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Recensione | Firewatch

firewatch-01 Se dovessimo dare un nome agli ultimi sei mesi videoludici, questo sarebbe solitudine. Tantissimi titoli si sono intervallati in questo periodo proponendo un’esperienza legata all’esplorazione solitaria, seguendo le tracce labili di una trama raccontata attraverso stralci di fogli o di conversazioni, ma tutti dotati di un comparto artistico degno di questo nome. Firewatch fa parte di questo filone, un’avventura esplorativa in prima persona dove il girovagare va di pari passo col seguire una storia che molte volte è più appassionante dello stesso gameplay. Dopo titoli come The Vanishing of Evan Carter, Everybodie’s Gone to the Rapture e il più recente the Witness, è la volta di Firewatch, una produzione degli evocativi Campo Santo, composti da ex appartenenti dei cari vecchi Telltale.

Long walks in the Woods

Firewatch ha un incipit semplice, come tutte le cose belle. Herny, un uomo di quarant’anni con un passato un po’ turbolento decide di passare un’estate come guardia volontaria tra i boschi del Wyoming, dove dovrà ispezionare in lungo e in largo la riserva. L’unico contatto umano che avremo sarà con Delilah, il nostro caposquadra, che comunicherà con noi tramite walkie talkie. I dialoghi con Deliah saranno una delle cose più interessanti dell’intera produzione, dove potremmo scegliere alcune opzioni di dialogo, che porteranno il rapporto tra i due da professionale a vera e propria amicizia. Il rapporto tra Henry e Delilah sarà il collante dell’intera avventura, che vi trascinerà in una storia a tratti veramente inquietante, ma che non scadrà mai nell’horror o nei jumpscares beceri. Non possiamo dirvi di più per non rovinarvi la sorpresa, ma sappiate che l’intera storia merita davvero di essere vissuta.

firewatch-2Parlando di estensione, Firewatch non è proprio il massimo della mole contenutistica, sia a livello di spazi che di interazione, ma funziona, funziona alla grande. Questa è indubbiamente la prova che non serve stupire con spettacolari effetti speciali per tenere i giocatori incollati allo schermo. Non potrete scalare tutti gli alberi o lanciarsi da rupi nel vuoto. Nonostante queste limitazioni il senso di libertà è prepotente, e soprattutto la possibilità di ritrovarsi sperduti e spaesati nelle radure è dietro l’angolo. Fondamentale sarà quindi affidarsi a mappa e bussola, fino a divenire molto più familiare con l’ambiente circostante e trovare piano piano indizi, nuove aree e alcuni inquietanti segreti. Dove Firewatch eccelle è la direzione artistica. Da questo punto di vista il gioco è eccellente, minimale e per questo poetico. I paesaggi sono incredibili, e parecchie volte vi fermerete ad ammirare estasiati il paesaggio. Per gli effetti sonori, anche qui nulla da eccepire, siamo di fronte ad un lavoro magistrale, sia per i rumori naturali sia per la colonna sonora magistrale, che sottolinea alla perfezione i vari momenti del gioco senza mai strafare.

Breve e conciso

Nonostante l’eccellenza visiva e narrativa, Firewatch non è tutto rose e fiori. La varietà di gameplay è praticamente inesistente, visto che oltre a camminare e a parlare non si farà praticamente altro. Se siete quindi amanti del genere, adorerete questo gioco, mentre se cercate azione e adrenalina allora è meglio se vi orientate su altro. Altro difetto, non proprio trascurabile, è la durata: Firewatch è completabile in più o meno 5 ore, senza alcun incentivo per la rigiocabilità. Nonostante ci sia infatti la possibilità di scelte multiple nei dialoghi, il finale del gioco rimane comunque invariato. Ah, il finale. La conclusione di Firewatch è da mascella sbattuta per terra, spaccando letteralmente l’utenza. Da una parte si può essere entusiasti della soluzione adottata dai Campo Santo, mentre dall’altra parte se ne può uscire delusi ed amareggiati. Se ci mettiamo che il gioco è disponibile ad un prezzo di 19,99 euro, potrebbe essere poco soddisfacente dal punto di vista del rapporto qualità prezzo.