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Project Zero, la saga raccontata da zero – Speciale

Project Zero è una saga che ha molti anni sul groppone, eppure quest’anno all’E3 2021 abbiamo avuto una buona novella da parte di Nintendo, che intende riportare sotto le lucei della ribalza il titolo conosciuto anche come Fatal Frame, un caposaldo dell’industria horror sparito dai radar a causa dell’insuccesso dell’ultimo Maiden of Black Water, sfortunatamente uscito per WII U.

Project zero


Per gli orfani di Silent Hill ma anche di Resident Evil, Project Zero fu un titolo in grado di calamitare l’attenzione sotto molteplici punti di vista. Rilasciato su PlayStation 2 nel 2001 da Tecmo e più tardi per Xbox; Project Zero preludeva già dalla copertina splendidamente confezionata alle tematiche e ai contenuti a cui avremmo messo mano, disponendo peraltro di alcune caratteristiche contenute nei famosissimi titoli sopra citati. Con un setting incredibilmente affascinante ed esteticamente basato sul folklore tipicamente giapponese, una storia spaventosa, un’ambientazione inquietante ed un sistema di gioco semplice ma particolare – e per certi versi innovativo -, Project Zero aveva tutte le carte in regola per diventare una pietra miliare dell’horror i cui fasti si ricordano ancora oggi.

La trama si concentra sulle vicissitudini della studentessa Miku. In un’oscura notte d’autunno del 1986, la giovane Miku entra nella Magione Himuro per trovare il fratello maggiore disperso, Mafuyu. Il fratello a sua volta era entrato nella casa per cercare il suo amico e mentore Junsei Takamine, uno scrittore di romanzi horror scomparso assieme al suo editore Koji Ogata e alla sua assistente Tomoe Hirasaka, una studiosa del paranormale. Armata solo di una torcia, Miku entra nella magione nota per alcuni orrendi rituali svolti tra le sue mura. E’ a questo punto che Miku recupera una vecchia macchina fotografica, l’unica “arma” del gioco, la “Camera Obscura” che Mafuyu aveva portato con sé. La macchina fotografica pare sia in grado di catturare e “esorcizzare” i fantasmi se immortalati con una fotografia. Il gioco è basato sulle leggende che circondano la magione Himuro in giappone, in cui si racconta fosse morta un’intera famiglia in modo orribile. Nonostante siano girate voci sulla veridicità della storia (reclamizzata appunto come “storia vera” soltanto dopo l’uscita del prodotto dai confini giapponesi), Shibata, il produttore della serie, ha preferito evitare problemi smentendo il tutto, dicendo che il gioco narra solo di vecchie leggende urbane e storie di fantasmi.

Project zero

Al di là di queste (secondarie) problematiche, il gioco si presenta solido, con la classica telecamera fissa e comandi per muovere la nostra protagonista in terza persona, un inventario ristretto e una mappa quasi priva di direttive, più l’introduzione della vera particolarità del gioco. Project Zero è stato infatti il primo gioco in assoluto a introdurre l’uso della fotocamera come arma primaria, che il giocatore poteva usare in modalità Mirino: la visuale cambiava in prima persona una volta entrati in questa modalità, facendo corrispondere l’inquadratura su schermo a quella della macchina, permettendoci a quel punto di scattare fotografie ai fantasmi violenti o benigni della magione, affrontandoli per avanzare nella trama. Disponibili nel gioco come oggetti consumabili anche diversi tipi di pellicola che una volta caricati nella macchina, in base allo spessore, permettevano di aumentare i danni – oltre alle classiche chiavi per affrontare i frequenti enigmi e poter accedere a nuove aree della mappa. Assolutamente innovativo per i propri tempi, a parte la dinamica del mirino, fu il modo in cui vennero programmati i fantasmi, consentendo loro di fluttuare attraverso l’aria, le pareti, il pavimento e concedendo loro persino di teletrasportarsi pur di tenere il giocatore in continuo stato d’ansia e aspettativa. Non esistevano safe room o angoli sicuri in cui nascondersi dalle continue apparizioni dei cadaveri, esteticamente ispirate alla loro morte. Ovviamente la difficoltà col quale si decideva di affrontare il gioco aveva un forte impatto, sia sui consumabili da ritrovare, sia sulla quantità e la ferocia degli spiriti da noi incontrati.

Project Zero fu in grado di offrire anche diversi finali (due o tre in base alla console), di cui il secondo sbloccabile solo dopo aver completato il titolo in difficoltà Nightmare e il terzo in difficoltà Fatal. In ogni caso, al termine del gioco ci veniva data una classifica basata su tempo totale, punti accumulati, salvataggi usati e molto altro, utile a sbloccare ricompense, costumi alternativi e funzioni della telecamera. Completando il gioco si sbloccava anche la modalità Battaglia, in cui il giocatore poteva affrontare fantasmi specifici per accumulare punti e sbloccare nuovi oggetti. Inoltre, con molto anticipo sui tempi, il gioco metteva a disposizione quello che oramai per noi è diventato il classico New Game +, permettendoci di riaffrontare l’avventura con tutte le attrezzature, gli aggiornamenti e gli sbloccabili già posseduti.

Project zero 2: Crimson Butterfly


L’orrore così ben riuscito di Project Zero ci mise poco a conquistare il cuore dei giocatori, garantendosi un secondo titolo realizzato poco dopo. Uscito originariamente per PlayStation 2 nel 2003, ne venne fatta un’edizione Director’s Cut per la Xbox nel 2004. La nuova versione possiede diversi cambiamenti nel gameplay quali la possibilità di giocare in prima persona anziché in terza, un survival mode e un nuovo finale. Sono inoltre stati inseriti numerosi contenuti extra quali nuovi vestiti e oggetti. Nel 2012 uscì un remake del titolo per Nintendo Wii, con un pesante restyling grafica e telecamera fissa alle spalle del personaggio, inoltre vennero aggiunti due finali e la modalità Haunted House.
Il secondo capitolo della serie venne chiamato Project Zero II: Crimson Butterfly e si mantenne sulle linee guida del suo predecessore senza perdere nemmeno un’oncia dell’orrore che l’aveva consacrato. Project Zero 2: Crimson Batterfly riuscì persino nell’operazione di sorpassare qualitativamente il primo capitolo, sia a livello di gameplay che di narrazione e qualità di dialogo.
Project Zero 2 si connette amabilmente al primo titolo attraverso due personaggi già incontrati da Miku, Ryozo e Yae Munakata. Le nostre protagoniste stavolta sono le sorelle gemelle Mio Amakura e Mayu Amakura, in gita alla vecchia casa di campagna nella quale hanno passato l’infanzia. E’ appena iniziata la serata quando Mayu, zoppa a causa di un incidente, segue una misteriosa farfalla cremisi che la porta nelle profondità del bosco. Mio ovviamente segue la sorella fino ad arrivare ad un villaggio abbandonato, che ben presto si scopre maledetto da una notte perpetua.
Le gemelle Amakura scopriranno ben presto la Camera Obscura, venendo assalite dai fantasmi degli abitanti del villaggio del passato. Mayu viene come posseduta dalla volontà degli spiriti, mentre Mio lotta per uscire dal villaggio con la sorella prima di incontrare la stessa temibile sorte riservata agli ex-abitanti. Per farlo tuttavia Mio scopre di dover approfondire un antico rituale che veniva svolto lì: il Rituale del Sacrificio Cremisi in cui un gemello doveva uccidere l’altro per garantire che le porte dell’Inferno situate sotto il paesello non si schiudessero di anno in anno.

Project zero 2: Crimson Butterfly

Project Zero 2 utilizza meccaniche di gioco molto simili al suo predecessore, con alcune modifiche e aggiornamenti. Per la maggior parte del gioco il giocatore controlla Mio, ad eccezione di alcune brevi scene con la sorella gemella Mayu. L’unica arma di Mio è la Camera Obscura, e come già successo in precedenza si possono trovare tipi di pellicola e obiettivi speciali che aumentano il danno che può infliggere ai fantasmi. Le funzioni della fotocamera e gli obiettivi speciali possono essere potenziati utilizzando le sfere dello spirito trovate nel gioco e i punti guadagnati fotografando i fantasmi. La fotocamera dispone anche di un indicatore che si illumina di rosso quando si affronta un fantasma ostile o di blu quando c’è un fantasma passivo nelle vicinanze. Durante il gioco, Mio esplora l’intera area del villaggio dovendo trovare vari oggetti e risolvere enigmi per avanzare. Oltre ai fantasmi ostili, ci sono numerosi spiriti nascosti che Mio può fotografare per ricevere indizi sulla storia del villaggio. Il gioco è diviso nove capitoli, con uno speciale decimo capitolo disponibile solo nei livelli di difficoltà difficile e incubo. Come nel precedente Project Zero, anche qua è presente la funzione New Game +, in cui il giocatore può iniziare una nuova partita mantenendo tutti i supporti e i film memorizzati. Nel corso di più partite, il giocatore può sbloccare vari contenuti bonus, tra cui una modalità missione, diversi abiti, immagini della galleria e obiettivi speciali per la fotocamera. In modalità missione, al giocatore viene presentata una sfida, di solito per uccidere alcuni fantasmi il più rapidamente possibile o ottenere il punteggio più alto possibile.
Anche Project Zero 2: Crimson Butterfly presenta quattro potenziali finali per il gioco, tre ottenibili completando le varie difficoltà. Il quarto finale all’inizio escluso venne poi inserite nella Director’s Cut, nell’edizione per Xbox.

Project zero 3: The Tormented


Project Zero 3: The Tomented venne annunciato e distribuito per PlayStation 2 nell’anno 2006, oggettivamente molto lontano nel tempo dal resto dei capitoli, con l’ambizione di risultare più completo e ancora più fluido del predecessore. Divenne fin da subito chiaro che gli sviluppatori volevano “chiudere il ciclo” col terzo capitolo, con un finale in stile uroboro (o a ciclo continuo, come il serpente che si mangia la coda) che potenzialmente avrebbe permesso allo studio di ripartire dall’inizio con una nuova saga.

Project zero 3: The Tormented

In questo titolo la nostra protagonista, Rei Kurosawa, è una giovane reporter ventitreenne e collega di Miku Hinasaki, la protagonista del primo capitolo, con la quale sta per condividere la peggiore delle storie. Incaricata di fotografare una casa stregata, Rei sviluppa le foto nelle quali compare anche il fidanzato morto. Kei Amakura (zio delle gemelle Akamura del secondo capitolo) e Miku Hinasaki accompagnano la ragazza nell’avventura come co-protagonisti di cui prendere il controllo in alcuni tratti dell’avventura. Durante un sogno Rei insegue Yuu, il compagno deceduto, all’interno della “Maniero del sonno“, nella speranza di rivederlo. Durante l’esplorazione tuttavia viene attaccata e inseguita da un fantasma ricoperto di tatuaggi. Una volta sveglia, Rei nota con sgomento che lo stesso tatuaggio sta dolorosamente iniziando ad apparire sul suo corpo, e che ogni volta che dorme torna al maniero che diventa sempre più grande e intricato da esplorare. I protagonisti devono quindi lavorare velocemente per disfare l’oscurità che attanaglia la dimora dei sogni prima che la maledizione del tatuaggio consumi Rei: se dovesse succedere, rimarrebbero intrappolati per sempre nell’incubo. Come anticipato, in alcuni capitoli il giocatore interpreta Miku o Kei, che hanno abilità differenti da Rei. Rei è in grado di usare il flash della Camera Obscura per spaventare i fantasmi per un numero limitato di volte, mentre Miku è in grado di rallentare la velocità degli spiriti. Kei, il più forte del trio, è invece in grado di spostare oggetti pesanti e di effettuare salti da un edificio all’altro. Inoltre Kei può sedersi per evitare di essere visto e attaccato da alcuni spiriti.

Diversamente dagli altri episodi c’è un solo finale a cui arrivare, con l’aggiunta di qualche scena dopo aver terminato il gioco almeno una volta e aver completato determinati compiti durante la partita successiva.
I miglioramenti a livello di gameplay in questo titolo si notano per la maggior parte nella fluidità. Purtroppo per il resto, Project Zero 3: The Tormented si dimostra meno audace dei predecessori e conserva quasi totalmente le dinamiche già viste in passato. Senza lodi o condanne, Project Zero 3 rappresenta una degna conclusione per i precedenti episodi, ed un invito ad approfondire in futuro una saga che ha ancora molto da svelare e da dire.

Project Zero: Maiden of Back Water


I suggerimenti lasciati dall’ultimo episodio non sono stati colti negli anni a venire, portando ad alcuni titoli spin-off di varia natura che sono nati e morti molto presto. Dopo The Tormented, gli esperimenti sono passati in sordina, fino all’annuncio del remake Project Zero: Maiden of Black Water durante l’E3 2021, titolo già pubblicato per Wii U nel settembre del 2014 e che a causa dei problemi “di mercato” della console non ha goduto di un degno successo. Per questo si è deciso per la ripubblicazione del titolo in una nuova veste, uscendo dalla sfera Nintendo e dai limiti della console della release originale.

Project Zero: Maiden of Back Water



La versione rimasterizzata, riveduta e corretta del titolo sarà quindi disponibile il 28 ottobre 2021 su Nintendo Switch, Microsoft Windows, Xbox One, Xbox Series X/S, PlayStation 4 e PlayStation 5.
Quello che sappiamo del gioco è che cerca di distanziarsi (giustamente) dai suoi predecessori, presentando delle modifiche alla formula base che prevedeva controlli tank e visuale in prima persona per la Camera Obscura. In breve, impersoniamo Yuri Kozukata, una giovane commessa in un negozio di antiquariato in grado di vedere “l’ombra” degli oggetti che tocca. Il suo dono è tale che può perfino riportare le persone dal “mondo delle ombre”. A causa di questa sua particolarità, Yuri fatica ad avvicinarsi alle persone, anche se accetta di buon grado di aiutare il suo prossimo nel cercare oggetti smarriti e persone scomparse. Durante un turno a lavoro una ragazza, Fuyuhi Himino, entra nel negozio e le chiede di trovare una sua amica, Haruka Momose, scomparsa nella zona del Monte Hikami. La richiesta inizialmente diretta ad una collega di Yuri viene comunque da lei accolta, così sia Yuri che Fuyuhi si avviano alla ricerca della giovane. Della zona in cui è scomparsa, le due sanno che durante una tal ora il confine tra il mondo dei vivi e quello delle ombre si assottiglia, e che le persone si dirigono lì per suicidarsi e mettere in pace il loro spirito, senza rimanere intrappolati come fantasmi tra i due mondi.

In Project Zero: Maiden of Black Water ritroviamo quindi la meccanica del protagonista multiplo, ognuno con la sua storia e i suoi demoni da sconfiggere e soprattutto con la sua visione degli eventi. Questi dettagli, uniti all’ovvio restyling tecnico che verrà fatto, possono solo che giovare per la buona riuscita del progetto. Mancano pochi giorni di attesa alla data di uscita: aspettiamo di vedere se il prodotto si rivelerà valido, riportandoci alle notti insonni della nostra adolescenza.

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Erika Berselli

Erika Berselli

Giocatrice di ruolo e videogiocatorice vorace. Le piace sparire dal vivo quanto fare il ladro o muoversi nello stealth. Amante degli horror (nonostante poi non ci dorma per sua stessa ammissione) e dei gdr.

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