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Recensione | Dodonpachi Resurrection

Dark Souls è bello perché è difficile. Perfetto, questo l’abbiamo capito. Se tanto mi dà tanto allora, i giochi difficili, che richiedono skill e dedizione sono tutti belli. In questo caso, i bullet hell sono la cosa più vicina alla perfezione che si possa immaginare. Per questo dunque, adorerete Dodonpachi Resurrection, storico episodio della serie bullet hell uscito nel 2008 in versione Xbox 360 ad opera di Cave e arrivato finalmente su Steam nella versione più completa possibile, un vero e proprio Santo Graal per gli appassionati. Se così non fosse, qualcuno qui ha qualche problema di ipocrisia. Quindi, abbiamo tra le mani un gioco estremamente complesso, che richiede attenzione e allenamento e no, non è un gdr action fantasy. Perché vale la pena avere a che fare con un titolo del genere? Ve lo spieghiamo subito.

Inferno di proiettili

Dodonpachi Resurrection2 La serie di Dodonpachi inizia nel 1995 con il primo titolo che detterà le regole del genere bullet hell negli anni a venire. Nonostante esistesse già da tempo, è stata la serie Dodonpachi a dare una sua razionalità al genere e a renderlo metodico, scientifico, apprezzabile da tutti e soprattutto mai frustrante. Per quelli di voi troppo giovani per ricordarselo, il bullet hell è un genere un tempo molto in voga nelle sale arcade e che tuttora resiste nelle produzioni minori, relegato ingiustamente a semplice intrattenimento mobile. Sostanzialmente siamo davanti a uno sparatutto a scorrimento verticale in cui il numero di proiettili a schermo è semplicemente spropositato e bisogna seguire tutta una serie di pattern con la propria astronave per evitarne il più possibile. Quelli che a prima vista sembrano blocchi senza senso di proiettili, ad un occhio esperto riveleranno aree sicure e strettoie per evitare i danni maggiori. Al contrario dei shump classici infatti, la strategia predominante è quella di concentrarsi sul proprio vascello, piuttosto che su quelli nemici. Va da se che è un genere che richiede un colpo d’occhio e riflessi molto allenati per poter raggiungere i livelli più avanzati e soprattutto settare un punteggio degno di questo nome.

Insert Coin

Dodonpachi Resurrection1Il punto di forza del gioco è ovviamente nel suo gameplay. Nelle versione originale, si può scegliere tra tre navi: una rossa, una verde e una blu. La differenza tra le tre è principalmente nel fuoco primario, distinguendosi per ampiezza e raggio. Ogni nave avrà infatti due modalità distinte di fuoco: la prima è quella classica degli sparatutto a scorrimento verticale, con il cono di proiettili che investe quasi tutto lo schermo, mentre la seconda è un raggio laser fisso che concentra tutto il fuoco davanti la navicella. Questo raggio è sì più potente, ma fa diminuire sensibilmente la velocità della nave e di conseguenza la sua manovrabilità. Le bombe invece, contrariamente a quanto si pensa, non distruggeranno i nemici, ma bensì i proiettili, liberando così l’area e facendovi scorgere per qualche secondo il fondale del gioco, cosa abbastanza rara in titoli del genere. Oltre a queste opzioni di fuoco è presente anche un tasto per il potenziamento delle armi principali, il Chrono Hyper Counter attivabile a scapito di certe condizioni, che vi garantirà una immunità, congelerà i proiettili nemici e incrementerà di gran lunga la potenza di fuoco. Evitare i proiettili sarà quindi la vostra preoccupazione principale, con 3 vite a disposizione e un Continue (oh nostalgia…) che potrà essere riavviato ogni volta, a patto di resettare il proprio punteggio. Le combo si affidano molto al fuoco continuato, quindi più danni farete senza essere colpiti, maggiore sarà il moltiplicatore finale. Le punte di difficoltà in Dodonpachi Resurrection si raggiungono ovviamente con i boss, gigantesche astronavi cyborg che vi vomiteranno addosso letteralmente di tutto, rendendo gli scontri davvero intensi e soddisfacenti da affrontare.

Versione definitiva

Dodonpachi Resurrection3Dodonpachi Resurrection è proprio tutto questo, il vero significato del bullet hell portato finalmente su PC. Il gioco ha con se tutte le versioni dell’ultima edizione, uscita nel 2008 e arrivata in occidente per Xbox 360, riproposta qui con tutte le sue varianti, dalla 1.5 all’Arrange A e B, fino ad arrivare al DLC Black Label, il più hardcore di tutti. Qui sta proprio la doppia anima di Dodonpachi Resurrection, ovvero quella offline, con il gioco classico da completare in tutte le sue forme e nei cinque stage disponibili, e quella online, puramente arcade e completa di leaderboard online che vi faranno competere con giocatori da tutto il mondo. Data l’elevata difficoltà del gioco, Cave ha lasciato immutate la Training Mode, in cui si potrà impostare tutto, dallo stage alla quantità dei nemici, e la Novice Mode, una modalità decisamente più semplificata, con velocità dimezzata e molti meno nemici. Le modalità Arrange A e B sono nettamente diverse tra loro, e faranno la gioia degli appassionati. Sono entrambe versioni uguali dello stesso gioco, ma con alcune interessanti variabili. L’Arrange A elimina le bombe e vi permetterà di utilizzare solo un’astronave, tra l’altro con la possibilità di collezionare power up in game. Le bombe vengono sostituite da due modalità separate di combattimento, intercambiabili a piacimento: la prima, più lenta e potente, la seconda meno incisa ma che rende la nave decisamene più veloce. Anche il Chrono Hyper Counter viene attivato non più riempiendo una barra, ma collezionando una serie di oggetti ottenibili distruggendo i nemici. Una versione quindi molto più impegnativa del gioco base, ma che comunque risulta sempre più accessibile dell’Arrange B. Qui le cose cambiano drasticamente. I cinque livelli cambiano totalmente e il punteggio viene calcolato in base a una serie di esagoni raccolti dalle astronavi nemiche distrutte, Inoltre il fuoco diventa automatico e quindi tutto deve essere focalizzato sulla distruzione e la schivata dei proiettili. Un approccio molto più semplicistico dal punto di vista dei controlli, ma decisamente più ostico per quanto riguarda il gameplay. In questa versione Steam è inoltre compreso il glorioso Black Label, un’ulteriore modalità molto più completa, dotata anch’essa di una Arrange Mode, che mischia il gameplay di Dodonpachi con quello di un altro gioco iconico di Cave, Ketsui.

Il lato tecnico di Dodonpachi Resurrection è rimasto invariato alla versione del 2008 per 360, con la possibilità di giocare a schermo intero, ma falsata però da una risoluzione che rimane quella di 10 anni fa, limitata in finestra. Una scelta forse obbligata, data la struttura del gameplay. Come al solito eccellente il comparto artistico, con le protagoniste cyborg e i boss disegnati con uno stile davvero unico. La pecca del gioco arriva però con i comandi. Nonostante l’ottimo lavoro di ottimizzazione per il joystick, si sente la necessità di avere a che fare con un Arcade Stick, almeno se si vuole essere un minimo competitivi nelle graduatorie online, data la necessità di movimenti estremamente fluidi. Ottime invece le musiche, che faranno scendere non poche lacrime ai giocatori più nostalgici.

PRO:

  • La versione più completa in circolazione
  • Gameplay solido e impegnativo
  • Musiche eccellenti
  • Leaderboard online

CONTRO:

  • Si sente la mancanza di un Arcade Stick
  • Se non vi piace il genere arcade, ne farete ben poco