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Rainbow Six Extraction Recensione

La serie Ubisoft nata dai racconti di Tom Clancy, dopo un fisiologico periodo di involuzione, ha vissuto una sua seconda vita grazie al successo strabiliante di Tom Clancy’s Rainbow Six: Siege, FPS incentrato sul multiplayer che ha sfondato il tetto dei 70 milioni di giocatori in tutto il mondo. Rainbow Six Extraction tenta di ripetere il successo del suo predecessore con una formula PvE nel quale gli operatori del React (Rainbow Exogenous Analysis & Containment Team) saranno chiamati a studiare il fenomeno di un pericolosissimo parassita chiamato Chimera ed evitare così che la catastrofe si estenda a tutto il mondo.

Da Outbreak a Extraction

React

Rainbow Six Extraction nasce da una costola di Siege, più precisamente dall’evento Outbreak, lanciato nel febbraio del 2018 e accolto con grande clamore dalla fanbase. L’evento in questione includeva sfide cooperative nelle quali i giocatori dovevano confrontarsi con creature aliene all’interno di mappe strutturate in maniera lineare suddivise in diverse aree. Extraction, come approfondiremo meglio nei prossimi paragrafi, riprende questi concetti e ne fa il core del proprio gameplay. Nella cinematic mostrata ad avvio del gioco, Liberty Island è stata messa a ferro e fuoco dal parassita Chimera, un conglomerato di origine extraterrestre capace di uccidere e replicarsi a dismisura. Come se non bastasse questa massa gelatinosa è in grado di produrre gli Archei, dei simil zombie-alieni dotati di notevoli capacità fisiche e in grado di dare filo da torcere anche ai soldati meglio equipaggiati della React. Il compito degli operatori di questa divisione militare ipertecnologica sarà quello di raccogliere quanti più dati sul campo di battaglia per consentire così a Mira e al resto del team di sviluppare nuovi congegni in grado di contrastare il parassita.

Non a caso il titolo originale di Extraction, poi cambiato per motivi etici collegati alla reale pandemia in corso, era Rainbow Six Quarantine. Due termini che esprimono ad ogni modo i concetti sui quali si fonda il gameplay del nuovo titolo di casa Ubisoft. In Rainbow Six Extraction affronterete, preferibilmente in compagnia, alcune missioni in un lasso di tempo limitato volte a raccogliere quante più informazioni sul parassita Chimera cercando anche di portare a casa sana e salva la pelle. Scelto il proprio campo di battaglia fra quattro aree distinte e scelto uno fra i 18 operatori sbloccabili, Rainbow Six Quarantine vi aggregherà ad altri due giocatori proponendo a voi e ai vostri compagni di scorribande tre obbiettivi da portare a termine prima dell’estrazione, ovvero prima della messa in salvo dei partecipanti. La mappa è suddivisa in tre aree a compartimenti stagni, ciascuna delle quali ha un proprio obbiettivo da portare a termine prima che la diffusione del Chimera diventi fuori controllo. Ad ogni passaggio di stanza il quantitativo di Archei aumenterà esponenzialmente, rendendo di fatto la partita sempre più difficile. Starà al team decidere se tornare alla base con il punti esperienza raccolti o procedere nelle stanze successive per aumentare il bottino incrementando però anche il rischio di cadere in battaglia.

Archeobusters

Chimera

Gli obbiettivi di ciascuna partita in Rainbow Six Extraction possono essere diversi. Ad esempio ci verrà chiesto di eliminare alcuni nidi in maniera furtiva, in altri casi andranno protette alcune aree specifiche della mappa fonte di informazioni vitali per la ricerca contro il parassita Chimera. Più complicato sarà il recupero degli operatori caduti in battaglia, per il quale sarà necessario cooperare con i propri compagni dividendosi fra chi cercherà di estrarre il corpo privo di coscienza dal cosiddetto Albero Archeo (un ammasso solido di Chimera dalle sembianze appunto di un albero in grado di intrappolare fra i rami le proprie vittime), chi si occuperà di tagliarne i nodi che danno linfa vitale all’albero stesso, e chi invece respingerà le orde di Archei disturbati dal trambusto. E’ chiaro quanto Rainbow Six Extraction ruoti prepotentemente attorno al gioco in cooperativa, nonostante le missioni siano anche affrontabili in singolo. La difficoltà di Rainbow Six Extraction rende però sconsigliabile cimentarsi alle operazioni di raccolta dati in solitaria che, in assenza anche di una campagna ad hoc, rimane a tutti gli effetti un titolo da affrontare in compagnia.

Il gunplay di Rainbow Six Extraction riprende in toto quanto fatto di buono su Siege, pur aggiungendo una maggiore varietà di armi e di gadget che renderanno le partite ancor più tattiche e divertenti. Una buona strategia è fondamentale per la riuscita delle missioni in Extraction, spesso infatti ci viene suggerito di eseguire le eliminazioni in maniera furtiva onde evitare di richiamare l’attenzione degli Archei. Purtroppo la varietà dei compiti ai quali saremo sottoposti durante le partite non ci è parsa eccelsa, ma il quantitativo di equipaggiamento oltre che di abilità sbloccabili per ciascun operatore è sicuramente il fiore all’occhiello del nuovo titolo di punta di Ubisoft. Ciascun operatore avrà infatti un proprio livello di esperienza con determinate ricompense e abilità sbloccabili raggiunta una certa soglia. Piuttosto originale è la metodologia adottata da Ubisoft per incentivare l’utilizzo di operatori sempre differenti: scegliendo di continuo lo stesso operatore questo accumulerà punti ferita, i quali comporteranno alcuni malus in game come minor salute ecc., rimuovibili semplicemente lasciando “a riposo” quel determinato personaggio. Peggio ancora, rimanendo uccisi in battaglia non si potrà più utilizzare quell’operatore finché non verrà riportato in salvo nella partita successiva. Geniale vero?

Meglio mal accompagnati che soli

Archei

In assenza di una campagna, la longevità di Rainbow Six Extraction è determinata più che altro dalla mole di contenuti da sbloccare avanzando di livello. Oltre ai già citati operatori, il cui level cap corrisponde a dieci, anche il giocatore accumulerà esperienza in modo da avanzare di livello e sbloccare così nuove aree, nuove skin, ma anche informazioni e dettagli che vanno ad espandere la lore del gioco. Una volta affinate le proprie skill potremo inoltre accedere alla modalità Protocollo Maelstrom, vero e proprio post-game di Rainbow Six Extraction. Queste missioni sono maggiormente indicate per team di giocatori affiatati, oltre a richiedere un livello massimo degli operatori. Durante le missioni che compongono il Protocollo Maelstrom bisognerà affrontare ben 9 aree consecutive, popolate da Archei particolarmente ostici.

A livello tecnico il gioco viaggia su buoni livelli, pur ereditando lo stesso motore AnvilNext 2.0 visto in Siege al netto di qualche miglioria sul sistema d’illuminazione. E’ possibile inoltre scegliere una maggiore risoluzione a discapito del frame rate o viceversa. Diverso il discorso invece per l’art-direction di Rainbow Six Extraction, non sempre ispirata e piuttosto ripetitiva, sia per quanto concerne il design delle mappe sia, soprattutto, per quello dei nemici. Gli archei sono infatti fin troppo abbozzati, senza una caratterizzazione profonda ed accurata che li rendano in qualche modo iconici e memorabili.

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Matteo Marchetti

Matteo Marchetti

Musicista e videogiocatore incallito. Quando non è impegnato a produrre suoni orripilanti con il suo basso, lo troverete di certo a pigiare tasti sul pad per salvare un'altra principessa o per distruggere l'ennesimo boss.

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