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Recensione | Dragon Quest Heroes 2

Più di un anno fa scrissi la recensione di Dragon Quest Heroes, action game sviluppato da Omega Force basato sulla nota serie di JRPG ideata da Enix: all’epoca apprezzai l’intenzione di voler ibridare le meccaniche musou che Omega Force ha maggiormente contribuito a delineare con il contesto fantasy della serie, senza però dimenticarsi della componente ruolistica. Il gioco era lungi dall’essere perfetto, ma la formula presente riusciva a distaccarsi sotto diversi aspetti da quella proposta nei capitoli regolari della serie Dynasty Warriors, intrattenendo anche chi i musou non li digerisce. L’annuncio del secondo capitolo, per certi versi quasi scontato viste le basi gettate dal primo episodio di quella che è diventata una serie di spin-off, ha dato la possibilità al titolo di migliorare i difetti che presentava il suo predecessore: sarà riuscita Omega Force a cogliere questa opportunità?

“Pungi come un’ape, vola come una farfalla”

Il primo Dragon Quest Heroes non brillava particolarmente per la sua trama, inserita giusto per fungere da collante fra una missione principale e l’altra e per condurre il giocatore nelle varie aree nelle quali si ambienta il gioco, proponendo il tema trito e ritrito della squadra composta unicamente da eroi positivi che si muovono con l’unica intenzione di sconfiggere le forze maligne. Dal punto di vista della trama Dragon Quest Heroes II non fa un lavoro migliore del suo predecessore: il gioco si apre con una profezia che narra di due predestinati che avranno l’arduo compito di sconfiggere un drago oscuro che sorgerà nel momento in cui due re della nazione dovessero scontrarsi apertamente. Conosceremo quindi Lasaar e Theresa, due cugini provenienti dalla nazione di Dunisia ed entrambi ottimi guerrieri. Ricongiuntisi nel regno di Kala, Lasaar e Theresa si ritroveranno a difendere il castello del re di Kala dall’attacco del principe di Dunisia, loro amico in gioventù, in cerca di vendetta per la morte del padre. La trama del gioco vede il tentativo da parte di una figura misteriosa che sta cercando di mettere contro i sovrani dei Sette Regni che compongono il mondo di gioco per poter far avverare nuovamente la profezia. I temi trattati, così come i fatti raccontati esprimono decisamente più personalità rispetto a quanto visto nel primo capitolo, tuttavia ci sono alcune scelte narrative che non passano inosservate: la maggior parte dei personaggi sarà caratterizzata in maniera stereotipata e bidimensionale e ciascuno di essi reagirà alle varie situazioni durante le scene di intermezzo in modo assolutamente inadeguato, dando il via a siparietti che sfiorano il limite del ridicolo: va bene che si è voluto rendere Lasaar dotato di un temperamento esuberante e poco riflessivo e Theresa più calma e portata alla riflessione, però veder un semplice cadetto dell’accademia militare avere reazioni istintive davanti ad il più importante dei re del continente senza pagarne le conseguenze è fin troppo poco credibile oltre che ridicolo. Esattamente come nel primo episodio, nel corso dell’avventura appariranno diversi personaggi provenienti da alcuni degli episodi canonici più noti della saga, approdati in quel continente a causa di misteriosi passaggi in varchi spazio-temporali, e con qualche banale scusa si uniranno man mano alla squadra per poter cercare il modo di tornare nel proprio mondo. Tutto sommato la trama procede presentando i suoi colpi di scena, alcuni ben inseriti ed altri forse fin troppo telefonati, ed è pensata meglio di quella del primo capitolo, ma le situazioni proposte, i dialoghi ridondanti ed alcune gag capaci di far divertire solo i bambini (e i giapponesi) rendono tutta la componente narrativa piuttosto noiosa.

“I toscani hanno devastato questo paese”

A tirare però su le sorti del titolo ci pensa il gameplay del gioco: già con il primo Dragon Quest Heroes feci un plauso a Omega Force per l’essere riuscita a migliorare la loro formula di gioco standard inserendo degli elementi capaci di dare più profondità ad un sistema largamente basato sul button mashing. Con questo nuovo episodio la software house ha ripreso tutto ciò che c’era di buono nel primo capitolo ed ha effettuato un’operazione di restyling, aggiungendo nuove caratteristiche e modalità e limando i difetti più marcati. Ma andiamo con ordine. Il gioco si presenta come un action game infarcito da una buona dose di elementi JRPG nel quale controlleremo un party di massimo 4 personaggi, uno dei quali sarà obbligatoriamente il personaggio scelto inizialmente fra Lasaar e Theresa e potremo passare da un personaggio all’altro in tempo reale con la pressione di un tasto per poter utilizzare abilità, classi ed armi differenti, pertanto la scelta del party sarà essenziale in quanto i suoi componenti non sono dei semplici supporter. Il combat system, come già detto, si basa sulle meccaniche hack ’n’ slash tipiche dei mousou nei quali potremo concatenare attacchi leggeri e forti per eseguire combo capaci di scatenare mosse speciali, oltre alla possibilità di richiamare una devastante mossa finale una volta piena la barra. Una volta sconfitto un numero congruo di nemici ed acquistata esperienza i nostri personaggi saliranno di livello, migliorando così le proprie statistiche di base ed acquisendo punti abilità che possono essere spesi per acquisire abilità attive e passive. A differenza degli altri musou, Dragon Quest Heroes 2 non ci mette davanti a migliaia di nemici da abbattere come se fosse carne da cannone: a schermi il numero di unità nemiche Nel complesso i combattimenti risultano molto più fluidi e veloci del titolo precedente, anche soprattutto grazie all’aggiunta di alcune classi molto veloci che controbilanciano quelle più potenti e lente, tuttavia ciò non toglie del tutto la sensazione di legnosità generale che pervade nel gioco, senza però essere fortunatamente un deterrente per il giocatore. Le novità di Dragon Quest Heroes 2 risiedono nelle tante pregevoli aggiunte che sono state amalgamate al gioco: in primis il gioco c passa da una struttura a missioni ad una semi-open world, con mini aree interconnesse fra loro da un hub centrale e da alcuni accessi secondari, ma buona parte delle missioni della storia principale si svolgono in mappe dedicate dalle dimensioni variabili. L’aspetto interessante di tali missioni è che, rispetto al passato, gli sviluppatori hanno dato maggiore varietà alle missioni primarie, aggiungendo obiettivi intermedi più interessanti e diversificando gli obiettivi di vittoria e sconfitta, non limitandoli ad un semplice “sconfiggi il boss”. Le missioni secondarie invece, nonostante anche in questo caso si cerchi di dare maggiore varietà richiedendo specifici requisiti per essere completati, riescono solo parzialmente nel loro intento ed alla lunga il senso di ripetitività si fa sentire. Aggiunta interessantissima rispetto al primo capitolo è la presenza del multiplayer: l’intera campagna principale può essere completata giocando insieme ad altri tre giocatori online, ognuno delle quali controllerà un diverso membro del party. Purtroppo non sarà possibile modificare il volto dei personaggi (ancora una volta a cura di Akira Toriyama) ma solo quello delle armi che impugneremo, impedendoci di distinguerci dagli altri giocatori. Insieme alle missioni principali, ci saranno anche delle mappe dedicate giocabili solo online ed utilissime per accumulare velocemente esperienza, denaro e loot extra. Altro elemento di novità sarà la possibilità di variare le vocazioni di Lasaar e Theresa e scegliere per loro una delle cinque classi a disposizione, ciascuna delle quali può impugnare dalle due alle tre tipologie di armi differenti. Tuttavia alcune armi saranno esclusive di alcune classi esclusive dei personaggi secondari. L’utilizzo continuo di una specifica arma da parte di un personaggio gli permetterà di acquisire punti maestria che possono essere convertite in abilità aggiuntive che porteranno dei bonus al personaggio nel momento in cui esso impugna quella specifica arma.

Anche sul lato tecnico il gioco fa un passo avanti rispetto al suo predecessore: il titolo adotta sempre uno stile cel shading, ma la maggiore cura delle texture dei personaggi ed ad un uso più sapiente delle palette di colori migliorano nettamente l’aspetto complessivo del gioco. Nonostante tale lavoro sia stato fatto anche sugli scenari, essi rimangono ancora piuttosto scialbi e non all’altezza della cura riposta nei modelli di guerrieri e mostri. La colonna sonora rimane un altro neo del gioco, presentando brani classici della serie di forte impatto, ma anche brani inediti piacevoli all’ascolto ma non particolarmente incisivi. Molto buono sia il doppiaggio giapponese che quello inglese, così come il lavoro di localizzazione italiano, anche se a stento ho soprassieduto su alcune scelte stilistiche (come il marcato accento toscano del mercante Baldo Baldini).

PRO

  • Gameplay solido
  • Tante aggiunte ad una formula collaudata
  • Ottima ibridazione fra JRPG e musou
  • Tecnicamente più rifinito
  • Trama più profonda

CONTRO

  • Narrativa dimenticabile
  • Ambientazioni ancora acerbe
  • Missioni secondarie alla lunga ripetititve

Voto: 8

Versione testata: PlayStation 4 PRO