Nel 2000, a fine ciclo vitale della celeberrima prima PlayStation, Eidos Interactive (società che sicuramente conoscere per aver prodotto alcuni titoli che sono diventati pilastri della storia del videogame come Tomb Raider, Hitman e Deus Ex) pubblicò un gioco sviluppato da Kronos Digital Entertainment, un team nato agli inizi degli anni ’90 ma che fino ad allora non sfornò grossi successi. Fera Effect era un action che seguiva le vicende di tre mercenari (Hana, Deke o Glas) e che diventò piuttosto famoso per tutta una serie di motivi fra i quali il fatto che fosse uno dei primi videogiochi ad usare la tecnica del cel shading, l’uso di filmati in full motion montati in loop per la realizzazione dei fondali (cosa che ha richiesto una distribuzione su 4 CD). E per il fatto che nel secondo episodio Hana, l’unica protagonista donna, avesse una relazione omosessuale con uno dei personaggi secondari. Dopo l’uscita dei due Fear Effect su PS1 e l’ideazione di un terzo capitolo per PS2 mai rilasciato, Kronos chiuse bottega e del brand non se ne seppe più niente. Questo fino ad oggi, quando lo studio indipendente Sushee ed il publisher Forever Entertainment hanno rilasciato sotto licenza Square Enix Collective (dato che dopo l’acquisizione di Eidos Square Enix detiene i diritti su Fear Effect) un nuovo capitolo del brand, Fear Effect Sedna.

La storia si ambienta a quattro anni di distanza dal secondo capitolo: Hana e la sua compagna Rain si riuniscono a Deke e Glas per recuperare una statuetta trafugata dall’ambasciata cinese a Parigi, un compito che a prima vista può sembrare piuttosto facile, ma quando dei demoni legati alle leggende degli inuit della Groenlandia e capiremo che una missione che a prima vista può sembrare facile nasconde dietro di sé molti più misteri di quello che crediamo. La trama è una storia che rimane nei canoni tracciati dai primi Fear Effect dove spionaggio internazionale e soprannaturale si miscelano molto bene fra di loro, con una buona dose di plot twist che però non riescono ad essere accattivanti come quelli ai quali ci aveva abituato la serie. Nel gameplay invece il gioco si mostra radicalmente diverso dal suo predecessore di 16 anni fa: la telecamera isometrica che caratterizza questo shooter-stealth game ci permette di gestire un team fino a 5 personaggi alla volta che seguiranno il leader del gruppo oppure, tramite la pressione di un tasto, passeremo in modalità pausa tattica nella quale potremo muovere in maniera indipendente ciascun personaggio tracciando per ognuno il percorso che esso dovrà seguire. Grande importanza è stata data alla parte action del titolo: sia le meccaniche di stealth che le sparatorie offrono al giocatore la possibilità di approciarsi in maniere differenti alle varie situazioni proposte, senza però portare il giocatore a doverne favorire una rispetto all’altra e lasciando il giocatore alla libera scelta sulla base dei suoi gusti. Il gioco offre una buona varietà di situazioni: per buona parte del tempo ciò che dovremo fare è avanzare nel gioco cercando di sorprendere i nemici alle spalle e sforacchiandoli nel caso non riuscissimo a non farci vedere, ma non mancheranno situazioni in cui il gioco ci richiederà di fingersi dei camerieri per raccogliere informazioni, seguire di nascosto un piccolo drappello di persone senza farsi scoprire e risolvere dei puzzle ambientali; puzzle che non sempre riescono ad essere all’altezza dato che a volte richiedono l’osservazione dell’ambiente e da esso dovremo dedure la soluzione, altre volte invece sembra impossibile trarre la soluzione e ci ritroveremo a compiere tentativi a caso pur di poter proseguire, anche se questo dovesse significare fare Game Over e ricominciare dall’ultimo checkpoint. Già nelle prime fasi ci renderemo conto di quello che Fear Effect Sedna non sarebbe dovuto essere, ovvero un gioco per console. Guardando infatti i video che hanno accompagnato la campagna Kickstarter del gioco si capisce come tutta la componente strategica pensata per questo gioco difficilmente si adatti ad un sistema di controllo formato da mouse e tastiera e nella maggior parte dei casi mi sono ritrovato a gestire un membro del team alla volta, ignorando gli altri componenti che ho richiamato solo una volta iniziata una sparatoia: non il migliore dei modi per affrontare le diverse situazioni, ma la gestione tramite pad non fa per questo gioco che probabilmente acquisirebbe molta più profondità se giocato sulla piattaforma “giusta”. Di fatto la pausa tattica diventerà presto una funzione inutile che abbandonerete piuttosto velocemente, lasciando che l’AI intervenga a suo piacimento durante le sparatorie. Ciò che però mi ha lasciato parecchio interdetto è la poca rilevanza data all’elemento che da il titolo alla serie, ovvero il fear effect: nella serie originale l’indicatore ECG corrispondeva alla barra della salute del personaggio controllato che poteva essere riportata ad uno stadio di normalità riparandosi dal fuoco nemico ed aspettando qualche secondo, In Fear Effect Sedna salute e e indicatore del fear saranno separati ed ad una diminuzione della salute del personaggio corrisponderà un aumento del battito cardiaco che influirà sulla potenza d’attacco dello stesso, tuttavia questa meccanica sarà quasi trascurabile dato che nella maggior parte dei casi l’unica opzione sensata è quella di curarci tramite medikit, abbassando il livello dell’ECG.

Visivamente il gioco dimostra l’ammodernamento dovuto ai 16 anni trascorsi: il cel shading è stato utilizzato quasi unicamente nelle cutscene e per realizzare gli artwork statici dei personaggi mostrati durante i dialoghi, mentre gli scenari di gioco mostrano una buona dose di dettagi e dei bei giochi di luce che rendono lo scenario credibile e vivo. Credibilità che, nella versione per Switch provata, viene messa a dura prova da una realizzazione del fog of war a tratti imbarazzante in quanto non ben implementata. Oltre a questo, la ricchezza di dettagli cozza con il level design e mette a dura prova la nostra capacità di orientarsi: mi è capitato più volte di non riuscire a capire come raggiungere un determinato punto della mappa data l’assenza di riferimenti visivi che mi facessero intuire se ci fossero delle porte nelle vicinanze, quali pareti fossero superabili o quali elementi della stanza possono essere usati come scudi e chiaramente la scarsa illuminazione che permea tutto il gioco non aiutavano le capacità di osservazione. Altro problema tecnico risiede nel comparto audio dove si nota una notevole discrepanza fra i volumi dell’audio di gioco e quelli delle cutscenes, pertanto ogni volta che partirà il filmato sarà necessario alzare il volume per cercare di capire ciò che viene pronunciato. Un peccato perché il doppiaggio in inglese presente anche in buona parte dei dialoghi riusciva ad essere piuttosto convincente per la quasi totalità dei personaggi.

PRO

  • Meccaniche di shooting e di stealth godibili
  • Trama avvincente
  • Cutscenes in cel shading ben realizzate

CONTRO

  • Pausa tattica macchinosa e difficile da padroneggiare (su console)
  • Meccaniche legate al Fear Effect trascurabili
  • Enigmi ambientali non sempre chiari
  • Qualche problema tecnico di troppo

Versione testata: Nintendo Switch

Voto: 6

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