Tante volte abbiamo recensito giochi caratterizzati da un gameplay fortemente ispirato a dei titoli che hanno havuto talmente tanta importanza da creare un genere: abbiamo visto souls-like, rogue-like, metroidvania ed altri. Non mancano chiaramente i giochi ispirati a The Legend of Zelda, soprattutto ad uno dei suoi capitoli più importanti ovvero A Link to the Past ed il titolo del quale andremo a parlare oggi, Blossom Tales: The Sleeping King, si rifa sicuramente al classico realizzato da Nintendo. Forse un po’ troppo.

La trama non vuole essere altro che un semplice collante per unire le varei situazioni che ci si presenteranno e dare uno scopo al viaggio che stiamo per intraprendere. Blossom Tales inizierà con due nipoti che chiedono al loro vecchio nonno di raccontare loro uan storia e questi narrerà le vicende di Lily, una giovane ma intrepida recluta del regno di Blossom che partirà alla ricerca di tre ingredienti ceh serviranno per risvegliare il re dall’incantesimo lanciato dal fratello del re, un potente mago che brama il potere e vuole dominare sul regno di Blossom. La trama procederà in maniera piuttosto lineare fino alla sconfitta del mago, senza particolari colpi di scena, ma la cosa non deve per forza essere vista come negativa. Sul fronte del gameplay il gioco si mostra, come abbiamo già anticipato, il gioco si ispira moltissimo ad A Link To The Past al punto tale che ad una prima occhiata distratta sembrerebbe un rip-off del ben più celebre titolo di Nintendo: dalla telecamera a volo di uccello alla gestione dell’iventario, dalle armi secondarie alla struttura del mondo di gioco passando per le meccaniche di gameplay sia nelle parti esplorative che in quelle di combattimento, tutto nel non fa che lasciarci una profonda sensazione di deja vu ogni volta che accederemo ad un’area nuova, incontreremo un nuovo nemico o apriremo un nuovo baule contenete un nuovo equipaggiamento. Come abbiamo detto prima, esistono interi filoni di videogiochi ispirati a titoli che hanno contribuito in larga parte a fondare veri e propri generi di gioco, ma nonostante ciò un titolo che si ispira ad un altro non rende per forza l’ultimo arrivato peggiore o meno originale del precursore: a volte per realizzare un bel concept basta saper miscelare egregiamente un’idea nuova ed originale con delle meccaniche già note ai videogiocatori in modo da ottenere un mix vincente. Blossom Tales purtroppo non riesce a portare degli elementi originali che gli permettano di scrollarsi l’appellativo di “clone di Zelda” e questo è probabilmente il suo più grande punto debole, tuttavia pur tenendo in considerazione questo aspetto nella valutazine complessiva, cercherò di parlare del gioco senza fare continui paragoni con A Link To The Past visto che, al netto di tutto, Blossom Tales è effettivamente divertente da giocare.

Sì, il gioco è divertente e soprattutto la familiarità che si percepisce sin dai primi istanti ci permette di prendere subito mano con il gameplay e fiondarci nell’avventura di Lily, affrontando i dungeon che ci si parano davanti tramite l’uso della nostra spada e delle varie armi secondarie che, una volta trovate esplorando il regno di Blossom, potremo equipaggiarne fino a due contemporaneamente ed utilizzarle spendendo un certo quantitativo della barra della stamina che si ricaricherà col tempo. Elemento molto presente nel gioco è la risoluzione di enigmi ambientali: non vi saranno presenti molte tipologie, ma le diverse variazioni sul tema inserite anche all’interno dei dungeon che andranno ad essere via via di più difficile soluzione rappresentano un buon modo per tenere sveglia la mente dei più pigri che dovranno mettere un minimo di impegno nel gioco per poter proseguire. Il gioco miscela quindi bene tutti gli elementi presi in considerazione (ovvero combattimenti, esplorazione ed enigmi) grazie ad una formula che riesce a dare il giusto spazio a ciascuno di essi. Tuttavia ci sono parecchi “ma” che vanno tenuti in considerazione: si tratta di elementi dei quali ci farete velocemente l’abitudine, ma che ad un primo impatto vi daranno la sensazione che ci sia qualcosa che stoni nel contesto. Il primis i tasti: i comandi da usare sono veramente pochi: oltre all’analogico ed tasto di pausa usato anche per richiamare il menu di gioco, gli unici tasti che useremo saranno tre dei quattro bottoni frontali assegnati alle tre armi del gioco, tuttavia gli sviluppatori hanno assegnato le azioni contestuali (parla, afferra, tira, ecc.) allo stesso pulsante dell’arma primaria e nei primi minuti di gioco ci renderemo conto di cosa comporti questa scelta di mappatura, andando ad effettuare azioni non volute ogni volta che ci avvicineremo troppo a sgabelli, vasi o persone. Altro aspetto negativo è il level design dei dungeon sul quale è stato posto poca cura: si sviluppano tutti su di un unico piano e nella maggior parte delle situazioni non saranno altro stanze messa una a fianco all’altra in modo da formare un lungo corridoio ed al giocatore verrà chiesto di compiere una determinata attività per poter avanzare, così fino a giungere al cospetto del boss di fine dungeon che a dirla tutta sopraggiunge dopo un numero di stanze eccessivo. Infine combattendo proprio con i boss emerge un altra scelta di level design poco felice: invece di inserire una barra della vita o di far assumere diverse tonalità di rosso al boss man mano che questo viene colpito, il Blossom Tales le informazioni inerenti alla salute del nemico verranno comunicate nel peggiore dei modi dato ceh ogni colpo inferto farà flashare per una frazione di secondo lo schermo con un colore che va dal verde al rosso.

Anche il lato artistico ha luci ed ombre poiché da una parte la pixelart richiama perfettamente il gioco che lo ha ispirato e tramite essa sono stati creati degli ambienti ricchi di dettagli e di elementi che rendono il mondo di gioco vivo e convincente, contronando tutto con belli effetti di illuminazione e di trasparenza; dall’altra non vi è traccia di particolare fantasia ed originalità nel character design dei nemici e dei vari NPC ma soprattutto in quello della protagonista, anonima e scialba e misteriosamente così differente dal personaggio rappresentato negli artwork del gioco. Anche il sonoro è altalenante dato che se gli effetti sonori sono tutti piuttosto convincenti ed usati sapientemente, lo stesso non si può dire della colonna sonora in chiptune che spazia da brani ben realizzati ma comunque non particolarmente memorabili ad altri (la minoranza, fortunatamente) fin troppo ripetitivi e noiosi.

PRO

  • Meccaniche di gameplay consolidate
  • Divertente da giocare
  • Molta cura riposta nella riealizzazione del mondo di gioco…

CONTRO

  • … lo stesso non si può dire del character design
  • Scelte di UI e mappatura tasti poco lungimiranti
  • Nessun vero elemento di originalità che lo renda unico

Versione provata: Nintendo Switch

Commenti