E’ incredibile come il mondo che abbiamo attorno faccia di tutto per rigettarci indietro come rifiuti ostili, manzi alla mercè della carnivora bestia onnipotente che è la natura. Ciò che fa di noi uomini da tempo immemore è il cambiamento, il confinamento: costruire strade, bonificare paludi e acquitrini, incasellare fiumi negli argini. Tutto ciò che facciamo ha lo stesso senso di quello che ha senso fare per un parassita, una malattia debilitante. Provate ad aprire gli occhi giusto un momento e a guardarvi attorno: non è forse vero che c’è più cemento che alberi, più smog che aria, più malati che sani?

Non è becero ecologismo, solo una sensazione che sale pungente dalla schiena e dà i brividi. A Plague Tale: Innocence ci mette davanti all’orrore della Peste, ma allo stesso tempo cerca di farci comprendere come l’uomo sia la vera malattia di sè stesso.

La pace non regna mai abbastanza a lungo…

E’ il 1348. Amicia e Hugo De Rune sono i due figli del Cavaliere De Rune e di sua moglie Beatrice, una famiglia nobile del regno di Francia cui appartiene un piccolo terreno con un castello e una fedele servitù. Amicia ha 15 anni, ma nonostante la giovane età è stata addestrata dal padre alla caccia e già vuole essere un cavaliere, dimostrandosi tanto ribelle e testarda quanto forte e indipendente. Il suo carattere la rende così simile a lui che non ci sono rapporti con la madre e il fratellino. Al contrario, il piccolo Hugo ha 5 anni ed è malato, motivo per cui vive nella completa dipendenza da Beatrice, che oltrechè madre è un’abile alchimista. Nella sua fragilità, non conosce nient’altro che la sua stanza, figuriamoci la sorella. A Plague Tale: Innocence parte dalla storia familiare, una storia piuttosto comune per l’epoca in cui vivono i personaggi, per poi fornirci con calma altre preziose informazioni. La pacifica tranquillità in cui vivono i De Rune nasconde la guerra e la Peste che serpeggiano all’esterno: all’improvviso l’Inquisizione irrompe nella tenuta, uccidendo senza ritegno chiunque si metta sulla strada, e dà la caccia senza sosta ai due bambini senza alcun apparente motivo. Nel tentativo di sfuggire agli imponenti cavalieri, Amicia e Hugo si imbattono nell’orrore che imperversa per la Francia: ondate di ratti che portano la peste, avanzando in campi, villaggi, campagne senza risparmiare altri animali e uomini. L’unica cosa che sembra fermare la loro avanzata è la luce, naturale o del fuoco: un ansito di speranza per Amicia e Hugo, che devono unire le loro forze e i loro caratteri per fuggire e scoprire in quale modo la malattia che imperversa libera nel regno sia collegata a quella di Hugo.

Fame divoratrice

A Plague Tale: Innocence vuole essere un gioco d’azione sull’etichetta, ma si colloca meglio come gioco interattivo con elementi stealth. Il racconto, composto da diciassette capitoli tutti in media della stessa durata, concede infatti a chi lo gioca il tempo necessario sia a capire le meccaniche – di per sè piuttosto facili e intuitive – che la storia, svolta con la lentezza di chi vuole far comprendere bene le caratteristiche non solo dei protagonisti ma anche dei comprimari e l’ideale vastità di un mondo così buio e oscuro, dove la maggior parte della razza umana agisce in preda a istinti e sete di sangue – anche più dei ratti e del morbo diffuso. In questo A Plague Tale riesce a trovare una certa magia, incollando lo spettatore davanti ad un’ambientazione storica (la Guerra dei Cent’anni svolta tra Francia e Inghilterra, dal 1337 al 1453) ma mediamente non sfruttata, coinvolgendolo in un misto di realismo, religiosità e magia che sono tipici di un periodo considerato oscuro nella maggior parte del mondo.

Parlando più approfonditamente del gameplay, ci troveremo al controllo di Amicia col fratello Hugo per mano, similmente in quanto accadeva in Ico del 2001 con il protagonista omonimo e la compagna Yorda. Amicia farà la parte sporca del lavoro, dovendo sgattaiolare o distrarre la maggior parte degli avversari, ma in qualche caso potrà impartire degli ordini essenziali – come di rimanere in un posto o seguirla, o ancora di passare per un pertuglio troppo piccolo per la ragazza – al fratellino, con tutti i dialoghi e le conseguenze dell’allontanamento tra i due. Come già detto, la trama volge le sue necessità allo stealth incoraggiando l’uso della fionda e di tutti i diversivi a disposizione, come vasi e composti alchemici che permettono di accendere fuochi e addormentare gli avversari. Nel farlo, ci riempie di materiali e oggetti che verranno utili anche ai potenziamenti, permettendoci una gestione del crafting al meglio del nostro stile di gioco: è vero che A Plague Tale: Innocence conta alcuni passaggi obbligati, ma questo parziale controllo delle scelte inframezzato da frangenti al cardiopalma riescono a mantenere vivo l’interesse per le meccaniche durante tutto il gioco.

Anche la distribuzione dei checkpoint è precisa e ottimale, perfettamente funzionale: sebbene sia facile mettere un piede fuori dall’area indicata e morire di conseguenza, non vi troverete davanti a frustranti ripetizioni di lunghe sezioni di gioco. I comandi sono semplici e precisi, passando dall’uso dei grilletti per selezionare le munizioni e lanciarle all’impartizione dei comandi a Hugo: l’unico difetto sta in qualche animazione macchinosa e nella ruota della selezione che benchè risulti comoda – almeno con un joypad da PS4 in mano – nelle fasi più dinamiche rende difficile cambiare velocemente munizioni e in sporadiche boss-fight, riuscire a schivare nel frattempo.

Un medioevo che tanto ci affascina e tanto ci spaventa

Detto ciò, la difficoltà generale di A Plague Tale: Innocence è media, affrontabile anche dal giocatore occasionale che metta le mani per la prima volta su un gioco stealth. La IA dei nemici risulta volutamente basilare per aiutare lo svolgersi della storia senza troppi intoppi o frustrazioni, e almeno nei primi capitoli risulterà veramente facile aggirarli o intuire nell’intrico di strade quale sia la via corretta per evitarli. Sotto questo punto di vista il level design non è troppo strutturato, e a parte qualche andivieni per le strade o piccoli frangenti da risolvere con la fionda o spostando gabbie, non risulterà vario – c’è di buono che non se ne sente particolare necessità, dati i bellissimi panorami davanti a cui verremo messi già dal primo minuto di gioco.

Piuttosto, la scelta di cambiare spesso e radicalmente l’ambiente in cui si spostano i personaggi e di aggiungere pezzo a pezzo sempre nuove meccaniche, assieme ai passaggi stealth e agli enigmi ambientali ben piazzati, scongiurano qualsiasi pericolo di noia o ripetitività dei passaggi, invogliando il giocatore a proseguire a ritmo serrato.

Si parlava prima di crafting ed è fondamentale approfondire l’argomento: in A Plague Tale: Innocence riveste un ruolo fondamentale, ma non nella maniera canonica a cui altri giochi ci hanno abituati. Amicia verrà costantemente in contatto con tutta una serie di risorse (circa dieci, dodici al massimo) tra cuoio, corde, utensili, pietre e vari, tutti utili in diversi modi: primo tra tutti per potenziare l’equipaggiamento di base, la fionda di cui potremo migliorare determinati attributi (quantità di colpi, velocità di ricarica…). Come secondo passaggio, le risorse “chimiche” che riusciremo a raccogliere come lo zolfo, il salnitro e l’alcool, potranno tornarci utili in seguito non solo per i miglioramenti ma per fabbricare arsenale tramite l’alchimia, che anche la madre Beatrice padroneggiava con destrezza.

L’alchimia ha il suo scopo nel gioco e si rivela utile permettendoci di creare anche pozioni varie per renderci la vita meno difficile. All’inizio potremo vedere Ignifer, il proiettile alchemico in grado di accendere i fuochi, ma ben presto passeremo a quelli per spegnerli, attirare i ratti in un punto o far assopire i nemici umani. Il potenziale a livello di scelte di approccio è altissimo insomma.

Passando alla grafica, a parte qualche sporadica texture “sporca”, sia i modelli 3D che le ambientazioni appaiono vivide e curate nei dettagli, tutte diverse e in notevole quantità. Come detto prima le animazioni qualche volta sgarrano, ma nel complesso ci lasceranno colpiti dalla fluidità e naturalezza con cui verranno messe in atto. I modelli facciali, che già sono credibili e ben strutturati, sono stati anche riempiti di emozioni: il risultato ottenuto non è dissimile da quello che era stato creato in Hellblade: Senua’s Sacrifice, dove al centro di tutto stava la protagonista con la sua interpretazione, la posizione di labbra e sopracciglia, lo sguardo posato da una parte o dall’altra. Di fatto, ritroveremo questo realismo in Amicia e Hugo, la cui caratterizzazione si approfondirà via via nel proseguire del gioco, partendo come sconosciuti e finendo per ricostruire un rapporto da veri fratelli, presenti nel bisogno.

In un gioco dove maree di ratti neri e con occhi rossi come braci si muovono fluidamente tutt’attorno al nostro campo di visuale, e con come unica arma la luce, non si poteva che pretendere il meglio dalle proiezioni di luce che paiono riuscitissime, come anche i giochi di colore, i contrasti e gli effetti nel loro insieme. Magari vi interesserà anche sapere che ogni panorama di A Plague Tale: Innocence, romantico, gotico o orrendo che sia, è stato ispirato ai dipinti di Claude Lorrain, un pittore del diciassettesimo secolo che dipingeva paesaggi con pennellate morbide e colori arancioni. Più di una volta, grazie alla scelta di replicare i suoi giochi di colore, vi capiterà di restare ad ammirare la scena prima di proseguire.

A fare il resto del lavoro poi c’è una colonna sonora originale, bella, seduttiva, appropriata ad ogni passaggio firmata da Olivier Deriviere – lo stesso che seguì Alone in the Dark, Obscure e lo sperimentale Remember Me. Questo tratto si riconosce dal continuo ricorso al violino per condire i momenti di ansia e panico, dando i brividi a chi lo ascolta quanto a chi lo gioca.

Parte fondamentale è anche l’ottima scrittura dei dialoghi, che risultano interessanti, non banali ma naturali nelle relazioni a quell’epoca, pieni di parole ormai inusate nel nostro vocabolario e -qualche volta- di volgarità e violenza, tutto all’altezza del contesto nel doppiaggio originale sia in francese che in inglese. Ottima anche la qualità dei sottotitoli che con i dovuti cambi di lingue, cercano di rendere al meglio l’intensità dei vocaboli o le sottigliezze della lingue.

Sfatando il mito per cui più è lungo un gioco, meglio riuscito verrà, 14 ore di gioco paiono essere il numero giusto per introdurre, portare avanti e finire A Plague Tale: Innocence. Forse non saranno tutte ben amalgamate o riuscite al meglio, ma hanno valore e oltre a riuscire a variare di continuo il ritmo, spezzando la monotonia, approfondiscono Amicia e Hugo in quasi tutte le loro caratteristiche e aspetti, riservando anche qualche sorpresa in più – d’altronde i veri protagonisti sono loro, assieme a noi.

Un piccolo, ultimo appunto: grazie all’engine di loro proprietà, la Asobo ha saputo proporre sequenze sensazionali dove i ratti sono presenti ovunque proprio come l’onda di un mare infinito, rendendoci degli scorci inquietanti e bellissimi dove la massa si adatta alle superfici, animata in modo credibile e con una interessante varietà di movimenti, piccole code, dentini orrendi e occhietti brillanti che si spostano. A tutto questo c’è il valore aggiunto di una direzione artistica precisa oltre l’inverosimile: le architetture, gli spazi esterni e interni presentano una mole di dettagli impressionante, che vanno dal mobile d’epoca agli affreschi sulle pareti, dall’erba alta al campo di battaglia dove calpestare ogni osso è fonte di tensione. Se i protagonisti cadono nell’acqua non asciugano subito; se sono sporchi di sangue e sporco non si laveranno facilmente.

PRO:

  • Periodo storico affascinante
  • Ottima storia che coinvolge, emoziona, eccita
  • Direzione artistica eccelsa, che ha poco da invidiare a produzioni più famose
  • Buone meccaniche Stealth

CONTRO:

  • Troppo guidato e lineare
  • con l’uso dello stealth si potevano ampliare ancora di più le scelte del giocatore

Versioni disponibili: Pc, Xbox One, Ps4

Versione testata: Ps4

Pegi: 18+

Longevità: 12-14 ore

Sviluppatore: Asobo Studio

Editore: Focus Home Interactive

Lingua: Inglese, Francese, Tedesco (voci e sottotitoli) – Italiano, Spagnolo (sottotitoli)

Anno: 2019

Tipologia: Azione, Avventura

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