La storia racconta di ere fa, in cui Tolkien e Gygax si basavano sulle svariate culture del mondo (ma principalmente anglosassoni e nordiche) per fomentare la fantasia del popolo ed i sogni dei loro lettori e giocatori. All’epoca in cui le produzioni di videogiochi ancora non esistevano, non c’erano solo lati tecnici, sonori, localizzazioni e animazioni più o meno realizzate per far esultare la massa. E quando apparirono, il videogiocatore medio era così vuoto e affamato di storie fantastiche da tralasciare la cura per i dettagli secondari, più attento ai messaggi che questo nuovo media voleva lanciare e ai punti di forza che caratterizzavano il titolo, piuttosto che alla sua bontà negli altri comparti. Eternity: The Last Unicorn fa parte di questa vecchia scuola dove non tutto sarà perfetto ma la trama cerca di coinvolgere, intriga e spinge a volerne sapere di più: una buona base per un progetto che andremo a dissezionare un poco alla volta, per capire esattamente davanti a cosa ci troviamo.

L’immortalità ha un prezzo molto alto

Eternity: The Last Unicorn è un GdR d’azione ispirato alla mitologia norrena, con meccaniche alla Dark Souls e una storia che gioca molto sulla parte nostalgica della vecchia leva di videogiocatori, specie quelli che si ricorderanno dei primi Sacred. La storia è quella di un fantasy tolkeniano dalle tinte leggermente più decadenti, nella quale si gioca nei panni della protagonista Aurehen, una giovane elfa che cerca di salvare – come da titolo – l’ultimo unicorno rimasto che aveva garantito agli elfi del Alfheimr l’immortalità. L’ultimo unicorno non era il solo: all’inizio del mondo ce n’erano altri tre, che sono però scomparsi. L’ultimo, tragico sopravvissuto rinvenuto dalle fate e affidato ad Aurehen è afflitto da una maledizione che rischia di spegnere l’immortale luce degli elfi e che gli ha addirittura spezzato il corno a metà.

L’elfa deve quindi intraprendere la sua missione , guidata solo dal buonsenso e dalla divina provvidenza, su una strada piena di nemici che gli Dei stessi non comprendono, tentando di purificare l’ultima delle creature più sacre al mondo e di salvare gli Elfi dall’estinzione, ed il suo mondo dall’oscurità e dalla stregoneria. La narrazione è proseguita anche da Born, scafato vichingo che a pochi minuti dal gioco ci darà una diversa prospettiva del racconto, ovviamente dotato di differenti abilità e uno stile di combattimento più spartano, meno elfico e ricamato.

Dark Soul con gli unicorni?

Le aree di gioco, anche se non vaste, sono varie ed esplorabili attraverso una telecamera fissa in vecchio stile. Il nostro avatar proseguirà quindi su un percorso con pochi bivi “chiusi”, disseminato di trappole, ostacoli e aree segrete che soddisferanno chi vuole esplorare ogni mappa a fondo, e ben confezionate dal punto di vista del level design. C’è una particolarità di questo gioco, ovvero che è stato creato per essere difficile al pari di Dark Souls in versione vanilla: purtroppo pare che i produttori non abbiano compreso pienamente cosa poteva funzionare bene e cosa no nel videogioco, e che abbiano tirato fuori un pastone confuso di caratteristiche che non soddisfano pienamente. Eternity: The Last Unicorn viene dispensato come un Gdr, ma la prima cosa che balza all’occhio è che non esiste una gestione delle caratteristiche vera e propria, ma solo una scheda con l’indicazione delle stesse, del livello e dei punti esperienza. Esse poi non cambieranno di fatto nulla a livello di gameplay, la tattica rimane per tutto il gioco la stessa: bisogna evitare i nemici e poi, se se ne ha l’occasione, attaccare per vincere con una combinazione di attacchi pesanti e leggeri. Non bisogna mai dimenticarsi di schivare, poichè un nemico regolare vi dimezzerà almeno la barra di vita o anche di più, e di restare mobili sul campo. La quantità di nemici è alta e non subito visibile ad occhio, la maggior parte delle volte difatti compariranno sul campo cogliendovi di sorpresa quando non sarete preparati, in ondate su ondate.

Riguardo i comandi, risultano complicati all’inizio e diventano più intuitivi dopo un po’ di ore passate a prenderci la mano. Anche qui si possono craftare oggetti in maniera limitata con le risorse lasciate dai vostri antagonisti, utili giusto per aprire i percorsi e per potenziare le armi in vostro possesso. La telecamera fissa in un gioco del genere è una grossa, grossissima pecca: l’idea funzionerebbe anche – come ha funzionato per anni nei vecchi Resident Evil – se non si perdesse in mancanze veramente esagerate. Come ogni vecchio gioco, è molto facile perdersi nelle profondità dell’area che si sta esplorando, ed è qui che la telecamera vi impedirà di girare l’angolo o trovare il percorso che state cercando perchè semplicemente non collabora. Questo potrebbe farvi innervosire più del gioco stesso, specie quando un nemico cammina al di fuori del campo visivo e dovrete caricare alla cieca per raggiungerlo – con le amare conseguenze del caso. Ovviamente questo difetto non rovina l’intero Eternity: The Last Unicorn, ma contribuirà a creare delle situazioni surreali e a rendervi il gioco difficile, e a farvi morire, o a farvi morire e di frustrazione. Un sacco. Il progresso nelle missioni è il più delle volte difficile a causa della mancanza di indicatori, in quanto il gioco non vi suggerirà in alcun modo dove o in che direzione trovare l’oggetto o il percorso giusto. Questa scelta è apprezzabilissima, ma richiede molta esplorazione per trovare il modo di andare avanti nelle quest e comporta altrettante morti ingiuriose.

La longevità è un bene di primaria importanza per un gioco del 2019, e in questo Eternity: The Last Unicorn riesce bene nel suo lavoro, sfruttando mappe e ambientazioni in maniera studiata per strutturare il percorso del giocatore e dei personaggi. Il piacere dell’esplorazione del mondo via via sale, si ha voglia di capire cosa succede e di vedere ogni angolo, cosa in cui il gioco aiuta offrendo sempre strade nuove o scorciatoie per aree già visitate, che possono venire riviste in maniera completa. Eternity: The Last Unicorn ci offre così una discreta esperienza di almeno 10 ore, giocate con calma e stategia. Per quanto riguarda i dialoghi, il videogioco non se la cava egregiamente: nonostante lo sforzo fatto nel produrre tutta una serie di documenti leggibili e di testi interessanti in linea con lo spirito nordico che anima il gioco – e utilissimi a spiegarci trama e a particolareggiare il mondo in cui ci inoltriamo – il doppiaggio unicamente in inglese dei protagonisti risulta scarso, a tratti imbarazzante. Peraltro il gioco è localizzato solamente in inglese, francese, tedesco, spagnolo per quanto riguarda l’interfaccia e i sottotitoli.

Volutamente vecchio

Il suo primo annuncio di uscita era per il 2017, ma a due anni di distanza la produzione non offre molto di più di quanto avrebbe potuto. Eternity: The Last Unicorn avrebbe potuto essere un piccolo gioiello poco meno di dieci anni fa, ma rispetto ad opere più recenti si nota fin da subito che la grafica è vecchia, raffazzonata in alcuni punti, con poligoni che compenetrano gioiosamente tra loro ovunque e personaggi che si teletrasportano (non per merito di abilità) all’improvviso dietro una porta da aprire. Le animazioni facciali sono così poco accennate da essere quasi assenti – la protagonista non cambia mai espressione nonostante si trovi davanti a nemici inusuali o a volte spaventosi – lasciando al solo movimento corporeo il compito di esprimere paura, ritrosia o sollievo durante brevi cutscene. Stessa cosa parlando delle animazioni di combattimento e movimento dei due personaggi, che risultano legnose e ingommano il giocatore con dei comandi non proprio precisi, inficiando su quello che nel complesso è un prodotto discreto. Queste carenze pesano specialmente sul combattimento: affondi e spadate sono poco direzionabili e nella confuzione generale capita che il danno degli attacchi nemici venga calcolato ugualmente, nonostante una schivata o uno spostamento. Questo, unito a delle mappe molto strette in alcune zone, crea una problematica di sovraffollamento che solo uno spartano saprebbe gestire.

Il comparto audio è mediocre solo per media statistica. I suoni ambientali, gli effetti sonori insoddisfacenti e l’assenza di doppiaggio e localizzazione italiana hanno il loro peso, specie per chi non mastica l’inglese. C’è da dire che comunque viene usato un linguaggio fortunatamente semplice e accessibile, che anche chi è alle prime armi potrebbe affrontare. La colonna sonora di Eternity: The Last Unicorn riesce invece a recuperare qualche punto, pur senza convincere: le musiche elaborate accompagnano il videogiocatore durante i viaggi, nei momenti di tranquillità quanto nei combattimenti, ma dopo poco risultano ripetitive.

Pro:

  • Bella atmosfera
  • Ottimo level design delle mappe
  • Colonna sonora gradevole

Contro:

  • Graficamente vecchio
  • Più rivolto agli amanti dei Souls che dei Gdr
  • Meccaniche da rivedere completamente

Versione disponibile: Pc, Xbox One, PS4

Versione testata: Ps4

Piattaforma: Pc, Xbox One, PS4

Pegi: 16+

Longevità: 10 ore

Sviluppatore: Void Studios

Editore: 1C Entertainment

Lingua: inglese (dialoghi, interfaccia, sottotitoli), francese, tedesco, spagnolo (interfaccia e sottotitoli)

Uscita: 5 marzo 2019

Tipologia: Gioco di ruolo, azione, avventura, indie

Voto: 5

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto finale
5
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Erika Berselli
Giocatrice di ruolo e videogiocatorice vorace. Le piace sparire dal vivo quanto fare il ladro o muoversi nello stealth. Amante degli horror (nonostante poi non ci dorma per sua stessa ammissione) e dei gdr.