A un anno di distanza dal folle Joseph Seed e la sua esplosiva conclusione, ritorniamo a Hope County con Far Cry New Dawn, espansione/sequel narrativo mostrato durante i Game Awards 2018. Un gioco che nella struttura è identico all’opera principale, ma dà al brand una nuova ambientazione post-apocalittica. Considerando i titoli usciti o in uscita con la stessa ambientazione, e non aggiungendo volontariamente niente di rivoluzionario al gameplay (con il rischio di avere davanti l’ennesimo more of the same), riuscirà a convincerci?

17 anni dopo

 

Far Cry New Dawn è ambientato diciassette anni dopo l’apocalittica esplosione profetizzata da Joseph Seed, che ha spazzato via il Montana contaminandolo di radiazioni, costringendo i pochi sopravvissuti a rifugiarsi sotto terra. Dopo un lungo periodo passato nei bunker, i superstiti, guidati dai coniugi Rye, riemergono dai rifugi trovandosi davanti un sorprendente panorama: una natura rigogliosa a tinte radioattive neon, che è riuscita a causa (o grazie) dell’assenza di intromissione umana ad adattarsi alla nuova realtà estendendosi su tutto il territorio. Una base perfetta per ricominciare e creare Prosperity, una nuova comunità fondata sulla cooperazione, solidarietà e appunto prosperità, insomma un’unione di persone legate dalla volontà di vivere in pace. Ma siamo sempre in un gioco di Far Cry e dobbiamo inevitabilmente fare i conti con il cattivo di turno e la loro distorta idea di tranquillità. Questa volta la violenza verrà scatenata non da uno da ben due nemici: le terribili gemelle Mickey e Lou supportate da un vero e proprio esercito, i Guerrieri della Strada, che distruggeranno Prosperity e razzieranno le poche risorse a disposizione. L’attacco spinge quindi Carmina Rye a chiedere l’intervento di Thomas Rush, che a bordo di un treno e insieme un gruppo di tecnici, gira gli Stati Uniti post-atomici impegnandosi nella costruzione di nuovi insediamenti. Qui entriamo in campo noi, vestendo questa volta i panni di un nuovo protagonista (sempre taciturno ma esteticamente personalizzabile tramite un semplice editor), il braccio destro di Thomas Rush. Siamo alle porte di Hope County, quando la spedizione viene travolta dalle gemelle e il loro distruttivo esercito, e noi come in ogni inizio di Far Cry, saremo costretti a fuggire.

Prosperity

Iniziamo così a vagare per la mappa, ed è chiaro sin da subito che della Hope County del quinto capitolo non c’è più traccia. La struttura, infatti, è più o meno la stessa ma le singole aree sono state riadattate e ricreate, anche a fronte di una mappa rispetto ai capitoli precedenti decisamente più piccola. Ma tranquilli, il tradizionale senso di deja-vù alla Far Cry è dietro l’angolo: la gestione delle missioni è la stessa, così come la raccolta delle risorse, la poco reattiva intelligenza artificiale, il feeling con le armi, il rampino e così via. Le meccaniche base del gioco, quindi non cambiano, ma c’è un apprezzabile tentativo di novità: l’introduzione di una componente ruolistica, un elemento, dopo il riscontro positivo con Assassin’s Creed, sempre più presente nei brand targati Ubisoft. Un’aggiunta interessante che denota una certa propensione a sperimentare, ma che lascia purtroppo i giocatori desiderosi di novità e cambiamento a bocca asciutta. La meccanica ruolistica non stravolge il gioco, ma all’atto pratico vedremo sopra i nostri nemici una barra che indica l’energia dei nostri nemici che cambia colore a seconda del loro livello, una volta coinvolti in uno scontro a fuoco, comparire i numeri che scendono ad ogni colpo man mano arrechiamo danno. Il vero cambiamento, per quanto superficiale, lo notiamo una volta giunti a Prosperity, il nostro quartier generale un insediamento fondato da Kim Rye che ha bisogno ora più che mai, per contrastare le insopportabili gemelle, di crescere e rafforzarsi. Entriamo quindi nel vivo del gameplay visto che Prosperity diventerà il nostro obiettivo primario: più cresce il quartier generale, più cresce il nostro equipaggiamento. Avremo potenziando i vari aspetti di Prosperity, accesso a mappe più dettagliate, armi più potenti, la scorta sempre più ampia piante officinali e mezzi di trasporti corrazzati; tutti elementi fondamentali per progredire nel gioco, dato che il nostro “bottino” iniziale sarà scarno e soprattutto le bocche di fuoco inizieranno quasi da subito ad essere limitanti.  Vagare per la mappa accumulando in modo compulsivo i materiali diventa necessario, ma non è l’unico modo. In Far Cry New Dawn far crescere Prosperity sono necessari sopravvissuti esperti in categorie specifiche, quindi affronteremo delle missioni ad hoc per reclutarli, ma soprattutto avremo bisogno della fonte primaria energetica, l’etanolo. Fonte energetica tanto preziosa quanto rara, la potremo recupera principalmente liberando i tanto cari avamposti, imbattendoci così nell’elemento più interessante di Far Cry New Dawn. Una volta liberato l’avamposto, ci troveremo di fronte a due scelte: o lasciare l’avamposto così com’è, o depredarlo di tutto l’etanolo a disposizione da utilizzare poi nel quartier generale. L’ultima scelta ci darà accesso sì al tanto bramato etanolo, consentirà, però, ai Guerrieri della Strada di riprendere possesso dell’avamposto, il che non solo ci porterà a dover liberare nuovamente l’avamposto, ma dovremo farlo con un grado di difficoltà più alto, dato che i nemici si ripresenteranno più aggressivi e armati fino a denti. Maggiore, però, sarà la difficoltà, maggiore sarà la ricompensa. Un ulteriore modo per recuperare le risorse sono le Spedizioni, missioni in cui verremo, tramite elicottero, portati in un punto preciso sorvegliato dai nemici per recuperare un pacco. Ovviamente non sarà tutto così semplice, il pacco, infatti, è collegato ad un GPS, quindi una volta preso saremo ben presto inseguiti dai nemici, l’unico modo che avremo per tonare sani e salvi a Prosperity, è raggiungere il più in fretta possibile il punto di raccolta. Un’aggiunta interessante, ma che concretamente non si differenzia dai classici avamposti.

Il nostro personaggio ha un ulteriore modo di crescere, tramite la gestione dei tratti, le abilità sbloccabili mediante l’uso dei punti esperienza guadagnati man mano nel gioco. È possibile aumentare gli slot per le armi e munizioni, equipaggiare la classica tuta alare e il rampino, migliorare il fiato per correre più a lungo, e aumentare la capienza e trasportare più kit medici, equipaggiare il binocolo.

Come in Far Cry 5 anche in questo caso non dovremo affrontare le missioni da soli, ma avremo a disposizioni otto compagni d’armi com Nana l’anziana ma ancora letale cecchina, Timber perfetto per creare un diversivo, Horatio il cinghiale, Jerome e il suo fucile a pompa, Gina Guerra, Giudice e il suo arco (perfetto per attaccare silenziosamente da lontano), il pastore misterioso e infine la nostra vecchia conoscenza Hurk. Tutti, come era sto per Far Cry 5 ben caratterizzati e dialoghi divertenti, grazie all’eccellente traduzione.

 

Hope County a tinte fluo

A livello narrativo Far Cry New Down non raggiunge la profondità di Far Cry 5, risulta per buona parte del tempo piatto che non riesce mai veramente a coinvolgerti, un’accettabile conclusione ma niente di più. La causa è riscontrabile nella poca caratterizzazione delle antagoniste, ben al di sotto degli standard qualitativi a cui ci aveva abituato Ubisoft con il brand di Far Cry. Le gemelle Mickey e Lou sono delle antagoniste cateterizzate solo dai modi insensatamente bruschi e le poche volte che le incontreremo durante il gioco risulteranno quanti mai dimenticabili. Nulla a che vedere con Joseph Seed, Pagan Min o Vaas, antagonisti bene più carismatici in grado concretamente di trascinare la trama.

A livelli tecnico rimane sugli stessi livelli di Far Cry 5 migliorando alcuni aspetti soprattutto nella resa generale. L’effetto generale è notevole considerando la grande qualità di poligoni su schermo. L’impatto positivo è derivato principalmente dalla palette di colori: primeggiano i colori accesi, fluo che danno al gioco un aspetto nuovo e sicuramente più armonico, anche grazie ad una stabilità migliorata che raramente scende sotto la soglia dei 30 fps. Al di là di qualche caso di pop-up, il gioco si presente complessivamente molto bene, ma di certo non originale né visivamente, né a livello di gameplay candendo nell’inevitabile “more of the same”

Un plauso va alla traduzione doppiaggio italiano, eccellente e bene realizzato.

Pro

– Interessante introduzione ruolistica

– Graficamente convincente

Contro

– More of the same

– Trama poco approfondita

– Antagoniste poco caratterizzate

Voto: 7

Versione provata: PS4

Versioni disponibili: PS4, Xbox One e PC

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