non si saranno disposti secondo l’angolazione da noi desiderata, senza contare le volte in cui sarà impossibile gestire il punto di atterraggio di Reika con precisione mentre ci troveremo a mezz’aria. Nell’ottica di un gioco composto per gran parte da sezioni platform questo aspetto danneggia pesantemente l’esperienza di gioco, generando frustrazione di fronte all’ennesimo salto sbagliato non a causa nostra. Per quanto riguarda il comparto tecnico ed artistico dobbiamo dire che gli sviluppatori hanno fatto il compitino senza particolari guizzi di inventiva: il design dei mostri comuni è piuttosto poco ispirato così come le singole macro-aree nelle quali si ambienta il gioco sono molto simili fra di loro, differenziandosi principalmente per la palette di colori utilizzata. Anche il comparto audio non spicca, con tracce musicali anonime, un numero veramente esiguo di effetti sonori presenti ed udibili durante le nostre partite ed un doppiaggio in lingua inglese che non restituisce la dovuta enfasi ai dialoghi del gioco.

PRO

  • Intricati enigmi ambientali
  • Risvolti di trama avvincenti

CONTRO

  • Controlli e fisica del gioco molto poco curati
  • Dialoghi fin troppo didascalici
  • Comparto artistico mediocre

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