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Recensione | Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia

Durante l’era delle console di terza generazione, ovvero quel lungo periodo durato oltre 10 anni che vide il NES come indiscusso protagonista del mercato dei videogiochi nel mondo, non era insolito vedere come le software house, nel realizzare il seguito di un gioco di successo, proponessero un secondo capitolo caratterizzato da un gameplay molto diverso da quello del primo episodio, in modo tale da verificare il gradimento del pubblico. A dirla tutta quelli che saltano alla mente più facilmente sono gli esperimenti falliti, ovvero quei titoli che non solo si sono dimostrati meno interessanti per il pubblico rispetto al primo capitolo: di questi tentativi di proporre una variante al concept originale sono celebri giochi come Zelda II: The Aventure of Link, Castlevania: Simon’s Quest oppure la versione occidentale di Super Mario Bros. 2. Fire Emblem Gaiden è stato il secondo titolo della serie di RPG tattici di Nintendo ad essere rilasciato: uscito unicamente per il mercato giapponese (come tutti i capitoli antecedenti al settimo episodio), il gioco rivedeva la struttura del primo capitolo e, pur mantenendo il concept di base e la componente tattica, il gioco presentava una componente esplorativa più libera che lo faceva assomigliare più ad un GDR a turni. È stato inoltre il primo Fire Emblem ad introdurre le promozioni, meccanica di gameplay ricorrente nella serie. In occasione del 25° anniversario dall’uscita di Gaiden, Nintendo ha riproposto un remake del gioco mischiando le caratteristiche che rendevano Gaiden unico con le innovazioni introdotte negli anni: ciò che ne è uscito è Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia che altri non è che il titolo che recensiremo quest’oggi.

Codice cavalleresco

La storia di Fire Emblem Echoes ha alcuni elementi canonici per la saga e le vicende si svolgono durante una guerra ch vede uno stato in declino, in questo caso il regno di Valentia fondato dalla dea Mila, attaccato da una nazione confinante che dimostra intenti di conquista, la nazione di Rigel fondata dal dio Duma, rompendo così una pace millenaria. Protagonisti della vicenda saranno Alm e Celica, amici di infanzia dei quali sin da subito si capirà che le loro origini sono tutt’altro che umili, nonostante abbiano vissuto per gran parte del tempo in un piccolo villaggio insieme al “nonno” Mycem, un ex cavaliere della regione di Zofia. Separati a causa degli eventi narrati nel prologo, quello di Alm e Celica sarà un viaggio volto inizialmente a ricongiungersi e successivamente finalizzato a riportare l’equilibrio nella regione di Valentia e sconfiggere gli aggressori. La storia si snoderà lungo i cinque capitoli che compongono il gioco (un sesto capitolo bonus è stato realizzato per questo remake ma sarà disponibile durante l’endgame). Nel complesso i primi due capitoli, molto più brevi degli altri, fungono solo da tutorial del gioco e servono per introdurre gli eventi relativi ai due protagonisti dopo la loro separazione, mentre il fulcro della vicenda viene snocciolato solo a partire dal terzo capitolo. La grande presenza di dialoghi all’interno del gioco (quasi tutti doppiati in lingua d’Albione) e gli immancabili dialoghi di supporto, ormai componente fondamentale della saga, permettono di approfondire il carattere di tutti i personaggi che incontreremo nel corso del viaggio sin dalle prime battute di gioco. La trama nel complesso, pur dimostrandosi piuttosto lineare e semplice, anche a causa dei 25 anni di età che si porta appresso, è comunque coinvolgente anche grazie a quell’epica cavalleresca che muove la volontà dei personaggi e che la avvicina molto ai primi capitoli occidentali della saga per GBA e GameCube.

Avanti, miei prodi!

Spiazzante. Questa è la prima parola che mi è venuta in mente quando ho ripensato al gameplay di Fire Emblem Echoes: dopo tredici anni della mia vita passati a completare i giochi di Intelligent System, mi ero ormai abituato ad un certo tipo di gameplay, a delle caratteristiche che consideravo ormai radicate all’interno del battle system del gioco. L’idea di base rimane la medesima: si tratta di uno strategico a turni ambientato su campi di battaglia costituiti da una griglia nella quale si muovono i personaggi in maniera similare ad una scacchiera. Le fasi di movimento, suddivise fra fase del giocatore, dei nemici e delle unità neutrali, si alternano fintanto che il giocatore non raggiunge il suo obiettivo (che può essere quello di sconfiggere il boss oppure eliminare tutte le unità nemiche) o non viene sconfitto a causa dell’eliminazione di uno dei due protagonisti. La morte delle unità alleate invece non porta ad un game over della partita, tuttavia (esattamente come accade nei recenti Fire Emblem Awakening e Fates) all’inizio della partita potremo scegliere se gli alleati sconfitti saranno soggetti alla permadeath come nel gioco originale oppure torneranno disponibili al termine della battaglia, pronti per essere schierati in quella successiva. Se volete altri dettagli su quello che è il gameplay del gioco vi suggerisco di leggere la nostra recensione di Fire Emblem Fates dato che qui vorrei concentrarmi su ciò che differenzia Fire Emblem Echoes dagli altri episodi della serie.

Rispetto a quanto visto in Fates, le mappe di Echoes saranno di notevoli dimensioni sin dai primi capitoli dove ci troveremo a dover fronteggiare un numero esiguo di nemici, numero che però più andremo avanti e più sarà elevato, finché avremo decine e decine di nemici che dovremo fronteggiare con il nostro ristretto numero di eroi che si aggira sempre intorno alla dozzina. Ciò che però lascia un po’ delusi è il livello di dettaglio delle mappe: soprattutto chi si è avvicinato alla saga solo di recente noterà la differenza fra le mappe ricche di elementi e di punti con i quali interagire di Fire Emblem Fates e quelle più spoglie di Echoes, figlie di un gioco ormai vetusto e che porta i segni dell’evoluzione della serie. Ciò che però contraddistingue il gioco sarà la presenza dei dungeon: zone facoltative completamente tridimensionali dove il giocatore potrà muovere liberamente il suo avatar ed esplorarle alla ricerca di tesori ed altri oggetti utili. I dungeon dovranno essere liberati dai nemici che, una volta toccati, daranno il via ad una scaramuccia su una mappa molto più piccola e popolata, utile per poter guadagnare qualche punto esperienza aggiuntivo, ma che se prese alla leggerezza potrebbero rivelarsi insidiose. Altra novità, non solo rispetto a Gaiden ma anche per la serie, è l’introduzione della Ruota di Mila, un artefatto posseduto sia da Alm che da Celica che, per un numero limitato di volte durante una battaglia, ci permetterà di riavvolgere il tempo tornando indietro di una singola mossa: l’uso dello strumento è assolutamente facoltativo e ciò non rovina l’esperienza di gioco per chi vuole giocare in maniera più hardcore, ma si rivela particolarmente utile per coloro che giocano con la permadeath attiva e vogliono correggere quell’errore che altrimenti gli costringerebbe loro a ricominciare la battaglia da capo. Anche il combat system e la crescita dei personaggi presentano diversi elementi di distinzione dalla saga: parlando del combat system, esso sarà contraddistinto dall’assenza di un’arma da impugnare per poter attaccare, infatti ad ogni personaggio, a seconda della classe, sarà assegnata una tipologia di arma con la quale porteranno a compimento gli attacchi. Durante il corso della partita troveremo sì delle armi con le quali equipaggiare i giocatori, ma esse serviranno unicamente a permettere al personaggio di acquisire maestria con quell’arma e sbloccare nuove abilità. Molta più importanza è stata data agli arcieri che ora potranno combattere anche a distanza ravvicinata ed aumentare la gittata del loro tiro fino a quattro caselle, inoltre il triangolo delle armi è assente proprio come nel gioco originale, mentre nel reboot del primo capitolo fu inserito. È stato introdotto il sistema della fatica, presente solo in Trachia 776, che comporta una diminuzione delle statistiche per quei personaggi che combatteranno a lungo senza riposarsi o nutrirsi, inoltre lanciare un incantesimo od usare un’abilità avrà un costo in punti vita per l’utilizzatore che. Anche la crescita del personaggio avverrà in maniera differente, con la possibilità di cambiare di classe nel corso dell’avventura, tant’è che Alm sarà inizialmente accompagnato da cinque alleati ciascuno dei quali potrà accedere ad una delle cinque classi base disponibili. Nel complesso, nonostante il gameplay dimostri qualche anno di troppo, non solo si rivela una vera e propria novità per tutti noi giocatori occidentali, ma ci costringe anche a rivalutare il nostro modo di approcciarci alla saga dato che il gioco prevede sicuramente un minore numero di variabili rispetto a Fates, ma punta più sulla cura del giocatore verso la crescita e la specializzazione dei suoi personaggi, sottolineando in maniera differente la componente tattica.

Infine prendiamoci un attimo per parlare della componente tecnica. Sicuramente rispetto al titolo originale Fire Emblem Echoes vanta un netto miglioramento dovuto alle potenzialità della console portatile di Nintendo che permette un rendering tridimensionale degli ambienti di gioco non solo nell’esplorazione dei dungeon, come abbiamo visto, ma anche nelle cutscenes che contraddistinguono le fasi di combattimento durante le quali la telecamera dinamica darà risalto agli attacchi portati a segno da alleati e nemici.  Fire Emblem Echoes si muove sullo stesso motore di Fates, dimostrando un ottimo livello poligonale dei personaggi (un pochino meno ricco negli ambienti, ma perdonabile visti gli anni che il 3DS si porta sul groppone), ma ancorandosi ad un character design che, per quanto rinnovato rispetto a Gaiden, si distacca dall’art direction ad opera di Yusuke Kozaki che caratterizzava Fates e Awakening (facendo perdere anche quell'”effetto waifu” ai suoi personaggi). Ottima anche la colonna sonora, stavolta firmata dallo stesso artista di Fates, ovvero quel Takeru Kanazaki che ha già saputo incantarci con le sue tracce ottimamente orchestrate ed arrangiate.

PRO

  • Meccaniche differenti da qualsiasi altro capitolo ed interessanti
  • Ottimo remake di un titolo NES
  • Maggior cura alla crescita dei personaggi

CONTRO

  • Potrebbe spiazzare anche i fan della serie
  • Non adatto ai neofiti (non più di Awakening e Retaggio, per lo meno)
  • Alcune mappe non particolarmente riuscite