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Recensione | Assassin’s Creed: Syndicate

Ed eccoci qui, anche quest’anno, seduti di fronte la tastiera a pensare come trattare l’ultimo immancabile capitolo di Assassin’s Creed. Ci siamo presi più tempo del dovuto, perché in fin dei conti la serie merita di essere analizzata fin nel dettaglio, dato che volente o nolente, ormai è entrata nel nostro immaginario collettivo. Non ce ne vogliano i detrattori di Ubisoft, ma prima di sparare sentenze a caso sul trend attuale, noi preferiamo provare con mano, e per bene, piuttosto che dare voti a caso. Se così fosse stato, avremmo potuto tranquillamente bollare Syndicate come un more of the same, l’ennesimo capitolo di una serie che agli occhi di molto altro non è che una carcassa da spremere fino al midollo, una pallida rappresentazione delle glorie passate, che chiede a gran voce di essere terminata. E invece no. Assassin’s Creed: Syndicate potrebbe essere l’inizio di qualcosa di nuovo, uno stacco dall’apatia generale che aveva caratterizzato la serie fino ad oggi. Forse all’orizzonte c’è nuovamente la luce. Signore e signori, preparate le valige, si parte per Londra.

Gemelli del destino

Partiamo con quella che probabilmente è una delle parti più deboli del titolo, la narrativa. Come tutti quanti già saprete, in questo capitolo impersoneremo ben due assassini, i gemelli Jacob e Evie Frye. Di loro si sa poco, se non che sono assassini per eredità paterna, e che una volta raggiunta la maturità, partono immediatamente dalla loro campagna alla volta di Londra, per liberarla dal giogo del maestro templare Starrick, l’uomo più potente dell’intero pianeta. L’incipit è praticamente accennato, e l’azione si sposta immediatamente su Londra, senza alcun preambolo narrativo, una spiegazione sul passato dei ragazzi o sulla situazione attuale della setta degli assassini, niente. CI si ritrova subito gettati nella mischia, con motivazioni anche banali, se non si vuole credere al furore adolescenziale, ma tant’è. Peccato anche per le parti nel presente, ormai definitivamente ridotte a scene di intermezzo dove troveremo vecchi amici alle prese con la solita società di facciata dei templari, tutto praticamente già visto, ma che comunque riesce a regalare qualche chicca interessante. Ci piacerebbe tanto un ritorno al passato (o al futuro?), dove il presente sia parte attiva, e non solamente passiva.

Nonostante tutto, l’utilizzo dei due protagonisti svecchia finalmente la serie, e la vera novità è che forse abbiamo i migliori protagonisti dal beneamato Ezio Auditore. Jacob, complice anche l’ottimo lavoro di doppiaggio svolto da Maurizio Merluzzo, è incredibilmente carismatico, sagace, scanzonato e irriverente, capace di ispirare fiducia ed empatia al giocatore che lo muove per le strade di una Londra incredibilmente dettagliata. Evie è una protagonista femminile incredibile, intelligente, riflessiva, che si impone di diritto tra i migliori personaggi della serie, dimostrando a pieno titolo che per essere un ottimo protagonista non serve avere determinate “dimensioni”. L’eccellente caratterizzazione dei due personaggi si riflette anche sul loro differente approccio al gameplay. Jacob è più diretto, preferendo gli scontri faccia a faccia, mentre Evie è più a suo agio con l’infiltrazione e lo sfruttare le informazioni a suo vantaggio. Nulla ovviamente vi vieta di giocare nel modo che preferite, ma alcune missioni saranno giocoforza legate ad un particolare protagonista, costringendovi, per modo di dire, ad adottare un approccio conseguente al personaggio giocato.

Il dualismo tra i due protagonisti si riflette anche nella scelta delle abilità. Queste saranno divise in tre rami, Combattimento, Furtività e Ecosistema, legati ovviamente alle statistiche di lotta, furtività ed interazione con l’ambiente circostante. Ogni mille punti esperienza guadagneremo un punto abilità, spendibile sull’albero sopra citato, e ogni tot punti vedremo il nostro livello globale aumentato, con la possibilità di comprare skill avanzate. I punti sono condivisi, quindi indifferentemente da quale personaggio si gioca, entrambi acquisiranno esperienza simultaneamente. Nonostante le abilità siano le stesse identiche per entrambi i fratelli, alcune (tre a testa per la precisione) sono riservate ad un solo protagonista, nello specifico quelle stealth ad Evie e quelle di combattimento a Jacob. Questo approccio ci è piaciuto, lasciando così libertà di creazione al giocatore per quanto riguarda lo stile di gioco, ma che deve essere per forza adattato alla narrativa in alcune missioni. Questo mischierà un po’ il gameplay, cosa che non potrebbe essere apprezzata da tutti, ma che a nostro parere varia poco, in quanto tutte le missioni sono affrontabili in più modi diversi.

Oppression has to end

Proprio le missioni principali hanno ricevuto una cura particolare, dove negli assassini dei bersagli principali sembra essere tornata la fase di pianificazione accennata in Unity e ripresa a piene mani dal primo capitolo della serie. Ora i templari importanti potranno essere uccisi in maniera speciale, sfruttando alcune falle nei sistemi di sicurezza o inscenando uccisoni spettacolari, mentre è possibile sfruttare delle opportunità d’infiltrazione coinvolgendo i png nella zona o altre meccaniche ambientali. La varietà stessa delle missioni è encomiabile, e nonostante ormai la meccanica sia sempre la stessa da praticamente il primo capitolo, stavolta non pesa, date le innovazioni al gameplay introdotte di cui parleremo più avanti. Buona anche la quantità di missioni secondarie disponibili, che vedranno nuovamente protagonisti i personaggi storici dell’epoca, da Dickens a Marx, da Graham Bell a Darwin, oltre agli scontri con i templari sparsi per la città, che stavolta controllano quartieri schiavizzando i bambini, terrorizzando la popolazione e controllando il commercio. Sarà nostro compito liberare Londra distruggendo queste attività e permettere ai Rooks di riportare la giustizia.

Già, i Rooks. La banda dei fratelli Frye che si contrappone a quella sanguinaria dei Blighters, il braccio armato dei templari. Sarà possibile assoldare questi scagnozzi per i classici compiti di scorta e combattimento, oltre a inscenare vere e proprie guerre di quartiere, peccato per una gestione generale un po’ approssimativa. I Rooks infatti, oltre a combattere e distrarre eventuali gruppi di nemici, faranno poco altro, e come i gruppi di png dei precedenti capitoli, la loro intelligenza artificiale risulta abbastanza limitata, oltre che ballerina. In molte occasioni hanno agito di testa loro senza rispettare gli ordini impartiti, facendo così saltare il nostro piano faticosamente costruito per non lasciare traccia. E’ un peccato, perché la meccanica della guerra tra bande è molto interessante e per certi versi funziona, ma a nostro parere poteva essere sfruttata meglio.

Parlando ora del gameplay, Assassin’s Creed: Syndicate è né più né meno un Assassin’s Creed, ma con alcune ed importanti novità. La prima è l’introduzione del rampino, o lancia cavo. La meccanica è simile a quella vista nella serie Arkham di Rocksteady, permettendo l’ascesa rapida sui palazzi e il collegamento tra ostacoli abbastanza distanti tra loro, cosa che nella Londra vittoriana è abbastanza frequente. Il rampino è ottimo anche per uccisioni stealth e per riuscire ad intrufolarsi non visti da passaggi che sarebbero altrimenti irraggiungibili con il classico parkour. Le meccanica è veloce, immediata e si mischia perfettamente con la verticalizzazione delle mappe e l’aumento di dimensione delle stesse. La seconda e più vistosa meccanica è l’introduzione di un sistema di guida delle carrozze trainate da cavalli, che porta finalmente dei mezzi diversi dalle cavalcature nell’universo di Assassin’s Creed. Le carrozze hanno un ottimo feeling di guida, e le possibilità a bordo di esse sono molteplici. La più spettacolare è ovviamente quella di poter salire in piedi sul carro e abbordare le carrozze di fianco, regalando così dei momenti intensissimi per la serie, con combattimenti sui tetti delle carrozze lanciate a tutta velocità. Molte delle missioni secondarie faranno largo utilizzo di queste meccaniche, incentivando così il giocatore a sfruttare tutte le opportunità offerte da tale sistema. Non sarà una rivoluzione vera e propria, ma queste meccaniche svecchiano un po’ il gameplay classico della serie, rinnovando in parte l’entusiasmo dei primi capitoli. Buoni anche i nuovi gadget, che vanno dai fumogeni alle bombe stordenti, e il ritorno della meccanica di mira per i coltelli da lancio. Tutti i gadget e l’equipaggiamento dei personaggi sarà ovviamente personalizzabile e potenziabile, di modo da affrontare al meglio le diverse difficoltà presenti nel gioco.

Proprio la difficoltà merita un’attenzione a parte. Riprendendo quanto di buono fatto in Unity su questo versante, Assassin’s Creed: Syndicate reintroduce la meccanica dei livelli consigliati, con roccaforti nemiche praticamente inespugnabili se non si ha il livello e l’equipaggiamento adatti, costringendoci così a svolgere le numerose attività e missioni secondari per riuscire ad aumentare il livello generale del personaggio. Anche il combattimento è stato perfezionato, con i nemici che sembrano attaccare sempre uno per volta, ma stavolta hanno la possibilità di pararsi, fare blocchi, aprire il fuoco su di noi e infliggere parecchi danni. In poche parole, mancate qualche contrattacco e siete morti. Proprio per questo, il più delle volte è utile studiare prima per bene la situazione, piuttosto che gettarsi a capofitto nella mischia.

Qualcuno ha detto Unity?

Venendo ora al lato tecnico di Assassin’s Creed: Syndicate, non possiamo non iniziare con la realizzazione di Londra ovviamente. La capitale britannica è maestosa, imponente e suggestiva, così come si addice a quella che 200 anni fa la capitale del mondo intero. La riproduzione della città è ovviamente magistrale, con scorci incredibili, tutti i monumenti riprodotti fedelmente e un’estensione che fa impallidire la Parigi del buon Arnò Dorian. Incredibile poi l’affollamento di barche sul Tamigi, che sebbene non possano essere guidate, attraversarle correndo come nei migliori film d’azione riesce davvero ad entusiasmare. Ridotto di molto il numero di png a schermo rispetto a Unity, a favore di un traffico maggiore per le strade, e a beneficio della fluidità di gioco. Per quanto riguarda la grafica vera e propria, ella nostra prova su Xbox One effettuata su una copia preview, i modelli poligonali dei personaggi erano eccellenti come sempre, soprattutto la realizzazione dei volti e degli ambienti, mentre i modelli degli npc degli scagnozzi sono tragicamente uguali l’uno all’altro. Purtroppo la tendenza di Ubisoft di mostrare giochi con bug clamorosi non è scomparsa, e più di una volta ci siamo trovati dinanzi a cutscenes con protagonisti invisibili, o Jacob che si teletrasportava sulla cima di un palazzo senza alcun comando fornito. Tuttavia questa copia è antecedente a qualsiasi patch, quindi le cose possono essersi tranquillamente risolte. In generale però non si nota uno stacco grafico da Unity, se non a livello di illuminazione, davvero stupefacente. Eccellenti le animazioni, come sempre, tranne forse per delle movenze in combattimento eccessivamente veloci, quasi innaturali. Un po’ sottotono anche gli effetti delle esplosioni, non propriamente al top di gamma. Eccezionale il sonoro, soprattutto a livello di doppiaggio, complice anche l’ottimo lavoro di Merluzzo che da quel qualcosa in più.

PRO:

  • Londra è meravigliosa
  • Protagonisti carismatici
  • Grande quantitativo di attività
  • Buona personalizzazione dell’esperienza
  • Gameplay più veloce e adrenalinico
  • Forse un nuovo inizio…

CONTRO:

  • …anche se alla fine è sempre un Assassin’s Creed
  • Gestione dei Rooks mal sfruttata
  • Narrazione approssimativa