Storm in a Teacup è uno studio Romano nato nel 2013 che si gestisce su diversi generi. Come alcuni potranno ricordare, sono stati produttori del discreto N.E.R.O. che al di là dei difetti aveva lasciato intravedere delle potenzialità. Altri lavori, come Enki e Lantern, difficili da inquadrare, hanno dimostrato un’effettiva crescita del lavoro di Storm. Close to the Sun arriva diretto come una tempesta da questa evoluzione, cercando di slegarsi dall’etichetta tanto temuta del “Bioshock” ma riprendendone in un certo modo il contesto. Il punto di tutto questo non è la definizione, quanto lo slegarsi dallo stereotipo comune e dimostrare di saper prendere il volo con le proprie gambe. Vediamo insieme com’è andata!

L’arte richiama l’arte… e la scienza.
La trama di Close to the Sun parte nel 1897, dove a differenza della nostra storia attuale Nikola Tesla è vivo, vegeto e molto produttivo. Tesla ha deciso (sulla falsariga di un Andrew Ryan in Bioshock) di creare una gigantesca nave per accogliere le migliori menti e tecnologie del mondo, un grande simbolo della rivoluzione scientifica che ha il dovere di prevalere oltre ogni politica e religione, confine e territorio. La nave è gigantesca, incredibile, dotata di ogni confort e su di essa sono stati invitati tutti i più grandi scienziati del tempo nel tentativo di dare vita a qualcosa di innovativo. Noi impersoniamo Rose Archer, giornalista e sorella maggiore di Ada Archer, scienziata imbarcata sulla Helios. Oramai è da qualche tempo che le due non si sentono e quando Ada la invita, tramite uno strano dispositivo, a bordo della nave, Rose si trova a dover fronteggiare una pericolosissima emergenza accompagnata solo dalle comunicazioni della sorella e condita da innumerevoli cadaveri.

Calmo di natura
Close to the Sun è un’avventura narrativa, quasi un walking simulator, che abbonda nell’esplorazione e ci lascia affrontare qualche banale enigma, mettendoci davanti a pochi ma buoni jumpscare che sorreggono l’atmosfera del titolo. L’idea di ambientare tutto sulla nave e svolgere l’intera trama in un posto che varia dal claustrofobico alle splendide forme dell’art decò – già conosciute grazie a Bioshock – è efficace ed in effetti crea la giusta atmosfera di tensione e nostalgia, senza opprimerci realmente. Purtroppo è proprio la nostalgia a tenderci la trappola: l’altissima similitudine tra le atmosfere torbide di Rapture e quelle più pulite della Helios è notabile a vista d’occhio e le une tendono a rievocare le altre, in modo forse troppo forzato.
Close to the Sun si svolge all’interno di dieci capitoli che ci chiederanno di spostarci ogni volta in un’area diversa, alla ricerca di Ada. Il gioco nel complesso è lineare, e per progredire il più delle volte dovremo semplicemente aprire una porta trovando la chiave o la combinazione di sicurezza, recuperabili semplicemente guardandosi bene in giro. L’esplorazione degli ambienti, a parte l’avanzamento, è un sovrappiù finalizzato alla ricerca di oggetti collezionabili e documenti che possano suggerirci chi sia arrivato sulla nave e in quale situazione l’equipaggio si sia progressivamente trovato – ma nulla di veramente incisivo. E’ in questo che il titolo perde una grande occasione: oltre ad essere un horror che spaventa solo relativamente od un gioco con elementi puzzle molto semplici e meccanici, Close to the Sun poteva spaziare al di là dei clichè e del semplice seguire una storia già tracciata molti anni or sono, sfruttando una protagonista interessante e diversi comprimari che se solo fossero anche stati un poco più sviluppati, avrebbero potuto splendere. Persino lo stesso Tesla, personaggio storico ammantato di mistero e fascino per i suoi lavori geniali, si intravede e resta perlopiù una macchia sullo sfondo della vicenda, che non riesce ad appagare totalmente lo spettatore per come si va a svolgere. Il finale in particolare viene percepito come aperto, non riesce a chiudere tutti i misteri e alcune sottotrame che sarebbe stato interessante affrontare in maniera approfondita.
Per quanto riguarda la parte horror, la minaccia si fa sempre sentire tenendo il livello di tensione sempre a buoni livelli, sopratutto grazie ad un buon numero di Jump scare azzeccati. Le parti in cui dovremo fuggire dalla minaccia del momento sono invece scarse, e anche se servono a spezzare il ritmo lento con cui procede la storia non appagano, riducendosi ad una manciata di trial-and-error. Il livello degli enigmi, che si tratti di trovare documenti, passaggi o attivare leve, rimane sempre molto basso e se da una parte questo permette al giocatore di godersi la storia e l’atmosfera in santa pace, dall’altra priva di una sfida anche solo vagamente soddisfacente.

D’atmosfera ma con qualche pecca
Graficamente Close to the Sun ha ben poche sbavature, per la maggior parte riguardanti le entità che ci inseguiranno e alcuni rallentamenti nelle fasi più concitate. Nonostante questo, il gioco è piacevole, i modelli e le strutture sono ben fatti, le texture sono curate (anche se a volte faticano nei caricamenti) e gli ambienti sono piacevoli e abbondanti nei dettagli, sviluppati sia in orizzontale che in verticale con una buona cura del level design. Ogni sorriso per un biglietto inaspettato, un passaporto lasciato in una stanza o un piccolo colpo di genio valgono il tempo speso a tratteggiare una lore che appare complessa: l’esperienza risulta sempre lineare sotto tutti gli aspetti, ma tutto questo dà una piacevole illusione di libertà che mitiga la poca accuratezza nella storia e valorizza le atmosfere cupe e affascinanti, rendendo l’esplorazione meno pesante di quanto non sembrerebbe. Alcuni ambienti risultano ripetitivi – probabilmente pecca dovuta ai limiti della produzione – ma non manca mai la sorpresa: tra enormi saloni in stile art decò, delicati riflessi sui velluti del teatro ed i generatori di fulmini che riproducono rifrazioni con precisione è chiaro l’uso sapiente dell’Unreal Engine 4.
Nel doppiaggio italiano Close to the Sun si distingue con carattere: se all’inizio le voci risultano altalenanti nella qualità, una volta preso il largo i doppiatori rendono efficacemente i personaggi valorizzandoli, tratteggiando dei dettagli del loro carattere che vengono purtroppo trattati solo superficialmente. Le tracce che fanno parte dell’audio sono ben studiate per rendere la sensazione tetra di pericolo e tenere in costante ansia l’ascoltatore, riuscendo a mantenerla anche negli ambienti più ariosi.
Parlando di longevità, ci vogliono 5-6 ore nel complesso per trovare ogni sbloccabile e arrivare alla fine della storia senza troppo affanno.

PRO:

⦁ Atmosfere curate
⦁ Personaggi interessanti
⦁ Tesla coinvolto nella trama manda in iperventilazione

CONTRO:

⦁ I puzzle non richiedono assolutamente sforzo
⦁ Molto da approfondire

Piattaforma: PS4, Switch, Xbox One, Pc (Epic Store)
Pegi: 18+
Longevità: 5-6 ore
Sviluppatore: Storm in a Teacup S.R.L.
Editore: Wired Productions
Lingua: completamente localizzato in Italiano
Anno: 2019, 2020 (Steam)
Tipologia: Narrativa, Horror, Indie

Commenti

RASSEGNA PANORAMICA
Voto finale
7
Articolo precedenteOverwatch 2: modalità PVP mostrata in un nuovo video gameplay
Articolo successivoRed Dead Redemption 2: su PC è presente la modalità fotografica
Erika Berselli
Giocatrice di ruolo e videogiocatorice vorace. Le piace sparire dal vivo quanto fare il ladro o muoversi nello stealth. Amante degli horror (nonostante poi non ci dorma per sua stessa ammissione) e dei gdr.